I farmaci bloccanti per giovani trans sono efficaci e sicuri, la conferma di una nuova revisione della letteratura scientifica

Gli esiti positivi di un nuovo studio australiano, ecco cosa dicono.

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Una nuova revisione della letteratura scientifica riguardante i bloccanti della pubertà ne dimostra la loro sicurezza ed efficacia. Questa volta, a riprendere in mano le carte e a mettere in chiaro la questione è il Sax Institute, istituto di ricerca no profit e indipendente, su commissione del governo del New Galles in Australia.

Conosciuti in Italia come triptorelina, i bloccanti della pubertà sono utilizzati sin dagli anni ’80 per trattare i sintomi della pubertà precoce nei bambini al di sotto dell’età puberale. Tuttavia, è solo in tempi più recenti che il loro impiego si è esteso anche ai percorsi di affermazione di genere per i minori, data la loro efficacia e reversibilità che offre ai minori con incongruenza di genere una finestra più ampia per esplorare la propria identità di genere prima che il loro corpo sviluppi le caratteristiche sessuali biologiche.

Efficacia che non è mai stata messa in discussione fino all’ascesa dei movimenti dell’ultradestra populista e conservatrice, che oggi si scagliano con qualsiasi mezzo e pretesto sulla comunità LGBTQIA+ tentando di limitarne diritti e tutele in nome di una fantomatica teoria gender, come parte di una strategia di paura per raccogliere consensi. Lo abbiamo visto prima negli Stati Uniti, poi nel Regno Unito e, infine, anche nel nostro paese. 

Nel 2021, tuttavia, un’inchiesta del programma televisivo australiano Four Corners aveva effettivamente riscontrato “alti tassi di esperienze negative” tra i giovani trans* trattati con bloccanti della pubertà presso la clinica di medicina di genere del Westmead Children’s Hospital di Sydney.

Da qui, l’immediata risposta del governo australiano, affidatosi al Sax Institute per condurre – nei successivi tre anni – una revisione della letteratura scientifica per comprendere meglio le radici del fenomeno. Dopo aver esaminato 82 articoli a riguardo, di cui 17 specifici sui trattamenti con bloccanti della pubertà, il rapporto ha confermato che gli interventi sono, a tutti gli effetti, “sicuri, efficaci e reversibili”.

Una delle domande rimaste aperte riguarda però i risultati negativi riportati nell’inchiesta del 2021. Secondo il Sax Institute, gran parte del problema risiede nei “grossi limiti” presenti in molti degli studi condotti tra il 2000 e il 2019, soprattutto in Australia. Non è quindi in dubbio l’efficacia e la reversibilità dei farmaci, quanto i protocolli di somministrazione caso per caso. Si legge nel rapporto:

“La maggior parte delle prove disponibili proviene da studi privi di controlli o di gruppi di confronto, una limitazione che è stata ulteriormente complicata dalla complessità dei modelli di assistenza per l’affermazione di genere. Questi modelli, infatti, spesso prevedono interventi articolati, erogati simultaneamente o per periodi di tempo prolungati, rendendo difficile isolare gli effetti specifici di ciascun trattamento.”.

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È importante chiarire che l’uso della triptorelina, così come altri bloccanti della pubertà, nei percorsi di affermazione di genere avviene attualmente in modalità “off-label”. Ciò significa che, pur essendo ampiamente utilizzata a questo scopo, non è stata ufficialmente approvata dalle principali autorità regolatorie.

L’uso “off-label” non è raro in medicina quando parliamo di farmaci già sicuri ed efficaci in altri ambiti, soprattutto in aree come la salute trans*, dove i trattamenti specifici spesso non sono ancora regolamentati per via delle esigenze emergenti della comunità. La mancanza di una base di ricerca coesa e coerente – ancora in espansione – ha quindi reso difficile per i professionisti sanitari sviluppare valutazioni accurate e trattamenti personalizzati.

Gli studi condotti finora ed analizzati dal Sax Institute hanno comunque evidenziato – nella stragrande maggioranza dei casi – esiti positivi in aree come l’immagine corporea, la disforia di genere, la depressione, l’ansia, il rischio di suicidio, la qualità della vita e la funzione cognitiva. Tuttavia, in misura molto minore, sono stati riscontrati anche risultati neutri e, in alcuni casi, negativi in questi stessi ambiti – proprio come accade per qualsiasi farmaco.

Citata anche la presunta correlazione tra il calo della densità ossea e l’assunzione dei bloccanti della pubertà: per il Sax Institute, quest’effetto è da monitorare, anche se le prove a sostegno sono irrisorie.

La conclusione? Come per qualsiasi altro farmaco, il futuro promette ulteriori conferme positive grazie a studi a lungo termine. Gli approfondimenti non faranno altro che consolidare la sicurezza e l’efficacia della triptorelina nei percorsi di affermazione di genere, fornendo basi sempre più solide per un impiego sicuro e mirato, e ci si auspica che l’espansione della ricerca consentirà di affinare le linee guida cliniche, garantendo a chi ne ha bisogno un accesso sempre più sicuro e informato ai trattamenti.

© Riproduzione riservata.

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