Essere LGBTI di destra, l’inadeguatezza dell’attuale Forza Italia, l’appello a Marina Berlusconi e i liberali italiani: parla Daniele Priori di GayLib

"Oggi è più facile abbracciare simboli e retorica vuota piuttosto che mettersi a studiare e comprendere veramente le questioni. La classe dirigente attuale, anche nella destra, deve riconoscere l'importanza di una solida cultura politica e sociale".

ascolta:
0:00
-
0:00
Daniele Priori GayLib Intervista
Daniele Priori GayLib Intervista
13 min. di lettura

Fondata nel 1997 a Milano, GayLib è un’associazione LGBTQ+ di ispirazione liberaldemocratica e storicamente vicina al centrodestra italiano berlusconiano. Tra i suoi obiettivi, da sempre, quello di promuovere una comunità LGBT+ trasversale e solidale, attenta ai bisogni delle persone LGBT+ in tutte le fasi della vita, creare una rete solidale tra persone e gruppi LGBT+, includendo case rifugio per giovani vittime di discriminazione e case di riposo per anziani, e favorendo il diversity management sul lavoro, infine favorire un dibattito culturale e politico aperto sui temi attuali come genitorialità gay, gestazione per altri, adozioni di minori, e l’educazione contro l’omotransfobia nelle scuole.

 

È una contraddizione intrinseca sostenere la destra appartenendo alla comunità LGBTQIA+? Se consideriamo l’orientamento sessuale e l’identità di genere come componenti innate e imprescindibili di una persona, che non dovrebbero quindi influenzare le sue scelte soggettive, dovremmo rispondere di no.

Tuttavia, è difficile immaginare un elettorato LGBTQIA+ soddisfatto dalle azioni della destra italiana di matrice berlusconiana (come è anche quella di Giorgia Meloni), che gode dell’appoggio dei partiti sostenuti da GayLib. Tra essi, ci sarebbe la componente liberale di Forza Italia, che pur rappresentando i moderati, collabora strettamente con il governo Meloni nella sua crociata contro le identità non conformi.

Ma la politica, come la vita, è un trionfo di luci e ombre, sfumature e compromessi. Per esempio, membro di Forza Italia è anche l’europarlamentale Fulvio Martusciello, sceso in piazza a sfilare con una delegazione del partito durante l’ultimo Napoli Pride. Che è risultata una delle manifestazioni più plurali sul territorio nazionale, che ha accolto quest’anno anche le preoccupazioni delle comunità e delle associazioni ebraiche LGBTQIA+ come Keshet Italia (qui la nostra intervista al Presidente Raffaele Sabbadini) timorose di prendere parte ai cortei dei Pride di Torino, Milano e Roma per paura di aggressioni da parte dei manifestanti per la liberazione della Palestina.

Una gestione molto apprezzata da GayLib, che in un comunicato scrive:

L’esempio partenopeo di un Pride aperto, inclusivo, dialogante al quale meritoriamente è arrivato il sostegno anche da Forza Italia deve essere il monito attraverso cui la comunità LGBTQ+ italiana ricorda che la questione dei diritti è e sempre più deve essere politicamente trasversale per trovare efficacia. Sui fronti di guerre come quelle in corso tra Russia e Ucraina o di Israele contro i terroristi di Hamas, chi lotta per i diritti civili diventa automaticamente difensore dei diritti umani tout court che per antonomasia sono al di sopra di ogni bandiera politica o nazionale”.

Ma i Pride sono davvero intrisi di antisemitismo a tal punto da escludere tutte le persone di fede ebraica, contravvenendo ai principi fondamentali del movimento LGBTQIA+? Oppure la questione è stata strumentalizzata? Si può essere LGBTI e di destra? E come viene percepita da GayLib l’ipotesi di una leadership di Marina Berlusconi per il centro-destra? C’è davvero sempre una terza opinione anche sui temi più delicati? Di questi e molti altri argomenti abbiamo parlato con Daniele Priori, Segretario Nazionale di GayLib.

Avete dichiarato con orgoglio la vostra partecipazione al Napoli Pride insieme a un europarlamentare di Forza Italia. Tuttavia pochi giorni fa, il 18 giugno, lo stesso partito ha presentato una mozione, tramite i deputati Stefano Benigni e Anna Rita Patriarca, chiedendo al governo di monitorare l’implementazione di direttive AIFA considerate obsolete e fortemente patologizzanti per l’identità trans a livello internazionale. Come spiegate questa contraddizione?

