La copertina di Panorama del 14 gennaio 2026, intitolata “Baby trans senza limiti”, ha riacceso i riflettori sul tema dei percorsi di affermazione di genere per minori e adolescenti. Un titolo che, insieme all’impianto dell’articolo di accompagnamento, utilizza un registro allarmistico e semplificatorio, presentando i percorsi di affermazione come “senza ritorno” e insinuando un uso indiscriminato di farmaci e interventi chirurgici su persone giovanissime.
Una narrazione che ha suscitato la reazione immediata delle associazioni LGBTQIA+, a partire da Arcigay, che da anni lavorano sul tema in dialogo con professionisti della salute, società scientifiche e famiglie.

In questo articolo
- 1 Il racconto di Panorama: adolescenti, tribunali e “terra di nessuno” legislativa
- 2 La risposta di Cristalli (Arcigay): “Questa non è informazione, è panico morale”
- 3 Evidenze scientifiche e percorsi di affermazione di genere
- 4 Il Ddl Roccella-Schillaci e il rischio di una deriva repressiva
- 5 Minori trans e salute: cosa dicono le associazioni
- 6 Il nodo del linguaggio: “baby trans” e deontologia professionale
- 7 Diritti, famiglie e ascolto: l’altra narrazione possibile
- 8 Oltre lo scontro ideologico
Il racconto di Panorama: adolescenti, tribunali e “terra di nessuno” legislativa
Nel testo che accompagna la copertina, Panorama parla di un presunto aumento di adolescenti che “si pentirebbero” dopo interventi chirurgici e percorsi di affermazione, evocando un clima di emergenza e sottolineando la mancanza di una normativa chiara in Italia. Viene citato il caso di una tredicenne della Spezia, che avrebbe ottenuto il via libera del tribunale a un percorso di transizione, e si richiama una presunta “frenata” invocata da psicologi e dal Garante per l’infanzia sull’uso dei farmaci bloccanti della pubertà.
Il quadro che emerge è quello di una sorta di vuoto normativo in cui decisioni presentate come irreversibili verrebbero prese con leggerezza, senza adeguate tutele e senza un reale consenso informato.
La risposta di Cristalli (Arcigay): “Questa non è informazione, è panico morale”
Di segno opposto la posizione espressa da Christian Leonardo Cristalli, responsabile nazionale politiche trans* di Arcigay, che in un post pubblico su Instagram ha criticato duramente l’impostazione dell’articolo e della copertina.
“Ma ci rendiamo conto di come sedicenti “giornaliste” parlano delle nostre vite? Quanta pochezza Panorama”, scrive Cristalli, contestando non solo il linguaggio utilizzato, ma l’intero impianto narrativo.
Secondo Arcigay, il problema non è il dibattito sui diritti e sulla tutela dei minori, ma il modo in cui viene costruito: attraverso titoli sensazionalistici, generalizzazioni e l’esclusione sistematica delle voci direttamente coinvolte.
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Evidenze scientifiche e percorsi di affermazione di genere
Nel suo intervento, Cristalli sottolinea come le associazioni non basino il proprio lavoro su “copertine scandalistiche” o contenuti social, ma su evidenze scientifiche e linee guida internazionali.
“Noi non ci informiamo sui social né sulle copertine scandalistiche, ci basiamo sulle evidenze scientifiche, sulle linee guida internazionali e sull’esperienza clinica di chi segue davvero bambinɜ e adolescenti”, afferma.
Un riferimento diretto al lavoro di confronto e formazione portato avanti anche in contesti come il convegno nazionale SIGIS, uno dei principali appuntamenti di confronto tra professionisti della salute mentale, medici e operatori sanitari che lavorano quotidianamente con persone transgender e con le loro famiglie.
Il Ddl Roccella-Schillaci e il rischio di una deriva repressiva
La narrazione allarmistica rilanciata da Panorama trova un terreno favorevole anche nel quadro normativo italiano, segnato dal dibattito sul Ddl Roccella-Schillaci. Il disegno di legge, promosso dai ministri Eugenia Roccella e Orazio Schillaci, introduce nuovi vincoli sull’utilizzo dei farmaci nei percorsi di affermazione di genere per le persone minorenni, ridefinendo l’appropriatezza prescrittiva e accentuando il controllo centralizzato sulle decisioni cliniche.
Un impianto che, secondo numerose società scientifiche e associazioni, rischia di trasformare una questione sanitaria in un dispositivo di sorveglianza e restrizione, spostando l’attenzione dalle cure ai corpi delle persone transgender. Il timore espresso è quello di una deriva repressiva che, sotto il pretesto della prudenza, finisca per limitare l’accesso tempestivo alle cure e per scavalcare l’autonomia medico-clinica, introducendo l’intervento di organi a forte connotazione politico-istituzionale.
Un approccio che si inserisce in un contesto internazionale più ampio, segnato dal rafforzarsi di politiche restrittive sui diritti delle persone trans, e che rischia di configurare anche in Italia una forma di “transfobia di Stato”, capace di incidere concretamente sulla vita di bambinɜ e adolescenti già esposti a stigma e marginalizzazione.
Minori trans e salute: cosa dicono le associazioni
Arcigay ribadisce che i percorsi di affermazione di genere non sono improvvisati né automatici, ma avvengono all’interno di iter complessi, personalizzati e seguiti da équipe multidisciplinari.
“È la scienza insieme a medici, psicolog3 e operator3 sanitari a dirci che i percorsi di affermazione di genere, anche per le persone più giovani, sono necessari e sicuri per il benessere e la salute delle persone”, scrive ancora Cristalli.
Un’affermazione che contrasta con la narrazione del “percorso senza ritorno” di Panorama e che mette al centro il concetto di salute, intesa non solo in senso fisico ma anche psicologico e sociale.
Il nodo del linguaggio: “baby trans” e deontologia professionale
Uno degli aspetti più contestati della copertina di Panorama è proprio l’espressione “baby trans”, giudicata stigmatizzante e priva di qualunque attenzione deontologica.
“Alla faccia della deontologia professionale. Si parla di limiti ma non di diritti”, contesta Cristalli, sottolineando come il focus venga spostato dai bisogni delle persone alla costruzione di un nemico simbolico.
Secondo Arcigay, l’uso di questo linguaggio contribuisce a rafforzare un panico morale che utilizza i minori come terreno di scontro ideologico, senza ascoltarli e senza coinvolgere chi lavora realmente su questi temi.
Diritti, famiglie e ascolto: l’altra narrazione possibile
Nel post viene anche ricordato il lavoro di sensibilizzazione portato avanti da Arcigay attraverso una campagna nazionale che dà voce alle famiglie e ai giovani transgender.
“Come Arcigay abbiamo prodotto una campagna di sensibilizzazione nazionale su questo tema che dà voce proprio a famiglie e giovani persone trans”, prosegue il post Instagram, invitando i professionisti dell’informazione a informarsi prima di raccontare.
Un invito che chiama in causa il ruolo del giornalismo e la responsabilità di non alimentare paure, soprattutto quando si parla di minori e diritti.
Oltre lo scontro ideologico
La polemica innescata dalla copertina di Panorama rappresenta l’ennesimo segnale di quanto il tema delle persone transgender, e in particolare dei minori, venga spesso affrontato come emergenza o minaccia.
“Ancora una volta si costruisce panico morale sui corpi e sulle vite delle persone trans, usando i minori come terreno di scontro ideologico”, conclude Cristalli.
Un monito che riporta al centro una domanda cruciale: chi viene ascoltato quando si parla di giovani persone trans? E soprattutto, chi resta fuori dal racconto?

