Con la serie Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez, quel gran gigantesco pezzo di sceneggiatore che è Ryan Murphy ha tirato fuori dal cilindro il semi-sconosciuto Cooper Koch, un altro dei suoi casting stellari, come era già stato per Evan Peters ai tempi di American Horror Story. Proprio Peters aveva recitato nel ruolo del mostro di Milwaukee Jeffrey Dhamer nella prima stagione di Monsters.
Sia chiaro, Monsters 2 ha un cast tutto indimenticabile, da brividi, che porta in scena con pulsante sofferenza il corto-circuito di detto-non-detto, tra realtà, verità manipolate e misteri destinati a restare tali, di uno dei più controversi delitti della recente storia americana, il parricidio compiuto dai fratelli Lyle ed Erik Menendez, che hanno massacrato a colpi di fucile (due Mossberg 12-gauge) il proprio padre José, un monumentale Javier Bardem, e la madre Mary Louise “Kitty” Menendez, interpretata da una spigolosa Chloë Sevigny.

Il ruolo di Lyle Menendez, il più grande dei due fratelli, quello più irascibile, carismatico, e che più proietta su di sé le turbe psichiatriche di suo padre José, è interpretato da Nicholas Chavez, famoso negli US per un ruolo non marginale in “General Hospital“.
Ma è con il casting di Cooper Koch, scelto per interpretare l’enigmatico, feroce e vulnerabile Erik Menendez, che Ryan Murphy – accusato di aver sessualizzato all’eccesso il rapporto tra i due fratelli – compie il suo capolavoro di scouting, grazie alla bravura della sua fidata Alexis Martin Woodall, casting consultant che ha fortemente voluto, secondo quanto riporta Hollywood Life, coinvolgere lo sconosciuto Cooper nel cast di Monsters 2.
Solidamente credibile negli alti e bassi di umore, negli assenti sguardi psicotici, nelle esplosioni di aggressività passiva e nella sensuale e conturnante dolcezza del personaggio Erik, Koch mette a segno un’interpretazione convincente, che tesse il flusso narrativo più torbido e indicibile dell’intera storia. Strepitoso il monologo di 7 minuti in un unico cut – una prova di recitazione più unica che rara di questi tempi di short-cut e montaggi serrati – nel quale il suo personaggio sviscera le dinamiche familiari legate a soprusi affettivi e sessuali che tormentavano la famiglia Menendez prima dell’atroce delitto. Una performance da standing ovation, nucleo semantico delle intenzioni narrative di Ryan Murphy, che ha smentito le accuse di aver sessualizzato il rapporto incestuoso tra i due fratelli Menendez. Un monologo che costituisce lo snodo narrativo moralmente più borderline della serie, per carica drammatica e crudezza, 7 minuti di inquadratura fissa sul solo volto di Koch, che nel dialogo con l’avvocata, di quinta e di spalle nell’inquadratura fissa, riesce a mantenere il personaggio di Erik Menendez credibilmente fluttuante nella bolla sociopatica del dolore mutuato in strumento di manipolazione. Una performance che conferma tra le altre cose il background teatrale di Koch. Sarà per questo che, nonostante l’ampio uso di sangue e scene splatter, è il volto simmetrico e insieme sfuggente di Cooper Koch a far perdere il sonno a chiunque si stia appassionando al nuovo cult di Ryan Murphy.
Social media is gonna LOVE Cooper Koch when Monster season 2 premieres. He’s proud out gay, is quite charming and definitely a visual. I saw two of his films over the weekend. Super talented. pic.twitter.com/PImWpnun1O
— ryan w (@SourceRyan) January 15, 2024
Ma chi è Cooper Koch?
Nato sotto il segno del cancro il 16 Luglio 1996 a Los Angeles (Woodland Hills), Cooper Koch proviene da una famiglia profondamente radicata nell’industria cinematografica hollywoodiana. Suo nonno Hawk Koch è stato un produttore di peso, tra tutti “Il paradiso può attendere” (1978) e “Chinatown” (1974), mentre suo padre Billy Koch lavora nel settore degli effetti speciali dedicati alle produzioni di Hollywood.
Cooper ha insomma sangue di Hollywood nelle vene. Già nel 2007, a 11 anni, ha un piccolo ruolo in “Fracture“, film prodotto da nonno Hawk. Tuttavia, come è solito per i più illuminati rich kids della Los Angeles benestante, Cooper fa la valigia e vola a New York, per studiare alla Pace School of Performing Arts, scuola ad altro tasso di sperimentazione, fondata soltanto nel 2014, e oggi considerata punta di diamante nella formazione di giovani artisti americani.
La sperimentazione dei nuovi linguaggi, la spinta dei nuovi media e la commistione tra cultura di massa e arte sono temi che affascinano Koch, che si laurea nel 2018, continuando a coltivare la propria passione per il tennis.
Nel 2020 ha un ruolo suggestivo, interpreta un angelo nella commedia A New York Christmas Wedding: il suo personaggio aiuterà una donna a cui il destino riserva una seconda possibilità per cambiare la propria vita e scoprire come sarebbe stata se avesse compiuto scelte diverse.