La storia di Forza Italia è piena di queste contraddizioni. Devo chiarire che non parlo a nome del partito, ma come simpatizzante ed elettore di lunga data posso dire che queste incongruenze sono radicate nel DNA del partito. Forza Italia, in 30 anni di storia, non ha mai preso una posizione univoca sui temi etici, lasciando sempre totale libertà di coscienza. Questa caratteristica non credo cambierà mai: Forza Italia non prenderà mai una posizione netta su questi temi perché non fa parte della sua genetica.

Tuttavia, ciò che è davvero significativo e diverso rispetto al passato è la partecipazione di giovani esponenti di Forza Italia al Pride. A Napoli, ma anche a Milano, diversi giovani non hanno avuto paura di sfilare, dichiarando apertamente la loro appartenenza al partito. A Napoli, c’era persino una ragazza con la bandiera del partito. Questo richiede coraggio, soprattutto considerando che in passato sono stato aspramente contestato per aver portato la bandiera tricolore dell’Italia ai Pride.

Nonostante queste contraddizioni interne, quest’anno abbiamo visto una partecipazione notevole da parte di militanti e figure di spicco come Fulvio Martusciello, capo delegazione del partito al Parlamento Europeo, che hanno aderito al Pride di Napoli, uno dei più aperti degli ultimi anni.

Al netto delle posizioni di alcuni esponenti come Stefano Benigni, Anna Rita Patriarca e Maurizio Gasparri, che hanno opinioni diametralmente opposte, ci sono ancora figure di riferimento che mantengono un dialogo aperto. Bisogna riconoscere che questo centrodestra è probabilmente il peggiore degli ultimi 30 anni da questo punto di vista. Quando il centrodestra era a trazione berlusconiana, con Forza Italia come primo partito, c’era più spazio per il dialogo. I governi Berlusconi sono stati i primi a promuovere campagne anti-omofobia e ad avere tavoli LGBT con il ministro Mara Carfagna, cosa che oggi è del tutto assente.

Abbiamo cercato di dialogare con il governo attuale, anche scrivendo a Giorgia Meloni, ma purtroppo non abbiamo ricevuto risposta. Questo è particolarmente deludente perché in passato abbiamo avuto molta interlocuzione con lei, anche diretta. Nel 2013 o 2014, fu proprio Meloni a contattare il nostro fondatore Enrico Oliari, un ex militante di Alleanza Nazionale e Movimento Sociale, invitandolo a parlare ad Atreyu.

Questa chiusura attuale è davvero un passo indietro rispetto ai progressi fatti in passato.

Perché, insomma, non si sta parlando solo di patrocinare il Pride o di appendere bandiere arcobaleno sui municipi, bensì di diritti esistenziali, di diritti esistenziali dei minori.

Potremmo definirla banalmente politica, un dibattito, un confronto, ma negare anche solo il dialogo e il confronto è un passo indietro molto preoccupante. Nonostante le iniziative politiche di una frangia all’interno di Forza Italia, bisogna riconoscere con onore il merito dei militanti di base, dei giovani e dei dirigenti del partito che hanno preso una posizione diversa. Queste persone rappresentano davvero un faro di luce in un momento di oscurità.

Marina Berlusconi ha recentemente affermato di sentirsi molto più vicina alla sinistra progressista sui diritti civili. Tuttavia, ha ricevuto molte critiche, poiché le azioni del partito che foraggia sembrano andare in una direzione opposta.

E invece questo dovrebbe far riflettere profondamente. Parliamo, in sostanza, di una forza politica nata nel 1994 con l’obiettivo di promuovere il liberalismo. Se la figlia del fondatore, Marina Berlusconi, dichiara di sentirsi più vicina agli avversari su temi così importanti come quelli dei diritti civili, è evidente il livello di involuzione che c’è stato. Questo dovrebbe sottolineare la necessità di un vero e proprio cambiamento di rotta.

Spero vivamente che questo cambiamento lo possa guidare proprio Marina Berlusconi in prima persona. Sarebbe un segnale fortissimo, al quale nemmeno i critici più accaniti potrebbero opporsi. Al massimo potrebbero cambiare partito.

