Le contraddizioni di Marina Berlusconi che indirettamente supporta l’estrema destra di governo con Forza Italia

Se Marina Berlusconi volesse potrebbe telefonare al vicepremier Antonio Tajani per chiedere politiche più inclusive e dichiarazioni meno lesive.

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marina berlusconi e silvio
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Ha fatto a dir poco clamore l’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera da Marina Berlusconi, imprenditrice e dirigente tra le donne più potenti d’Italia, presidente di Fininvest e del gruppo Arnoldo Mondadori Editore, nonché figlia di quel Silvio Berlusconi che ha segnato la politica italiana per quasi 30 anni, fondando quella Forza Italia che oggi è non solo al Governo ma di fatto sopravvive grazie proprio ai figli dell’ex premier. Pier Silvio, Barbara, Marina, Luigi ed Eleonora si sarebbero infatti accollati gli oltre 90 milioni di euro di debiti di Forza Italia in passato garantiti dal padre, come scritto dal Corriere della Sera lo scorso settembre. Senza la famiglia Berlusconi, che ancora oggi la foraggia, Forza Italia non esisterebbe.

Ecco perché quando Marina parla di politica, nazionale e internazionale, non lo fa da una posizione disinteressata, ma dal tavolo del governo che ella stessa contribuisce a rinsaldare, scivolando in contraddizioni palesi e inequivocabili.

La dichiarazione rilasciata al Corriere da parte di Marina che ha più fatto clamore è stata quella “sui diritti civili”, con la 57enne Berlusconi che ha preso le distanze dall’esecutivo Meloni.

Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere. Anche qui, vede, si torna alla questione di fondo, quella su cui non credo si possa arretrare di un millimetro: la questione della libertà“, ha sottolineato Marina Berlusconi, ricevendo plausi soprattutto da sinistra.

Peccato che Forza Italia sia colonna di questo Governo che ha dichiarato guerra alle famiglie arcobaleno e alle persone LGBTQIA+.

E poi: quale sarebbe la “sinistra di buon senso” invocata da Berlusconi? Quella di Tommaso Cerno, ex direttore dell’Espresso nonché ex deputato Pd nel frattempo spostatosi più a destra di un qualsiasi Sallusti diventando manganello stampa del senatore leghista Angelucci dalle pagine de Il Tempo? O quella di Anna Paola Concia, altra ex deputata Pd che di recente ha preso le distanze dalle richieste esplicite del movimento LGBTIAQ+ in nome di una presunta terzietà?

Se Marina Berlusconi volesse potrebbe telefonare al vicepremier Antonio Tajani per chiedere politiche più inclusive e dichiarazioni meno lesive, azioni concrete a sostegno di diritti fondamentali e prese di distanza nette e reali da azioni che tendono ad alimentare odio e discriminazioni.

E invece Forza Italia è quel partito che non solo votò contro le unioni civili, ma per bocca di Silvio Berlusconi propose di abrogarle (“è una legge sbagliata“), una volta approvate.

Forza Italia è il partito che ha contribuito alla caduta del DDL Zan in senato (“Non ce n’è bisogno“, disse proprio Tajani nel 2021), dopo aver chiesto e ottenuto modifiche al DDL alla Camera per poi provare a cancellarle nel passaggio al Senato, annunciando urbi et orbi (anche da parte di chi sbandierava sostegno come Anna Maria Bernini e Mara Carfagna) il proprio dissenso e quindi il proprio voto contrario.

Barbara Masini, ex senatrice di Forza Italia  che fece coming out in Senato per poi passare ad Azione, ha non a caso così risposto alla signora Berlusconi: “Marina, non ho avuto il piacere di conoscerti, ma sono contenta se vedo spiragli di buon senso per la creazione di un partito liberale e riformista, però quando ero in Senato la mia voce è rimasta sola e inascoltata e potrei raccontarti di tante ipocrisie di FI cui va posta fine“.

Proprio Silvio Berlusconi, dinanzi al DDL Zan, parlò di legge “inutile, perché quelle già esistenti colpiscono ogni forma di discriminazione, e pericoloso, perché può essere interpretato in modo da istituire veri e propri reati di opinione“.

 

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“Ma le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli”, qualcuno potrebbe obiettare.

Verissimo, se solo Marina Berlusconi non continuasse, ancora oggi, ad incensare tutto quel che ha fatto e/o detto l’ex premier, pur ammettendo di aver avuto in passato posizioni differenti.

Mio padre ha sempre combattuto per la libertà, ha ribadito nel corso dell’ormai celebre intervista al Corriere. “È stata il mezzo e il fine di tutto il suo agire. Tutto quello che ha costruito, lo ha costruito utilizzando le vie della libertà e realizzando conquiste che di libertà si nutrivano. Come politico e come imprenditore”.

