Mario Draghi – presidente incaricato di trovare una nuova maggioranza nell’attuale Parlamento dal Capo dello Stato Sergio Mattarella – non ha mai detto mezza parola su diritti civili, comunità LGBT e non ha nemmeno mai dimostrato apertura verso questi temi. Non è certo una sua colpa, questa. Da presidente della BCE, nessuno ha mai voluto sapere il suo parere nei confronti della comunità LGBT. E lui non ha esplicitato una sua posizione in merito.

Se riuscirà nel suo intento, siamo sicuri che nel suo discorso da premier ufficiale riserverà almeno due parole ai diritti civili, ben conscio che al Senato il ddl Zan attende con ansia che i lavori riprendano in Commissione Giustizia.

In attesa di quel momento, il Corriere della Sera ha individuato alcuni possibili ministri che andrebbero assieme a Draghi a Palazzo Chigi. Noi abbiamo cercato quelli che hanno detto la loro nei confronti dei diritti civili.

Le posizioni gay-friendly dei ministri del governo di Mario Draghi

Nella probabile lista dei ministri del nuovo governo di Mario Draghi, partiamo dai “riconfermati”. Sembra infatti che Luciana Lamorgese, Roberto Gulatieri e Dario Franceschini rimarranno al loro posto. E possiamo già tirare un sospiro di sollievo.

La ministra dell’Interno, ad esempio, a gennaio ha annunciato il superamento della modifica voluta da Salvini nel 2019, che indicava nei documenti solo “padre” e “madre”, ordinanza ministeriale che andava in contrasto con le leggi sulla privacy. Con il suo intervento, la ministra ha reinserito il più inclusivo “genitori o chi ne fa le veci”.

Anche dal ministro dell’Economia Gualtieri arriva luce verde. Grande sostenitore di campagne per i diritti civili, ha criticato il Brunei per le sue posizioni omofobe. Da membro dei componenti italiani dell’ LGBTI intergroup, è stato il “candidato consigliato” alle elezioni europee 2019 da Arcigay.

Dario Franceschini già lo conosciamo. È stato ministro durante il governo Letta, Renzi e Gentiloni. Con il leader di Iv, ha anche sostenuto la legge sulle unioni civili. Nel 2017, Vogue aveva richiesto l’impegno nel rendere l’Italia una meta turistica gay-friendly. Un appello ascoltato, a metà.

I nuovi possibili ministri “lgbt”

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Andando ai possibili ministri meno gay-friendly, troviamo solamente una vecchia conoscenza: Marta Cartabia. Presidente della Corte Costituzionale, dal 2011 non ha fatto altro che criticare i matrimoni tra coppie dello stesso sesso. Un ostacolo per i diritti civili.

Da Iv, potrebbe esserci anche Ettore Rosato. Anche lui grande sostenitore delle legge sulle unioni civili, nel 2016 aveva criticato alcuni parlamentari del Pd (erano 37) che volevano stralciare l’articolo 5 del ddl, ovvero quello sulla stepchild adoption. In quell’occasione, Rosato aveva detto che era impensabile una cosa del genere, poi invece avvenuta. Se Mario Draghi ottenesse la fiducia anche da Iv, almeno un ministero potrebbe andare a un parlamentare renziano.

Enrico Giovannini, già ministro del Lavoro nel governo Letta, e presidente ISTAT dal 2009 al 2013. Durante il suo mandato all’ISTAT, per la prima volta nel censimento furono incluse anche le coppie LGBT conviventi. Una figura ben disposta all’inclusione e all’apertura.

Altra possibile nomina apprezzata dalla comunità LGBT per il governo di Mario Draghi sarebbe quella di Lorenzo Guerini. Già Ministro della Difesa, nel 2016 attaccò il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, in merito ad alcune dichiarazioni omofobe sulle unioni civili, all’epoca in corsa di approvazione. Grande sostenitore del ddl, era sceso in piazza anche lui a festeggiare, la sera del voto finale.

Nome interessante è quello di Vittorio Colao, AD di Vodafone. Nel 2018, a fronte di uno studio sul coming out sul posto di lavoro, si era detto dispiaciuto di come le persone LGBT abbiano timore nell’essere se stessi a lavoro, per paura di mobbing. Il suo impegno, in quell’occasione, era di creare una comunità il più inclusiva e aperta possibile, soprattutto a lavoro.

Carlo Cottarelli, nome venuto fuori come premier negli anni passati, è l’ultimo della lista di Mario Draghi. Anche lui non ha mai preso una forte posizione dei confronti dei diritti civili, ma si può vedere da che parte stia grazie ad un tweet del 2020, quando ha inviato il proprio supporto a due ragazzi gay aggrediti a Napoli, dando dei vigliacchi ai 10 aggressori.

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