Ci auguriamo questo cambiamento, perché attualmente Forza Italia sembra sempre più allineata all’ideologia ultraconservatrice di Giorgia Meloni. Questa contraddizione è particolarmente evidente in Europa, dove non è un caso che a Napoli fosse presente Fulvio Martusciello, uno dei favorevoli al Pride. In Europa, infatti, Forza Italia fa parte del Partito Popolare Europeo, che è uno dei pilastri della maggioranza a sostegno di Ursula von der Leyen, riconfermata alla guida della Commissione Europea.

In questa retrocessione dell’attuale Forza Italia su posizioni anti-liberali, come si colloca GayLib?

Noi di GayLib siamo sempre stati un gruppo trasversale all’interno del centro-destra, che accoglie singole persone, più che forze politiche, che non si riconoscono nelle idee e nelle idealità della sinistra. Questo è parte del nostro DNA storico, e questo rimane vero anche oggi, forse in modo ancora più allargato.

Purtroppo, la diaspora liberale si è ampliata, con risultati pessimi. Sarebbe stato sufficiente continuare a credere nella strategia del terzo polo per ottenere risultati diversi. Invece, molti sforzi sono andati perduti.

Per esempio, a Milano, i nostri esponenti erano sul carro di Più Europa, che aveva il motto “Jewish are welcome” (gli ebrei sono i benvenuti). Questo sottolineava il tema dell’inclusione di persone che, come noi, sono state discriminate nella storia. Noi, con il triangolo rosa, e gli ebrei, con la stella gialla, siamo accomunati da una persecuzione che è antistorico dimenticare.

Siamo fermamente contrari a fare un tutt’uno della comunità ebraica e delle persone LGBT con un governo ultraconservatore. Inoltre, chi conosce Israele sa che ci sono manifestazioni quasi quotidiane contro il governo, indicando che probabilmente non ha più nemmeno la maggioranza effettiva nel paese.

La scorsa settimana abbiamo intervistato l’associazione ebraica LGBTQIA+ Keshet che ha spiegato come diverse persone ebree, associazioni ebraiche, non si sono sentite al sicuro a partecipare ai Pride di Torino, Roma e Milano, che sono tra i più grandi e partecipati in Italia. A Napoli, invece, è andato tutto bene. Quali fattori secondo voi hanno contribuito a fare la differenza?

Non posso parlare per esperienza diretta riguardo ai Pride di Torino, Roma e Milano, ma posso dirti che conosco personalmente gli organizzatori del Pride di Napoli e, per affetto e amicizia, posso affermare che hanno sempre mostrato una totale apertura, dialogo e inclusività.

Probabilmente, questo approccio ha giocato un ruolo fondamentale. Come diceva Pietro Nenni (storico leader socialista sostenitore dell’unità socialista ndr) “garreggiando su chi è più puro arriverà sempre uno più puro di te che ti epura” In altre parole, se si inizia a fare una gara a chi è più puro, si rischia di creare divisioni interne che non portano da nessuna parte.

Una comunità che lotta contro le discriminazioni deve necessariamente essere trasversale e inclusiva di tutte le posizioni. Ogni persona ha la propria identità e il proprio modo di pensare, e questo dovrebbe essere alla base della nostra lotta. Se mancano questi principi fondamentali, finiamo per dividerci e attaccarci tra di noi, perdendo di vista l’obiettivo comune.

In un momento storico così delicato, è essenziale creare un’area di dialogo che vada dalla sinistra, anche estrema, fino ai liberali e libertari. Non voglio usare terminologie politiche che potrebbero portare a divisioni, ma è evidente che serve un’unità di intenti e di azioni per essere veramente inclusivi e combattere le discriminazioni in modo efficace.

In Italia i sedicenti liberali sono stati storicamente schierati da Silvio Berlusconi con i post-fascisti e con i populisti di destra (ieri Alleanza Nazionale di Fini – oggi Fratelli d’Italia di Meloni – e con la Lega). Il progetto Renzi-Calenda è fallito (per ora). Anche alla luce del risultato delle elezioni legislative in Francia dove i liberali hanno salvato la V Repubblica francese dall’assalto dell’estrema destra dando credito e spazio a tutta la sinistra, inclusa quella estrema, perché in Italia non esiste una vera area liberale, se non la fallimentare esperienza berlusconiana?

