Scoppiano scintille a Zona Bianca, l’ultimo talk show di casa Rete 4, condotto da Giuseppe Brindisi in prima serata e realizzato in collaborazione tra Videonews e Tg4. Cosa cambia dagli altri programmi politici della rete? Un mistero che si fatica a risolvere: stessi temi, stessi opinionisti, stessi toni. E stessa necessità di mescolare notizie, dati reali e bufale, tali da incendiare il dibattito in studio.
Nell’ultima puntata, andata in onda il 2 giugno, si è tornato a discutere di DDL Zan. Come in passato, ospite della trasmissione è stato Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato in forze a Fratelli D’Italia, che interpellato sull’esclusione delle identità di genere dal testo di legge presentato dal centro-destra, ha confessato:
Mi dà fastidio il concetto di identità di genere. Se sono un detenuto a Londra, sexual offender, e dico di sentirmi donna, mi devono trasferire nel carcere femminile. E io le stupro, come è accaduto a 270 delinquenti californiani. E poi ingiustizia biologica è dire che un uomo che si sente donna debba gareggiare nelle competizioni femminili.
“Ha introdotto un tema interessante, quello dello sport”, il commento di Giuseppe Brindisi, che invece di chiedere la fonte della notizia al deputato o permettere agli altri ospiti di illustrare perché per loro si trattasse di una fake news, ha condotto il binario dello scontro su un altro argomento. Sbigottita in collegamento Vladimir Luxuria, che quasi quotidianamente viene interpellata in tv per controbattere alle accuse dei critici del DDL Zan. “Lei sta dicendo delle cose veramente vergognose”, è riuscita appena a pronunciare l’attivista LGBTQ+, subito fermata dal presentatore in vista del lancio del serivizo successivo.
Zona Bianca, Laura Tecce sul rapporto fra identità di genere e sport: “La genetica non si può cambiare”
“Se una mattina mi sveglio fringuello, e dico di volare, invece no, non volo. La genetica non si può cambiare“, ha sottolineato con una metafora piuttosto curiosa la giornalista Laura Tecce a proposito dell’articolo del DDL Zan sull’identità di genere. Il percepito di sé, anche a transizione di genere non completata, non sembra andare giù ai critici del disegno di legge, e le competizioni sportive sono i nuovi pretesti ideologici per affossare la discussione.
Ad aggiungere il carico su un battibecco già piuttosto caldo, anche coloro che sarebbero stati chiamati a Zona Bianca per sostenere la causa della legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Fra questi Marco Carta, che in un servizio dedicato non si è sottratto dal mescolare i concetti di bisessualità e fluidità di genere, rendendo ancor più difficile il lavoro degli opinionisti ferrati sul DDL Zan, ancora una volta costretti a divincolare tra cattiva informazione e attacchi frontali.
