Paragonò Ivan Scalfarotto a Hitler per il suo DDL contro l’omotransfobia – condannato

La sentenza di un giudice del tribunale di Parma.

scalfarotto
3 min. di lettura

Sei anni fa un uomo pubblicò un video su Youtube dal titolo “Stop Ideologia Gender, Colonizzazione Ideologica“, in cui paragonò Ivan Scalfarotto, all’epoca deputato del Partito Democratico, ad Adolf Hitler.

Il motivo? A detta di costui l’attuale Sottosegretario di Stato al Ministero dell’interno, che nel 2014 presentò un ddl contro l’omotransfobia, avrebbe in questo modo provato a “conculcare la libertà di determinazione sessuale dei bambini e irregimentarli in una dittatura ideologica assimilabile, per pericolosità, a quella nazifascista“.

Un inaccettabile stravolgimento e manipolazione della realtà“, ha sentenziato il Tribunale di Parma per volere del giudice Beatrice Purita nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato per diffamazione l’autore del video. A riportarlo l’Ansa. L’uomo è stato condannato a mille euro di multa e a duemila euro di risarcimento. Il pm aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato.

Per il giudice, invece, dal video è emersa “in modo inequivoco l’associazione di Scalfarotto all’immagine di Hitler” e il “messaggio” che se ne trae “è che egli fosse fautore di un pensiero dittatoriale” che rovina la “libertà di espressione dei bambini“.

E qui si torna alle famosi “opinioni” cavalcate dagli oppositori di qualsiasi legge contro l’omotransfobia presentata in Italia negli ultimi 30 anni, che in realtà prendono spesso la strada della diffamazione. Neanche l’aver rimosso il video e chiesto scusa a Scalfarotto con una lettera privata hanno negato all’uomo la condanna del giudice, perché mosse che puntavano alla “remissione di querela“.

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La giustizia ha fatto il suo corso e in questi giorni è intervenuta la sentenza, che sancisce la natura diffamatoria del filmato e condanna l’autore non solo a una pena pecuniaria ma anche al risarcimento del danno che ho patito (che devolverò a una delle associazioni che conservano la memoria e combattono gli orrori del nazifascismo)“, ha commentato Scalfarotto sui social. “Il giudice, nelle motivazioni della sentenza, esprime con precisione quale sia il confine fra il legittimo diritto di critica politica e la diffamazione vera e propria e afferma che: “Ritenere che promuovendo tale disegno di legge …. Scalfarotto volesse conculcare la libertà di determinazione sessuale dei bambini e irregimentarli in una dittatura ideologica assimilabile, per pericolosità, a quella nazifascista costituisce un inaccettabile stravolgimento e manipolazione della realtà”. Questa decisione ha per me un’importanza molto particolare, non tanto e non solo perché mi rende moralmente giustizia, quanto perché sancisce nero su bianco un principio che spesso si perde di vista: che la rete non è una terra di nessuno, che la libertà di opinione è sacrosanta ma non può e non deve mai sfociare nell’aggressione e nella violenza verbale“.

Sentenza che piomba nel pieno della bagarre parlamentare del DDL Zan, altra legge contro l’omotransfobia che il Senato è chiamato a far passare dopo l’approvazione alla Camera. Se non fosse che la Lega tenga in ostaggio il DDL in commissione giustizia con il suo presidente Ostellari, senza dimenticare quell’Italia Viva, partito proprio di Scalfarotto, che ha improvvisamente chiesto modifiche. In tal senso il deputato ha precisato su Twitter come “la priorità in questo momento è approvare la legge per il contrasto all’omotransfobia. Ed è proprio il muro contro muro della Lega, che è interessata soltanto a impedire che il DDL Zan diventi legge, a rendere impraticabile qualsiasi revisione del testo in esame al Senato. Sarebbe invece auspicabile una condivisione ampia del Parlamento su una norma di civiltà necessaria ad un Paese che ogni giorno registra episodi di violenza dettati da un odio incomprensibile“.

Parole che indirettamente confermano la richiesta di modifiche al DDL arrivata ieri in Senato da parte del suo partito. Richiesta che, nel caso in cui venisse accettata, finirebbe per stroncare qualsiasi concreta ipotesi di portare a casa la legge, causa necessità di tornare alla Camera, per poi ritornare nuovamente al Senato. E il tempo per fare tutto questo, per quanto molti neghino l’evidenza, non ce n’è.

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Stefano Lani 22.4.21 - 21:53

Tempi in cui certe realtà non potevano esistere... anche oggi non siamo poi messi così bene.