Anzitutto, mi consenta, di dirle che associare la parola fallimento a Silvio Berlusconi suona davvero strano. Parliamo di uno dei più grandi imprenditori del Novecento italiano, autore di una rivoluzione partita dall’urbanistica, approdata alla televisione e alla comunicazione in genere, per arrivare a creare una delle più accreditate banche moderne. Più in generale, Berlusconi è stato uno dei padri di quello che oggi tutti, specie nella comunità gay, amiamo in quanto “pop” e giù fino al “camp”, potremmo dire. La politica rispetto a tutto questo è sempre stata qualcosa di profondamente diverso. Fondata su liturgie e ore di confronti estenuanti ai quali probabilmente, l’uomo Berlusconi non si è mai del tutto abituato. Ciò non toglie che l’Italia sul fronte della politica estera è stata al centro e con la schiena dritta con due governi: Craxi e Berlusconi. Pensare alla stretta di mano Bush-Putin a Pratica di Mare ventidue anni fa non avrebbe mai lasciato presumere l’escalation al contrario avvenuta poi negli anni 10 e fino alla tragica degenerazione che è stata l’invasione russa in Ucraina… Sul fronte interno per parlare di politica e politici liberali, si dovrebbe fare un’analisi completa. L’Italia ha una tradizione liberale forte ma, verrebbe da dire, costitutivamente frastagliata. Era un liberale di destra Cavour, il primo “premier” dell’Italia unita. Era un liberale proveniente da sinistra lo statista ed eccellente politico che è stato Giovanni Giolitti. E’ stato espressione del Partito Liberale, Luigi Einaudi,il presidente della Repubblica che ha inaugurato il settennato. Ed era un liberale di sinistra Marco Pannella con i fondatori del Partito Radicale che, per inciso, ha più volte collaborato e non ha mai interrotto il confronto con Silvio Berlusconi. Purtroppo a non essere riuscita è stata la ‘rivoluzione liberale‘ perché il partito di massa che Forza Italia è stato, non è mai stato interamente liberale. Fino alla fase attuale in cui vi è un fermento dialettico forte, soprattutto in ambito europeo, ad esempio, tra popolari e liberalconservatori che sono in due gruppi diversi. E in Italia, però, trovano casa anche in Forza Italia. Come vede la situazione è complessa. Servirebbe un colpo di rasoio che torni a mettere qualche puntino sulle i… Le i di diritti, per esempio!”

A questo punto le chiediamo un appello a Marina Berlusconi da parte di GayLib?

Stando alle sue coraggiose ultime dichiarazioni, penso che il primo importantissimo segnale dovrebbe essere la riattivazione del Dipartimento Libertà Civili e Diritti Umani che il presidente Berlusconi in persona, assieme a Mara Carfagna (la stessa Carfagna che fu la prima a firmare per la GPA reato universale insieme a Meloni ndr), aveva presentato nell’autunno 2014 pubblicamente a Montecitorio dopo anni di interlocuzioni e confronti per i quali fu decisivo anche l’impegno di un’altra militante autorevolissima e d’ispirazione per GayLib, Francesca Pascale che dieci anni fa esatti, l’8 luglio 2014, tesserammo pubblicamente nella splendida piazzetta del Borgo Marinari di Castel dell’Ovo, a Napoli. Un passaggio, l’attivazione dello sportello per i diritti di Forza Italia, al quale tanto ha collaborato GayLib ma non soltanto GayLib, anche altre figure, persino storiche, del movimento lgbtq+ italiano. Personalmente ho avuto anche l’onore di scrivere una bozza di Carta dei Diritti e delle Libertà per il partito. Uno scritto dal quale, con rinnovato coraggio e una buona volontà politica, credo proprio si potrebbe provare a ripartire. Nessuno, ad oggi, più di Marina Berlusconi può incarnare questo coraggio, ereditato per via diretta dal fondatore di Forza Italia, di cui lei, per temperamento e idee, in tutto e per tutto è primogenita.

Durante i pride di Torino, Milano e Roma, molti esponenti hanno sottolineato di non voler impedire la partecipazione delle persone ebree al corteo, chiedendo però loro di condannare le azioni di Israele in Palestina. Qual è la vostra opinione su questa posizione?

Si può essere oppositori del governo Netanyahu e della sua reazione eccessiva senza essere antisionisti. Io difendo e difenderò sempre il diritto di Israele di esistere, perché Israele è un presidio di libertà, democrazia e diritti.

