Oltre 10 mila persone hanno partecipato quest’anno, sabato 7 settembre, al Brescia Pride, la realtà “intersezionale, transfemminista, antifascista, gentile e autogestita“, nata dall’unione di varie componenti dell’attivismo bresciano.
Il corteo è partito puntuale alle 16:00 da Piazza Vittoria, che si è riempita già dalle 14:30. In piazza e lungo il percorso anche zone “bianche”, per chi necessitava di un momento di decompressione lontano dai rumori del corteo. Il corteo è rientrato in Piazza Vittoria per gli ultimi interventi, dopodiché molte persone si sono dirette per le strade del quartiere Carmine dove diverse attività hanno organizzato il proprio “afterpride”, continuando i festeggiamenti in modo esteso e indipendente.
Il Brescia Pride di quest’anno, come gli altri anni, non si è limitato, quindi, a essere una mera celebrazione, ma ha rappresentato anche un forte atto di partecipazione politica. Come ha ribadito Rob, presidente del Comitato Brescia Pride: “Questa non è una bella festa, però – la prima volta fu rivolta: questa frase dobbiamo ricordarla, perché il Pride è una bella lotta, che si rinnova, un grido collettivo di chi non accetta che sia il concetto di decoro a far decidere chi è meritevole di tutela e chi no.”
Il Pride di Brescia ha ricevuto il patrocinio non solo dal Comune di Brescia, ma anche dalle amministrazioni di Moniga del Garda, Ome, Iseo, Provaglio d’Iseo, Cellatica, Borgosatollo, Cazzago San Martino, Rodengo Saiano, Rezzato, e dall’Università degli Studi di Brescia. Tuttavia, il sindaco di Maclodio, Simone Zanetti, ha esplicitamente negato il suo sostegno, descrivendo il Pride, attraverso una nota stampa, come “portatore di una visione che contrasta totalmente con gli ideali e i principi eterni che si ha il dovere di difendere e affermare“.

















