Roma 2020, Maledetta Primavera, la recensione: l’amore tra adolescenti nell’Italia di fine anni ’80

Un romanzo di formazione, il più classico dei coming-of-age che va a sondare la scoperta del desiderio femminile tra i 13 e i 15 anni.

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Roma 2020, Maledetta Primavera, la recensione: l'amore tra adolescenti nell'Italia di fine anni '80 - Maledetta Primavera il film 2 - Gay.it

Prende a piene mani da una delle canzoni sanremesi più celebri e amate di sempre la nuova fatica di Elisa Amoruso, 39enne regista romana già vista all’opera con i documentari Bellissime e Chiara Ferragni Unposted, qui al suo debutto in un lungometraggio e in cartellone alla Festa del Cinema di Roma.

Maledetta Primavera, questo il titolo della pellicola, non è altro che l’adattamento di Sirley, romanzo semi autobiografico della stessa Amoruso edito da Mondadori. Siamo nella periferia romana di fine anni ’80 inizio anni ’90. Nina è un’adolescente con una famiglia complicata, il padre e la madre litigano di continuo mentre Lorenzo – suo fratello minore -, ha un bel caratterino. Nina si è trasferita dal centro città ad un quartiere di periferia, fatto di palazzoni, ragazzi che scarrozzano tutto il giorno sui motorini e prati bruciati dal sole. Nuova scuola, non più maestre ma arcigne suore dietro la cattedra e soprattutto nessun amico, per la ragazzina, fino a quando nella sua vita non entra Sirley, 13enne che viene dalla Guyana francese. La vede ballare la lambada sul terrazzino, prima di ritrovarsela come compagna di classe. Sirley parla solo francese, per scelta, ha un passato difficile, è stata adottata e le manca la sua mamma, rimasta in Sud America. Tra le due, dopo furenti incomprensioni iniziali, prende presto vita un’amicizia speciale. Un legame intenso, fortissimo, che porterà Nina, solitamente educata, mai una parola fuori posto e candidamente gentile, a lasciarsi un po’ andare. Anche perché Sirley le ha trafitto il cuore…

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Un romanzo di formazione, il più classico dei coming-of-age per Elisa Amoruso e Paola Randi, co-sceneggiatrice di un’opera che va a sondare la scoperta del desiderio femminile in adolescenza. Un desiderio innocente, inconsapevole, inevitabilmente erotico nell’andare a scoprire con mano il corpo altrui. Emma Fasano, 14 anni, e la bellissima Manon Bresch, 22, interpretano le due protagoniste, che nel film hanno rispettivamente 13 e 15 anni, con il Pinocchio di Matteo Garrone, Federico Ielapi, negli abiti del fratellino minore di Nina, Micaela Ramazzotti in quelli di una madre insicura e bisognosa di attenzioni e Gianpaolo Morelli a dir poco perfetto nei panni di un padre inaffidabile ma pieno d’amore.

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Il passato di Sirley e il presente di Nina si intrecciano immancabilmente, andando così a plasmare un rapporto simbiotico, per quanto caratterialmente distanti. Se l’iconico brano di Loretta Goggi viene utilizzato per costruire un raro momento di unità, con un karaoke in macchina sulla strada verso il Circeo, il film spazia poi dalla Lambada dei Kaoma a I like Chopin di Gazebo, ma è sul piano narrativo che Maledetta Primavera straborda, perdendo spesso il controllo dei propri interpreti e di certe dinamiche, forzatamente orientate ed esageratamente rappresentate. Un eccesso improvviso di ruvida drammaticità che stona con una prima parte più morbida, centrata su queste due protagoniste chiamate a gestire quel desiderio che puntualmente trasforma l’infanzia in adolescenza. Poi, improvvisamente, una semplice festa di compleanno arriva a spazzare via certezze ed affetti, facendo pesantemente barcollare l’intero progetto, esageratamente frettoloso nell’arrivare ad una fase di rottura, dolorosa quanto inevitabile.

Tra madonne in processione, madonne di gesso, di colore e madonne reali, improvvisamente gravide e per questo spaventate, Maledetta Primavera intreccia tematiche complesse con superficialità, concedendo  al cinema italiano una rara pagina di amore adolescenziale tra persone dello stesso sesso. Voglia di stringersi e poi, e si rideva di noi, che imbroglio era…

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