La distinzione tra antisionismo e antisemitismo è complessa. Essere critici verso le politiche del governo israeliano non dovrebbe significare negare il diritto di Israele a esistere. È fondamentale mantenere una distinzione chiara tra la critica legittima delle azioni di un governo e l’odio verso un popolo o una religione. Invece di polarizzarci, dovremmo cercare di costruire ponti e favorire il dialogo, ricordando che alla base di tutto ci sono persone con diritti e dignità che devono essere rispettate.

A coloro che parlano in modo così facile dai palchi dei Pride di Roma, Milano e Torino, chiederei di andare a Gaza e provare a organizzare un Pride lì. Purtroppo, non è possibile fare un Pride nemmeno a Istanbul, come abbiamo visto di recente.

Questa però, ci permettiamo, è un’istanza che molti hanno contestato poiché ignora l’esistenza e delegittima le azioni di tutte quelle soggettività queer palestinesi che da anni lottano per la propria autodeterminazione.

Assolutamente no. In passato, molte persone queer, palestinesi, arabe e appartenenti a varie minoranze hanno però trovato rifugio in Israele. È oggettivo che in Israele ci siano più diritti e tutele per le persone queer rispetto ad altre parti della regione.

È oggettivo, ma è un argomento presentabile per delegittimare le istanze di una popolazione che per molte persone (e per moltissime persone queer oggi) è vittima di un’occupazione violenta che dura da più di 70 anni?

Partire dall’antisionismo significa però opporsi all’esistenza di Israele come Stato. Questa posizione è antistorica, considerando che Israele è uno Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Il problema è molto più profondo e complesso. Hamas, ad esempio, non rappresenta più l’intera causa palestinese come faceva l’OLP in passato. Il conflitto è alimentato da entrambe le parti: da un lato, ci sono le espansioni delle colonie israeliane; dall’altro, ci sono azioni sempre più ostili. Questa dinamica rende quasi inevitabile il ciclo di violenza che abbiamo visto culminare nei tragici eventi del 7 ottobre.

In passato, sono stati fatti tentativi di dialogo che sembrano inimmaginabili oggi. Una soluzione duratura richiede che entrambe le parti riconoscano e affrontino le rispettive responsabilità e lavorino insieme verso la pace.

Quando due parti vogliono ammazzarsi, spesso ci riescono. Alla fine, ci sarà un vincitore e un perdente, e in questo caso, è probabile che a perdere sia Hamas. Questa sicurezza, però, ha un costo enorme in termini di vite umane. Per questo motivo, ammettiamo naturalmente che il governo israeliano attuale non è sostenibile per le forze liberali e democratiche occidentali. In Israele, dove la maggioranza non è antisionista, c’è infatti una forte opposizione democratica che potrebbe essere il punto di partenza per un cambiamento.

Un errore comune è pensare che tutti gli israeliani sostengano il loro governo. Ma è come dire che tutti gli italiani sostengono il governo Meloni, cosa che non è vera. Ci sono molte distinzioni e sfumature all’interno di ogni società.

Il problema della polarizzazione esiste sia a destra che a sinistra, e il fallimento dei tentativi di creare terzi poli è dovuto alla mancanza di leadership e capacità politica. È un problema che affligge entrambe le fazioni politiche. Abbiamo visto tentativi di creare terzi poli che sono falliti per mancanza di leadership e capacità politica.

Un esempio interessante è la segreteria del PD (Elly Schlein ndr). Nonostante non condivida la linea politica attuale del partito, troppo schierata a sinistra per i miei gusti, devo riconoscere che sta tenendo una posizione coerente che attira l’elettorato, soprattutto i giovani. La polarizzazione attuale rende il dialogo difficile e favorisce l’estremismo. Tuttavia, non tutti i giovani di destra sono estremisti, così come non tutti i giovani di sinistra sono radicali. C’è una classe dirigente di destra oggi che manca di cultura politica, sociale e amministrativa.

Nonostante ciò, esiste una ricca tradizione di intellettuali di destra che hanno portato avanti il dialogo e il confronto. Figure come Umberto Croppi, Giordano Bruno Guerri Luciano Lanna, Filippo Rossi o Flavia Perina hanno contribuito alla cultura politica in modo significativo. Questo tipo di intellettualità è fondamentale per un dibattito sano e costruttivo.