Il coming out di Cooper Koch e il suo primo film queer They/Them
Nel 2022, in occasione della presentazione del film horror/queer They/Them diretto da John Logan, Cooper Koch compie a tutto tondo il proprio coming out come persona omosessuale, a 26 anni, dando ampiamente risalto durante le interviste all’importanza dell’autenticità e della gioia queer.
Il film, del genere slasher, fonde l’horror classico alla denuncia del clima di tortura fisica e psicologica delle terapie di conversione. La storia vede un assassino mascherato compiere delitti all’interno di un campeggio di conversione per giovani queer, che vengono sottoposti a processi rieducativi per tornare ad essere persone cisgender eterosessuali. L’occasione per Cooper è ghiotta, la sua omosessualità diventa un argomento politico, secondo gli insegnamenti di nonno Hawk, da sempre sostenitore e finanziatore delle campagne democratiche dei Clinton e di Obama.
Koch parla così in un’intervista:
Quando ero al liceo e al mio primo anno di college, non volevo davvero essere chi ero. Studiare recitazione mi ha insegnato a capire che se voglio interpretare altre persone, devo essere in grado di essere me stesso.
In un’interessante intervista al giornale queer di San Francisco Bay Times, Cooper disse di essersi sentito fortunato ad aver recitato – grazie a Them/They – in un film con cast di persone queer, transgender e non binarie, sottolineando l’importanza della rappresentazione delle persone LGBITAQ+ e il tema della consapevolezza. Parlando del suo personaggio, Stu, Koch raccontò la trasformazione dall’autonegazione all’accettazione personale, un percorso che secondo la star di Monsters era comparabile anche alla sua esperienza di vita di ragazzino gay che faticava ad accettare sé stesso. In un passaggio dell’intervista al Bay Times, Cooper raccontò di come, da ragazzo gay, avesse paura di qualsiasi tipo di campus:
Il campeggio è una cosa strana per i gay. Non è un posto per un giovane gay. Forse è solo la mia opinione. Non mi piaceva il campeggio. Ci sono andato una volta da bambino perché mia madre aveva costretto me e mio fratello gemello, che è anche gay, ad andare per una settimana. Abbiamo cercato di scappare perché lo odiavamo.
Il fratello gemello di Cooper si chiama Payton, è anch’egli apertamente gay e lavora come montatore video, in alcune interviste relative alla sua interpretazione di Erik Menendez in Monsters, Cooper ha sottolineato come il rapporto di “profonda connessione” tra lui e suo fratello gemello Payton lo abbia aiutato ad entrare nelle dinamiche della turbolenta, morbosa e misteriosa relazione tra i due fratelli Menendez.

Il bullismo da bambino e il secondo film queer Swallowed
Nel 2023, Cooper Koch è protagonista di un’altra pellicola queer, il crudo body-horror dalle sfumature thrilling intitolato Swallowed e diretto da Carter Smith. Storia di due amici coinvolti in un’operazione di contrabbando di sostanze psicotrope illegali. Come dal titolo, ad alto tasso di ambiguità, Cooper Koch interpreta Benjamin, personaggio che nel plot del film deve ingoiare droga per trasportarla. Qualcosa va storto, naturalmente, e la storia degenera in una spirale di violenze surreali e lisergiche, tra lotta per la sopravvivenza, desiderio erotico, dinamiche di potere manipolatorio e un sotto testo queer che spinge sulla vulnerabilità emotiva (fonti: Variety e The Queer Rieview).
Durante la promozione del suo secondo film queer, per il quale la critica ha osannato Cooper parlando di una delle migliori performance recitative del 2023, Koch ha rilasciato a Edge Media un’intervista sul suo essere attore apertamente gay. Scrive Edge Media:
Con Hollywood che afferma di promuovere la diversità, gli attori gay non dovrebbero avere problemi a ottenere ruoli che non siano legati alla loro sessualità. Soprattutto se a proporsi sono artisti bravi come Koch. Il quale, pur non volendo accusare l’industria di essere discriminatoria, racconta di un commento problematico di un’insegnante di recitazione. L’insegnate ha chiesto a Cooper come mai non si fosse iscritto ad alcun casting. Cooper ha risposto che non lo sapeva e che stava seguendo il suo corso proprio per imparare. Ma l’insegnante ha risposto “Beh, hai una voce gay”.
Così, Cooper ci dice oggi:
“Ho la pelle dura a questo punto della mia vita. Sapete, sono stato vittima di bullismo quando ero bambino, sono stato sbattuto fuori da una puntata pilota per questo. Ora non lo tollero più. Mi giro dall’altra parte e me ne vado. Se hai questo tipo di opinione, se non vuoi lavorare con me perché la mia voce suona in un certo modo, o perché cammino o parlo o muovo le mani in un certo modo, allora non voglio lavorare nemmeno con te, tesoro.”
