È arrivata la decisione della Corte d’appello di Venezia rispetto ai casi degli oltre 31 certificati di bambini e bambine con due mamme registrati dal Comune di Padova e impugnati dalla Procura lo scorso anno, e del Ministero dell’interno guidato da Piatendosi, con l’obiettivo di cancellare una delle due mamme dal certificato di nascita.
Dopo la sentenza di primo grado che aveva dichiarato inammissibili le richieste della Procura, nella giornata di ieri la Corte d’appello di Venezia ha “congelato” i procedimenti di Padova, in attesa della decisione della Corte Costituzionale su un analogo caso di Lucca.
“Questa decisione continua a far sperare le tante famiglie arcobaleno coinvolte, anche se avrebbe avuto più forza una richiesta alla Corte Costituzionale anche da parte della corte veneziana“, ha sottolineato l’avvocato Michele Giarratano del Gruppo Legale di Famiglie Arcobaleno.
La presidente di Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini ha così commentato la notizia:
“In un momento politico difficile sul piano dei diritti come quello che stiamo vivendo come persone e genitori LGBTQIA+, questa decisione della Corte d’appello di Venezia ha il sapore di una mancata presa di posizione. Speravamo che arrivasse da Venezia un atto più coraggioso e ci auguriamo che la Corte Costituzionale prenda presto una decisione che vada a colmare l’insostenibile mancanza di diritti dei minori con genitori dello stesso sesso”.
A fine giugno il tribunale di Lucca ha sollevato una questione di costituzionalità riguardante il mancato riconoscimento dei figli nati all’interno di coppie omosessuali, richiamando un precedente avvertimento della Corte costituzionale. Già a gennaio 2021 la Corte aveva infatti esortato il Parlamento ad affrontare urgentemente la questione, definendo “non più tollerabile il protrarsi dell’inerzia legislativa“. Lo scorso 24 giugno il tribunale ha sospeso il giudizio in corso, trasmettendo gli atti alla Consulta affinché si pronunci su alcune norme specifiche che danno luogo al famigerato vuoto normativo, sfruttato per invalidare la potestà genitoriale delle coppie omosessuali. Al centro della questione ci sono l’articolo 8 e l’articolo 9 della legge 40 del 2004, insieme all’articolo 250 del codice civile. Norme che, nella loro formulazione attuale, impediscono di attribuire al nato lo status di figlio anche alla madre intenzionale, ovvero la madre non biologica.
Dal 2018 alcuni Sindaci hanno iniziato a formare atti di nascita indicando sia la donna partoriente, sia la compagna (‘madre intenzionale’) che aveva espresso all’estero il consenso alla procreazione medicalmente assistita. Nel 2023 alcune Procure, tra cui quelle di Lucca e di Padova, avevano chiesto ai vari Tribunali di volta in volta competenti di cancellare il nominativo della madre intenzionale dagli atti di nascita di molti bambini, reputando che quest’ultima possa soltanto adottare (con la c.d. ‘stepchild adoption’) il bambino concepito all’estero anche grazie al suo consenso, senza però poterlo riconoscerlo direttamente alla nascita.
Sia la Procura di Padova che il Ministero dell’interno si sono mossi contro l’ordinanza del Tribunale di Padova, che il 5 marzo scorso aveva giudicato inammissibili i ricorsi. Ora La Corte d’appello di Venezia, terza Sezione Civile presieduta da Massimo Coltro, ha deciso il rinvio della causa all’udienza del 23 dicembre 2024.