Quindi voi vorreste ripulire l’immagine della destra da questi estremismi rozzi?

C’è tantissima cultura di destra che ha portato avanti il dialogo, anche in modo conservatore. Figure come Umberto Croppi e Giordano Bruno Guerri hanno dimostrato che è possibile avere un dibattito serio e informato da una prospettiva di destra.

Purtroppo, oggi è più facile abbracciare simboli e retorica vuota piuttosto che mettersi a studiare e comprendere veramente le questioni. La classe dirigente attuale, anche nella destra, deve riconoscere l’importanza di una solida cultura politica e sociale. Giorgia Meloni, essendo una persona intelligente, dovrebbe farsi sentire di più e promuovere un dialogo più profondo all’interno del suo partito. In passato, abbiamo avuto ottimi contatti e confronti, e sarebbe auspicabile ripristinare quel livello di dialogo.

 Giorgia Meloni vuole rendere la GPA reato universale. Desidera affossare qualsiasi vago riconoscimento delle famiglie omogenitoriali. Definirla intelligente non è certo una bugia, ma l’intelligenza senza il dialogo e l’inclusione non va da nessuna parte.

Non c’è volontà di dialogo da entrambe le parti, e questo è il problema più grande. È come nel caso del governo ultradestra israeliano e dei terroristi di Hamas: entrambi non vogliono dialogare e questo porta a conflitti, con gli innocenti che ne pagano il prezzo.

Spero che una situazione simile, naturalmente senza missili ma con missili sociali, non accada mai in Europa, in Italia e in Francia. È essenziale mantenere aperti i canali di comunicazione, anche se le posizioni sono fortemente contrastanti. Solo attraverso il dialogo si possono evitare polarizzazioni e trovare soluzioni che rispettino i diritti di tutte le comunità.

Possiamo evitare di riferirci alla Palestina come ai “terroristi di Hamas” se scegliamo di non definire Israele con il proprio attuale governo?

Capisco il punto di vista, ed è importante ricordare che non si può ridurre la questione a una sola parte. La situazione in Palestina è complessa e tragica, e il conto delle vittime riflette una realtà dolorosa e ingiusta. C’è però da dire che i palestinesi hanno anche avuto leader moderati incapaci di far ascoltare le loro istanze.

Israele, come la Russia, è stato condannato dall’ONU per crimini di guerra. Sebbene il paragone non sia diretto, accettereste la presenza di bandiere russe in nome della pluralità dell’evento?

Penso che ci siano cittadini russi a cui non si può chiedere di rinnegare la propria nazionalità. Si può chiedere loro di condannare un governo o un presidente, ma non di rinnegare il proprio Stato e la propria bandiera. Questo non è qualcosa che abbiamo fatto nemmeno in Italia durante il fascismo. C’era la resistenza al fascismo e l’antifascismo, ma non c’era l’anti-italianità.

Non si può chiedere a un cittadino russo di essere anti-russo; si può chiedere di prendere una posizione contraria alle azioni del proprio governo attuale. Conosco molti russi che vivono in Italia, studiano e lavorano qui, e che non vogliono tornare in Russia perché sono contrari a Putin, ma amano comunque la loro bandiera e il loro paese. Ritengo che i simboli come le bandiere dovrebbero unire, non dividere. La Russia ha una grande storia e cultura che non dovrebbero essere ignorate.

Allo stesso modo, un israeliano ha il diritto di lottare per il proprio paese e la propria bandiera, anche in opposizione al governo attuale che può essere responsabile di crimini di guerra.

Ci sono però istanze secondo cui Israele non sarebbe uno stato legittimo sin dall’inizio. Molte persone, anche della comunità LGBTQIA+ rifiutano la soluzione a due stati perché non riconoscono Israele definendolo una semplice espressione dell’imperialismo americano nel colonizzare il medioriente. Cosa pensa di questa posizione?

Penso che sia una posizione estremista e antistorica. Israele esiste ed è riconosciuto dalle Nazioni Unite. Se adottiamo questa logica, domani mattina i cittadini di Rimini potrebbero decidere che San Marino è una repubblica troppo antiquata per esistere e volerla abolire. Questa è una posizione che non condivido affatto, anzi, la trovo del tutto insostenibile. Israele è uno Stato legittimo con una propria storia e cultura, e negarne l’esistenza non è solo impraticabile ma anche contrario ai principi di riconoscimento internazionale e convivenza pacifica.

