Una nuova brutale aggressione omofoba si aggiunge alla lunga lista dei casi registrati ad oggi in Italia. La vittima è un ragazzo di 24 anni, picchiato lo scorso sabato davanti alla stazione ferroviaria di Parma. Prima gli insulti omofobi, poi la violenza fisica. L’aggressore non è stato arrestato. Il giovane, comprensibilmente sotto shock, ha affidato il racconto dell’intera vicenda ai suoi social e ai media locali, denunciando non solo il pestaggio ma anche l’indifferenza dei presenti.

24enne aggredito a Parma

Aggressione omofoba in pieno giorno a Parma

Erano circa le 14 di sabato 18 ottobre quando il giovane 24enne, Anis Smati, Presidente del Rotaract Club (sezione giovanile del Rotary) di Carpi (la sua testimonianza domani mattina su Gay.it), arrivato da Bologna per recarsi al lavoro al Mercanteinfiera, è uscito dalla stazione di Parma alla ricerca di un taxi. Un sabato qualunque, fino all’incontro con un uomo che, senza apparente motivo, ha cercato di farlo cadere.

Lo ha raccontato la giovane vittima a ParmaToday, aggiungendo ulteriori dettagli: “Mi sono girato e gli ho chiesto semplicemente: ‘Tutto a posto?’. Lui mi ha risposto urlando: ‘Via! Via frocia di m**a, se no ti picchio!’”.

Anis, incredulo, ha cercato di farlo ragionare, facendogli notare i modi usati, ma ciò avrebbe scatenato la violenza fisica. “Gli ho risposto con coraggio, perché credevo di vivere in un Paese dove esistono i diritti civili: ‘Come ti permetti di comportarti così?’. A quel punto mi ha aggredito fisicamente, colpendomi con un pugno e una testata che mi hanno fatto cadere a terra”.

Il brutale pestaggio e l’indifferenza dei passanti

Secondo la testimonianza della vittima, l’aggressione sarebbe durata diversi minuti. L’uomo lo avrebbe colpito più volte, mentre i passanti assistevano alla scena senza intervenire.

“Ha continuato ad aggredirmi per oltre cinque minuti, mentre la gente guardava senza intervenire. È stato tutto veloce, violento e surreale. Mi sono ritrovato con dolori ovunque, gli occhiali rotti e i vestiti strappati”, ha raccontato il 24enne. “La cosa che mi ha ferito di più è stata l’indifferenza delle persone attorno. Mi sono sentito solo, invisibile”.

Il pestaggio è avvenuto in una delle zone più trafficate della città, davanti all’ingresso principale della stazione. Solo dopo la violenza, il giovane è riuscito a chiedere aiuto e a contattare la polizia.

I soccorsi e l’identificazione dell’aggressore

Subito dopo l’aggressione, sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e un’ambulanza del 118, che ha trasportato il ragazzo al pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Parma. Aveva il volto insanguinato e numerosi dolori diffusi.

“Ho chiamato subito la polizia, che si trovava poco distante. L’uomo non è nemmeno scappato: è rimasto lì, tranquillo, come se nulla fosse successo”, ha proseguito. “Quando sono arrivati i carabinieri, è stato identificato, mentre io sono stato portato via in ambulanza, con il volto insanguinato e forti dolori”.

Secondo la testimonianza della vittima, l’aggressore era un cittadino di nazionalità non italiana, in possesso di regolare permesso di soggiorno. “Non era sotto effetto di sostanze, non era ubriaco, non era privo di documenti: era un extracomunitario con regolare permesso di soggiorno. Nonostante ciò, non è stato arrestato”.

Nessun arresto: “Questa non è giustizia”

Le parole del 24enne su Instagram
Le parole del 24enne su Instagram

Il giovane ha espresso tutta la sua frustrazione per la mancanza di un provvedimento immediato. “Mi è stato spiegato che, secondo la legge, un arresto sarebbe possibile solo se l’ospedale mi avesse rilasciato un referto medico con più di 40 giorni di prognosi. Mi chiedo: com’è possibile?”, ha dichiarato.

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“Una persona ti insulta, ti picchia, ti lascia a terra ferito, e continua a camminare libera per la città. Questa non è giustizia. Trovo assurdo che, dopo l’aggressione, l’uomo non abbia avuto alcun timore delle forze dell’ordine, restando lì come se fosse certo che non gli sarebbe successo nulla”.

La sua rabbia – espressa da Anis anche sui social – non nasce solo dalla violenza subita, ma anche dal senso di impunità che, non solo secondo il giovane, segue ad episodi come questo. “Finché chi usa violenza resterà impunito, la violenza continuerà a sentirsi autorizzata”.

Su Instagram, la vittima ha condiviso alcuni scatti delle conseguenze del pestaggio, ed ha continuato a domandarsi: “Ditemi voi se è giusto che io debba perdere le poche ore di lavoro che, da studente, cerco di portare avanti con impegno… Se è giusto che io debba restare in pronto soccorso per ore, con dolori e ferite, mentre questa persona è ancora libera, senza alcuna conseguenza per ciò che ha fatto. E’ giusto che chi aggredisce qualcuno per strada, senza motivo, possa continuare a camminare tranquillo, con la possibilità di fare lo stesso a un’altra persona?”.

“Ho vissuto in Tunisia, non mi è mai successo nulla”

Il ragazzo, che ha vissuto a Parma per tre anni e oggi risiede a Bologna, racconta di essere cresciuto tra l’Italia e la Tunisia. “Ho vissuto a Parma per tre anni e più di metà della mia vita in Tunisia, e non ho mai subito aggressioni simili. Sono sempre stato me stesso, senza paura”.

“Per questo credo che quanto mi è successo non riguardi solo l’essere gay o ‘diversi’, ma sia il sintomo di un problema sociale e umano più grande, che riguarda tutti noi”, ha aggiunto.

Parole che riflettono una consapevolezza dolorosa: quella di vivere in una società dove l’odio e l’aggressività quotidiana sembrano ormai normalizzati.

Oggi il 24enne vive con la paura. Dopo l’aggressione, racconta di non riuscire più a prendere i mezzi pubblici con serenità. “Una paura che trovo ingiusta e dolorosa, perché non voglio vivere così”, dice, “Viviamo in un periodo storico in cui l’odio, la maleducazione e la violenza sembrano sempre più tollerati, e persino chi dovrebbe proteggerci appare spesso impotente o spaventato”.

Il suo racconto si chiude con un appello alla consapevolezza e alla responsabilità collettiva. “Sono davvero triste per questo mondo che si definisce moderno, ma che di fronte a certe situazioni mostra quanto stiamo tornando indietro come umanità. Non voglio soltanto raccontare ciò che mi è successo: voglio dire che nessuno dovrebbe sentirsi libero di aggredire un’altra persona, e nessuno dovrebbe avere paura di essere se stesso”.

Il caso ha scosso profondamente la comunità locale e riaperto il dibattito sull’assenza di una legge nazionale specifica contro l’omobitransfobia. Mentre la vittima cerca di riprendersi dal trauma, la domanda resta aperta: come può un Paese che si dice civile permettere che una persona venga pestata in pieno giorno, davanti a decine di testimoni indifferenti, solo per il suo orientamento sessuale, e che il suo aggressore se ne vada indisturbato e senza alcuna conseguenza?

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