Con Daniele Priori di GayLib avevamo lungamente parlato di centrodestra liberale, e della sua attitudine camaleontica che lo spinge a non schierarsi mai nettamente in determinate questioni, forte di quella libertà di manovra garantita a tutti i suoi esponenti. Ciascuno può scegliere individualmente da che parte stare, nei limiti del possibile, all’interno di Forza Italia.
Repubblica la definisce “l’area liberal” del partito, quella galvanizzata dalle parole di Marina Berlusconi, che nelle scorse settimane si è dichiarata “più in sintonia con la sinistra di buonsenso” in merito a diritti civili e libertà individuali. La presidente Mondadori aveva detto:
“Su aborto, fine vita e diritti Lgbtq mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso”
Anche Piersilvio Berlusconi, fratello di Marina, recentemente ha confermato la linea che, secondo lui e sua sorella, il partito Forza Italia, che ha un debito di più di 90 milioni con i Berlusconi, dovrebbe mantenere sui diritti.
Innegabile l’influenza della famiglia Berlusconi sulle dinamiche interne al partito azzurro.. E così, qua e là, iniziano a spuntare le prime esternazioni che prendono le distanze dalla linea dura di FDI, tra cui quelle del presidente regionale piemontese Alberto Cirio, e quello della Calabria, Roberto Occhiuto, che avevano preso le distanze dagli input liberali dei Berlusconi.
Tra le voci levatesi c’è anche quella di Stefano Benigni, vicesegretario FI e coordinatore di Forza Italia Giovani, che recentemente ha voluto ribadire il messaggio, accennando ad alcune idee in cantiere per il riallineamento del partito alla sua area liberale. Una proposta di legge sul fine vita, e una sul matrimonio egualitario. “Non per creare tensioni, ma per arricchire la coalizione”.
Negli Stati Uniti lo chiamano fenomeno bait and switch, lancia l’esca e poi cambiala. Forse, una strategia calcolata per rivalutare i propri alleati e prendere le distanze da un’estrema destra Meloni sempre più isolata a livello europeo.
Del resto, mentre la premier commentava freddamente la rielezione di Ursula Von Der Leyen a guida della Commissione UE, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nonché segretario nazionale FI Antonio Tajani si spendeva invece in sentite congratulazioni su X.
Sta di fatto che è stato lo stesso Stefano Benigni, insieme alla collega Annarita Patriarca, ad aver presentato circa un mese fa l’ennesima mozione anti-trans per chiedere al governo di “svolgere un attento monitoraggio di tutti i centri che effettuano il trattamento per la disforia/ incongruenza di genere presenti nel territorio nazionale“.
Quindi sì ai diritti LGB, ma non a quelli T, considerati ancora troppo outsider per essere percepiti rilevanti nella futura ristrutturazione di Forza Italia. Nel 2015 era lo stesso discorso per il matrimonio egualitario.
Potrebbe essere facile cadere nell’ammaliante prospettiva di un Forza Italia improvvisamente allineata sulla questione dei diritti civili nel momento in cui una parte del partito manda segnali di apertura.
Tuttavia, dopo mesi di entusiastico assenso e partecipazione all’operato di FDI, tra proposte antiabortiste, accanimenti sulle famiglie arcobaleno, sulle identità non conformi, GPA e PMA, dopo mesi di violenza istituzionale legittimata e perpetrata anche da esponenti di Forza Italia, si fa fatica a ritenere credibili l’improvvisa svolta liberal del partito sovvenzionato dai Berlusconi.