 

Intervista di Francesca Di Feo e Giuliano Federico

Gay.it è anche su Whatsapp. Clicca qui per unirti alla community ed essere sempre aggiornato.

© Riproduzione riservata.

Partecipa alla
discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.

Trending

Queer Lion, tutti i vincitori del Leone LGBTQIA+ aspettando Venezia 2024 - queer lion story - Gay.it

Queer Lion, tutti i vincitori del Leone LGBTQIA+ aspettando Venezia 2024

Cinema - Federico Boni 12.7.24
Rita Pavone: "Detesto tutte le ostentazioni che sviliscono l’amore, i sederi all’aria al Pride non mi piacciono" - Rita Pavone - Gay.it

Rita Pavone: “Detesto tutte le ostentazioni che sviliscono l’amore, i sederi all’aria al Pride non mi piacciono”

Musica - Redazione 11.7.24
Kylie Minogue, Bebe Rexha e Tove Lo

Kylie Minogue: il singolo ‘My Oh My’ con Bebe Rexha e Tove Lo è un “usato sicuro”, ma funziona – AUDIO

Musica - Emanuele Corbo 11.7.24
Queer Lion, tutti i vincitori del Leone LGBTQIA+ aspettando Venezia 2024 - queer lion story - Gay.it

Queer Lion, tutti i vincitori del Leone LGBTQIA+ aspettando Venezia 2024

Cinema - Federico Boni 12.7.24
Il murales queer dedicato a Michela Murgia realizzato da Laika per il progetto "Ricordatemi come vi pare" curato da Pietro Turano di Arcigay

“Ricordatemi come vi pare”, non è ancora completato, e il murales queer dedicato a Michela Murgia fa infuriare la destra

Culture - Redazione Milano 7.7.24
Il matrimonio del mio migliore amico (1997)

Il tuo fruity boyfriend non ti salverà

Lifestyle - Riccardo Conte 12.7.24

Continua a leggere

Elly Schlein

Donne LGBTI+ e politica: pregiudizi, molestie, violenze, così la resistenza patriarcale tenta di dissuaderle

News - Francesca Di Feo 29.3.24
Ron DeSantis abbandona le primarie, appoggia Trump e Biden stanzia 700.000 dollari a favore dei ragazzi trans - Ron DeSantis Trump Biden - Gay.it

Ron DeSantis abbandona le primarie, appoggia Trump e Biden stanzia 700.000 dollari a favore dei ragazzi trans

News - Redazione 22.1.24
Milano, il consigliere comunale Michele Albiani denuncia per stalking attivista LGBT: "3 anni di inferno" - Michele Albiani - Gay.it

Milano, il consigliere comunale Michele Albiani denuncia per stalking attivista LGBT: “3 anni di inferno”

News - Redazione 21.3.24
Penny Wong, la ministra degli esteri d'Australia ha sposato l'amata Sophie Allouache - Penny Wong la ministra degli esteri dAustralia ha sposato lamata Sophie Allouache - Gay.it

Penny Wong, la ministra degli esteri d’Australia ha sposato l’amata Sophie Allouache

News - Redazione 18.3.24
Via all'iter per il riconoscimento della Carriera Alias al personale dipendente di Roma Capitale - Carriera Alias - Gay.it

Via all’iter per il riconoscimento della Carriera Alias al personale dipendente di Roma Capitale

News - Redazione 24.4.24
Tel Avviv Pride 2024 cancellato

Tel Aviv cancella la Pride Parade 2024. Motivazioni di lutto o semplicemente politiche?

News - Lorenzo Ottanelli 10.5.24
Carolina Varchi (FDI) attacca i Pride e getta la maschera sulla GPA: "È ideologia LGBT, mai legge le loro rivendicazioni" - Carolina Varchi - Gay.it

Carolina Varchi (FDI) attacca i Pride e getta la maschera sulla GPA: “È ideologia LGBT, mai legge le loro rivendicazioni”

News - Federico Boni 24.6.24
chiamamifaro, il nuovo album è "Disco Default"

Chiamamifaro, è uscito “Disco Default”: “Mentre aspetto di fare il grande salto, mi godo la salita” – Intervista

Musica - Emanuele Corbo 6.5.24