Più tasse per le famiglie omogenitoriali, il Governo Meloni usa il fisco per cancellare la comunità LGBTI+

Più tasse per single e per quelle famiglie omogenitoriali che non saranno riconosciute. La proposta del ministro dell'Economia Giorgetti.

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Ennesimo smacco a chi non è conforme all’idea di “famiglia tradizionale” secondo le linee guida dell’attuale governo. L’ultima proposta, avanzata dal ministro Giorgetti (Lega Nord), è quella di differenziare la tassazione per single e famiglie. Favorendo le famiglie con mamma e papà sposati con figli, a discapito di single e quindi di quelle stesse famiglie omogenitoriali che il Governo Meloni perseguita e cancella. E così la tenaglia si chiude. Da un lato il Governo Meloni arma procure e tribunali per vietare la registrazione delle famiglie con genitori omosessuali, dall’altra procura una fiscalità più leggera per le famiglie con genitori eterosessuali.

Insomma, se sei omosessuale paghi più tasse. Perché non fai figli. E se sei omosessuale e vuoi fare figli, il Governo Meloni te lo vieta.

Un’idea, quella annunciata da Giorgetti, per “combattere la denatalità”, che però appare come l’ultima di una serie di azioni discriminatorie verso single e comunità LGBTQIA+, nonché tutte quelle fasce di popolazione che – per scelta o per impossibilità – non formalizzano la propria unione.

Insomma, una vera e propria tassa al Celibato, come quella imposta nel 1927 da un certo governo che non citeremo.

La proposta

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha proposto di eliminare le tasse per i nuclei familiari con almeno due figliə, con l’obiettivo di incentivare la natalità in Italia.

Una specie di bonus 110%, che verrà formalizzato nei prossimi giorni. Una riforma che non andrà ad intaccare l’assegno unico – che verrà invece incrementato e a cui verrà integrata inoltre una detrazione di 10.000€ l’anno per ogni figlio a carico fino al termine degli studi universitari, senza limiti di reddito.

«Per incentivare la natalità – sostiene Giorgetti – la leva più forte non può che essere un’altra: proporre non semplici sgravi alle famiglie ma riduzioni del numero di tasse da pagare».

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Il risultato scontato è quindi una tassazione maggiore per single, coppie non formalizzate senza figliə e famiglie LGBTQIA+. Insomma, un approccio che non tenta neanche di apparire equo. Bella l’idea, ma indifendibile nella situazione attuale.

Single e comunità LGBTQIA+ esclusi a tavolino dalla proposta?

Non sembra quindi essere bastata la condanna da parte dell’Europa: il governo Meloni procede per la sua strada, sempre più a braccetto con figure come Orban e Duda – che hanno già approvato riforme simili durante le rispettive legislature.

Sì, perché una proposta di questo avrebbe senso se tuttə avessero gli stessi diritti e doveri in materia di famiglia e genitorialità. Invece, come dimostrato dalla bufera sulle trascrizioni delle scorse settimane, in Italia non è così.

In Italia, una coppia LGBTQIA+ non ha accesso al matrimonio egualitario, né all’adozione, né tantomeno alla procreazione medicalmente assistita. E, anche nel caso in cui una famiglia arcobaleno riesca ad avere figli all’estero, lo status di famiglia non è istituzionalmente riconosciuto.

Quindi, nessun eventuale sgravio.

La conclusione, ovvia ma sconcertante, è quella di una discriminazione senza via di uscita: non puoi avere figliə, né formare una famiglia, e per questo motivo – in un paradosso assurdo quanto fedele alle inclinazioni di questo governo – vieni punitə.

Prima di pensare quindi agli sgravi fiscali per le famiglie, sarebbe bene ideare una struttura legislativa che le comprenda tutte. Incentivare la natalità significa anche aprire alle famiglie arcobaleno, alle famiglie monogenitoriali e, così facendo, supportare davvero tuttə lə bambinə.

© Riproduzione riservata.

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