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Libertà, sui diritti civili, che suo padre e il suo partito non hanno mai realmente abbracciato, né proposto, piegandosi ai voleri della destra più estrema, ispirata ai catto-reazionari di Provita e di chiaro stampo omobitransfobico, contribuendo a lasciare l’Italia nel medioevo dei diritti, mentre il resto del mondo correva spedito nel nuovo millennio.

Una destra che fa paura e che soffia sempre più forte, tanto negli States di Donald Trump quanto nell’Europa di Viktor Orban e Marine Le Pen, grandi alleati di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, premier e vicepremier di un Governo che – lo ribadiamo ancora una volta – vede Forza Italia come colonna imprescindibile della propria esistenza politica.

Penso che a Bruxelles si debba fare una riflessione molto profonda. Dietro il diffondersi di certe simpatie antidemocratiche c’è anche una crescente insofferenza, quasi una rabbia, verso l’Europa del troppo controllo, del dirigismo, della burocrazia. La risposta però non può certo essere quella di rinchiudersi nei propri confini. Al contrario, serve un’Europa più forte e più coesa, capace di far percepire alle persone tutti i benefici di una vera unità. Senza ambiguità su valori come libertà e democrazia, a cominciare dal sostegno all’Ucraina. Insomma, l’Europa può essere la nostra salvezza, oppure, attenzione, la nostra rovina“, ha sottolineato Marina Berlusconi sempre al Corriere, dimenticandosi dove si collochi l’Italia di Meloni, rimasta fuori dai giochi europei per la prima volta nella sua storia dopo la recente tornata elettorale.

Un’Italia che non ha firmato la dichiarazione che ha condannato le leggi anti-LGBTQ ungheresi.

Un’Italia che ha votato contro la condanna del Parlamento Europeo all’Ungheria.

Un’Italia che vede la Lega alleata di Forza Italia a Roma, nonostante le sue posizioni anti-europee e sovraniste a Strasburgo e Bruxelles.

Eppure Marina Berlusconi non vede “emergenze democratiche”, nel nostro Paese. Anzi.

“Questo governo ha sempre rispettato pienamente le regole della democrazia e in politica estera ha mantenuto la barra dritta su posizioni europeiste e filoatlantiche”, ha precisato al Corriere la presidente Mondadori proprio nelle ore in cui il Governo annunciava l’intenzione di voler cancellare i ballottaggi nel sistema elettorale dei comuni, solo e soltanto perché la maggioranza Meloni è uscita sconfitta alle elezioni amministrative dell’ultimo weekend.

Quello stesso governo che vuole modificare la Costituzione con il premierato, e l’elezione diretta del premier, con conseguente depotenziamento delle funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica.

Quello stesso governo che ha spaccato l’Italia con l’autonomia differenziata, in odore di futuro referendum.

Quello stesso governo che vuole piazzare le associazioni anti-abortiste nei consultori, con voto favorevole di quella Forza Italia mantenuta dai soldi della famiglia Berlusconi..

L’impressione, chiaramente soggettiva, è che Marina Berlusconi abbia voluto fare rumore, conquistare un titolo di giornale, darsi una fresca ripulita all’immagine, evidentemente sporcata da politiche estremiste che indirettamente ricadono sulla sua stessa famiglia, in quanto sostenitrice economica di uno dei tre partiti di maggioranza. Ma ciò che rimane, andando a scavare tra le righe, sono parole segnate da infinite contraddizioni e non poca ipocrisia. Perché se nell’Italia di Meloni, Salvini e Vannacci non esiste e non è mai esistita una destra realmente liberale come in non pochi altri Paesi del mondo è anche, se non soprattutto, responsabilità di quel Silvio Berlusconi che ha fatto prima crescere e poi voluto al suo fianco personaggi discussi e discutibili, con radici legate all’ultradestra, nostalgici del fascismo e ultracattolici, pur di riuscire a strappare potere e maggioranze litigiose.

Scongiurata qualsiasi ipotesi di discesa in campo (“assolutamente no, né oggi, né in futuro“), e tralasciando gli eventuali conflitti d’interesse da 30 anni al centro del dibattito nazionale, Marina Berlusconi ha comunque voluto prendere posizione su tematiche che potrebbero vederla dettare linee e comportamenti precisi, dall’alto di un cognome, di una storia, di un’autorità e di una forza economica tutt’altro che secondari. Se solo realmente volesse.

E invece Forza Italia è proprio lì, al fianco di Fratelli d’Italia e Lega, a soffiare sul vento di una destra estrema che la stessa Berlusconi dice di ripudiare. Restandone indirettamente complice.

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