Dopo aver passato una settimana a dir poco scioccante, tra ddl Zan approvato alla Camera e sconfitta  di Donald Trump, Simone Pillon ha deciso di inaugurare il lunedì social con il suo hobby preferito. L’attacco alla comunità LGBT e alla legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo.

Il senatore leghista è infatti riuscito nell’impresa di incrociare “sbarchi clandestini e ddl Zan” per avvalorare la propria tesi, che vorrebbe l’Italia porto sicuro per qualunque persona LGBT, in quanto priva di omotransfobia.

Un funzionario di una prefettura del Sud mi ha raccontato che nonostante il pdl Zan non sia ancora passato al Senato, già è arrivato l’ordine di scuderia ai richiedenti asilo: per facilitare la regolarizzazione basta dichiararsi gay e lamentare presunte persecuzioni“, scrive Pillon. Ovviamente nessun nome e cognome, nessuna prova, se non l’aver allegato un foglietto scritto a penna che chiunque potrebbe aver compilato, compreso la signora Maria del bar sotto casa.  Come se qualunque residente asilo in fuga dal proprio Paese omotransfobico, poi, stesse mentendo, sempre e comunque. Ma Pillon prosegue con la propria ossessiva visione del mondo LGBT, lasciandosi andare a ‘qualche considerazione’.

Servono prove? Assolutamente no ovviamente, perchè la Cassazione ha stabilito che la propria autodichiarazione in materia di orientamento sessuale non è soggetta a verifiche“, rimarca Pillon, facendo quasi pensare che a suo dire una persona LGBT dovesse ‘provare’ il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere. E in quale modo, caro senatore, bisognerebbe ‘verificare’. Vogliamo passare alle penetrazioni anali, come avviene nei Paesi più omotransfobici e violenti al mondo? Ma allora come fare con i gay attivi. Facciamo partire Donna Summer e vediamo se scatta il ballo compulsivo in stile In e Out? Ma Pillon non demorde, passando all’immancabile benaltrismo leghista con la considerazione numero 2: “È possibile che un cittadino italiano per spostare la residenza debba compilare qualche chilogrammo di moduli e allegare mille documenti, e invece qui basti un foglietto in cui si “dichiara di aver lasciato il suo paese per motivi: sessuale”?”. Poveri italiani, sommersi dalla burocrazia a differenza di questi immigrati che sbarcano sulle nostre coste per fare la bella vita, fingendosi omosessuali.

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Ma è nel finale che Pillon si concede un salto carpiato con un livello di difficoltà elevatissimo, perché vede il senatore girare su sè stesso nel raccontare di un Paese accogliente e tutt’altro che discriminatorio.

Se chiedono asilo qui in Italia, e ancora l’omofobia non è legge, vuol dire che l’Italia è un Paese sicuro, e dunque non serve nessuna legge sull’omofobia…

La settimana passata, evidentemente molto complicata per i sovranisti e populisti d’Italia, ha chiaramente lasciato strascichi emotivi non indifferenti.

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