Ce l’eravamo domandato 10 giorni fa, e oggi possiamo darci una risposta. L’insensata crisi di governo aperta da Matteo Renzi e Italia Viva rischia di aver messo un punto definitivo al Governo Conte II, scrivendo probabilmente la parola fine sulla legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo.

Approvato alla Camera dei Deputati lo scorso novembre, il DDL Zan era atteso al Senato in queste settimane. Inevitabile l’uscita in fretta e furia dall’agenda politica, perché senza una maggioranza, ormai implosa al suo interno, non ci potrà essere alcuna approvazione. Immaginare un riavvicinamento tra Renzi e Giuseppe Conte pare fantascienza, con conseguenze inevitabili.

Ne abbiamo parlato con il relatore della legge, Alessandro Zan, durissimo nei confronti del leader di Italia Viva.

Il gesto di Italia Viva è stato un gesto di grande irresponsabilità. Pericoloso perché stiamo vivendo tutti, nel Paese, un’emergenza sanitaria, che ha come conseguenza anche l’emergenza economica e occupazionale. Avere questo atteggiamento dinanzi alla sofferenza di tanti italiani che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, che hanno perso il lavoro, che sono malati, che sono a casa in situazioni di disagio psicologico e sociale. Assumere questa scelta significa essere totalmente lontani dal Paese reale. Italia Viva si è assunta la responsabilità di votare, sostenere, portare avanti, con una lunga mediazione la legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo, una buona legge che il Paese attende da tantissimi anni. Ma oggi, se dopo questa crisi la situazione precipitasse verso il voto anticipato, si assumerebbe la responsabilità di averla fatta cadere.

Ma al di là dell’eventualità estrema del voto anticipato in piena pandemia, non pensi che anche con una nuova maggioranza il DDL rischi di finire su un binario morto?

La legge contro l’omotransfobia è una legge di iniziativa parlamentare. Se dovesse proseguire la legislatura, anche con un nuovo governo  dovrà essere chiaro, perché io voglio essere molto netto, che la legge dovrà rimanere una legge di iniziativa parlamentare anche in Senato, senza che vi siano delle posizioni di veto o tentativi di cambiamento dovute all’arrivo di un nuovo Governo. Quello che si è ottenuto alla Camera, deve essere approvato così com’è anche al Senato. A prescindere dal Governo che ci sarà. Questa è una battaglia che farò fino all’ultimo. Poi è chiaro che se si dovesse scivolare verso il voto anticipato, questi ragionamenti sarebbero vani perché la legge approvata alla Camera cadrebbe. Questa sarebbe una responsabilità di Italia Viva e di Renzi, che ha portato avanti un’azione spregiudicata il cui significato è assolutamente incomprensibile per tutti gli italiani. Mi hanno scritto in tanti, chiedendomi cosa ne sarà della legge, tutti arrabbiati per questa situazione. Se tu vuoi ottenere delle legittime richieste, dei cambiamenti alle varie questioni che riguardano il programma che  sostiene la maggioranza, devi lottare affinché queste cose avvengano. Non togliere le ministre dopo che il Recovery Plan era mutato grazie anche a quelle richieste di cambiamento. Quindi mi viene da pensare che non sia quello il vero motivo.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Tra le ministre dimissionarie c’è anche Elena Bonetti, ministra per le pari opportunità che nelle ultime settimane non ha speso una parola nei confronti della legge contro l’omotransfobia. Ti sei chiesto il perché?

 

Questo andrebbe chiesto alla ministra Bonetti, perché non ne ha parlato neanche ieri, in conferenza stampa, esprimendo rammarico per un possibile stop a tutte le questioni che riguardano il suo dicastero.

Dopo aver passato mesi e mesi al lavoro sulla legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo, qual è il tuo stato d’animo oggi, a pochi potenziali passi dal traguardo.

Sono molto arrabbiato. Non c’è solo la legge contro l’omotransfobia, ci sono tanti provvedimenti che sono frutto di un grande lavoro in commissione, nelle aule parlamentari, che con il voto anticipato verrebbero buttati in mare. Questo crea molta rabbia, noi non siamo qui a passare il nostro tempo per i giochetti di palazzo. Siamo qui, tutti noi, per risolvere i problemi e per migliorare questo Paese, anche sulla sfera dei diritti civili, che vede l’Italia particolarmente arretrata.

 

 

© Riproduzione riservata.