Simone Alliva ritiene che la lettera di Mario Colamarino a Gay.it in difesa dell’operato del Roma Pride dimostri un imbarbarimento. Il giornalista de L’Espresso fa riferimento a “cani sciolti” che – dopo le sue critiche al pride romano – lo hanno attaccato personalmente via social. Ecco cosa ha scritto il giornalista su Facebook:
Faccio fatica a credere che il portavoce del Roma Pride, tuttora il più grande Pride in Italia, abbia risposto (dopo un mese) alla mia intervista rilasciata per Gay.it dimostrando di non percepire la differenza fra chi fa politica e chi fa attivismo. Partiamo dalle basi: chi fa informazione osserva la realtà e la riporta. Non sale su una “cattedra”.
Chi fa attivismo compie un’azione politica, chi fa giornalismo la racconta. In totale autonomia e libertà, aggiungo: la libertà di stampa che pure Mario Colamarino ha sempre detto di riconoscere e rispettare.
Da giornalista mi sono limitato -chiamato a rispondere a un’intervista sul movimento Lgbt italiano- a confrontare il Pride di Milano a quello di Roma, dicendo che mi sembrava di aver intravisto una elaborazione politica profonda a Milano e appiattita da festival musicali o content creator su quello di Roma.
Ho anche aggiunto che ci sono realtà che sono il welfare di questo paese, ma questo riconoscimento Colamarino non lo ha colto.
La mia riflessione è un pensiero non nuovo, un commento come centinaia che un giornalista può scrivere in una vita politica di osservazione della realtà.
Purtroppo questa cosa è venuta a dama con le reazioni di Pr e altri soggetti con offese private e pubbliche.
Insomma ha fatto sciogliere i cani, letteralmente, in un modo che se l’avessero fatto i vari Gasparri o i La Russa avremmo riconosciuto la tradizione politica.
Attaccare un giornalista che da sempre sostiene la comunità Lgbt, il Mario Mieli e il Roma Pride (le cose che uno scrive in una vita sono lì, a portata di chiunque) è segnale di un imbarbarimento oltre che impoverimento.
Spero davvero che Mario Colamarino non consideri questa una salita su “cattedra”: si tratta, tecnicamente, di una risposta. Non mi sento offeso, non provo nessun risentimento. Continuerò a raccontare quello che vedo per la comunità con il distacco e la professionalità che merita.
Bisogna fare attenzione di questi tempi: una realtà lgbt ereditiera, troppo occupata per fare autocritica, morirà di presunzione.
Visualizza questo post su Instagram
Tutto è iniziato con l’articolo fortemente critico nei confronti del Roma Pride apparso su Gay.it. Nell‘intervista a Simone Alliva (QUI PER LEGGERLA) “Il Pride dovrebbe illuminare, ma non è sempre così si sottolineava una certa mancanza di contenuti politici nel pride romano.

Diceva Alliva:
“Vedo associazioni Lgbt, un tempo autorevoli, per cui la più alta forma di attivismo è organizzare serate in discoteca, incoronare madrine eterosessuali cisgender ai Pride, invitare comici o presunti content creator che fanno meme su Meloni e Roccella. Non mi sembra una prova di forza”.
La critica di Alliva continuava così:
“La verità è che non basta essere una persona Lgbt per fare battaglie politiche, serve sapere cosa sia un diritto e un sistema normativo, come evitare le fallacie, come costruire un buon argomento, qual è la letteratura in merito e quali sono le questioni principali. Sarebbe consigliabile studiare qualche manualetto di argomentazione. C’è stato un tempo in cui gli attivisti erano preparatissimi. Adesso molte associazioni si affidano a quelli che hanno la dote culturale di accendere la telecamera del telefono e costruire frasi sgrammaticate ma veementi attorno a «patriarcato», forse siamo davvero nei guai”

Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessule Mario Mieli di Roma e portavoce del Roma Pride, due giorni fa ha inviato una lettera al nostro direttore (QUI LA LETTERA INTEGRALE), rispondendo alle critiche di Alliva e a quelle di Arcigay Roma che nelle parole di Turano/Giuliano aveva criticato il Roma Pride, accusando il Mieli di averne fatto un target commerciale. Colamarino nella lettera spiega che l’organizzazione del Roma Pride, il più grande evento di questo tipo in Italia, viene gestita dal Circolo Mario Mieli con il coordinamento politico di diverse realtà LGBTQIA+. Risponde a critiche sull’esclusione di Arcigay Roma dal coordinamento, precisando che questa scelta è stata dettata da esperienze negative passate. La lettera del portavoce del Roma Pride contesta anche l’affermazione che siano richieste “quote di ingresso”, chiarendo che i 350 euro richiesti per partecipare con un carro coprono parzialmente i costi logistici. Viene difesa la collaborazione con sponsor commerciali, gestita in modo etico, e si sottolinea che nessuna madrina è stata pagata per partecipare al Pride. Il Circolo Mario Mieli nella lettera di Colamarino rivendica l’importanza del Muccassassina, serata in discoteca che ha sostenuto il Pride e altre iniziative di prevenzione e supporto. Difende inoltre le modalità di comunicazione politica utilizzate, che includono eventi tradizionali e moderni. Nell’intervento si critica la mancanza di attenzione ai reali attacchi politici al Pride e si difende la varietà e la qualità degli eventi offerti durante la Pride Croisette. Si ribadisce che il Roma Pride non pretende di essere l’unico modello di Pride, ma si sottolinea l’importanza di rispettare tutte le forme di manifestazione.
Visualizza questo post su Instagram
Più precisamente, rispetto alla polemica con Simone Alliva, Colamarino scrive:
Il Circolo Mario Mieli quest’anno ha, ad esempio, realizzato un carro a sostegno di intellettual3 e giornalist3 attaccat3 dalla censura della destra, con una campagna sostenuta e condivisa da quell3 stess3 intellettual3 ed essa stessa oggetto degli attacchi i della destra più becera. Ci ha sorpreso, fra le molte riflessioni sul Roma Pride che qui hanno trovato spazio, non leggere una sola parola sulla questione. Rivolgere lo sguardo al nostro interno con un’attenzione a tratti eccessiva per il fuoco amico ci ha distratto, forse, da quegli attacchi che, al contrario, avrebbero richiesto una risposta compatta.
Evidentemente tutto questo non ci ha consentito di raggiungere la sufficienza del “politicometro”, elaborato da chi si autodefinisce certificatore di elaborazione politica. Se è vero che “non basta essere una persona Lgbt per fare battaglie politiche” è anche vero che non basta essere giornalisti per salire in cattedra e proferire verità indiscusse.
Pur facendo tesoro e occasione di riflessione delle critiche ricevute, riteniamo che la Pride Croisette sia stata uno spazio politico di confronto e crescita, aperto alla riflessione e attraversato anche da chi, pur avendo avuto al suo interno l’occasione e lo spazio di confronto, ha scelto di tacere le proprie perplessità per scegliere di farne oggetto di esternazioni social e interviste. Dispiace aver perso interessanti occasioni di confronto e crescita per tutt3.
Parole che hanno portato alla risposta di Alliva via social.
