Protagonista di una delle crisi politiche più severe degli ultimi decenni, la Francia ha scelto di liberarsi dall’impasse elettorale passando dalla giovinezza riformista di Gabriel Attal – primo premier dichiaratamente gay – all’esperienza e alla visione decisamente più tradizionalista di Michel Barnier, con il suo bagaglio di decenni di politica francese europeo e una coerenza talvolta contestata, ma indiscutibile.
Al nuovo premier, il più anziano di sempre, è stato dunque assegnato il compito di “costruire un governo di unità al servizio del paese e dei francesi” – stando alle dichiarazioni post nomina del presidente Emmanuel Macron a inizio settembre – per riportare il paese a una parvenza di stabilità.
Le ultime elezioni parlamentari francesi hanno tenuto con il fiato sospeso l’intera Europa, e solo per un soffio il paese ha scampato l’inquietante deriva autoritaria promessa dal Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Un risultato che non ha però delineato una maggioranza chiara, e che ha portato – a luglio di quest’anno – al termine prematuro della brevissima parentesi Attal, durata solo 8 mesi. E a un cambio di rotta politica repentino.
Barnier non è un volto nuovo sulla scena politica: già commissario europeo e negoziatore capo per la Brexit, la sua carriera inizia ben prima, con il debutto ministeriale nel lontano 1993.
È, tuttavia, il suo voto contro la depenalizzazione dell’omosessualità per i minori di 18 anni nel 1981 a rappresentare uno degli episodi più discussi e citati nel dibattito pubblico attuale. Un voto, seppur contestualizzabile in un’epoca molto diversa da quella attuale, che non ha smesso di sollevare critiche soprattutto da parte delle associazioni LGBTQIA+, che vedono in Barnier il simbolo di un passato che faticano a lasciarsi alle spalle.
A neanche un mese dall’insediamento, la formazione del governo di Barnier ha infatti già aperto un nuovo fronte di scontro con la nomina di Bruno Retailleau a Ministro dell’Interno.
Rappresentante del conservatorismo francese più radicale, Retailleau non ha mai nascosto sue posizioni fermamente contrarie ai diritti delle persone LGBTQIA+, ed è uno degli esponenti più vocali della Manif pour tous, il movimento che ha spaccato la Francia nel 2012 opponendosi fermamente al matrimonio egualitario.
La sua retorica, incentrata sulla difesa della famiglia tradizionale e su un nazionalismo cattolico che risuonava anacronistico già dieci anni fa, si scontra frontalmente con le conquiste sociali ottenute negli ultimi decenni.
Con la sua nomina a capo del dicastero dell’Interno, le preoccupazioni si moltiplicano: la gestione della sicurezza, l’immigrazione e le politiche relative alla comunità LGBTQIA+ sembrano destinate a una brusca frenata.
Retailleau non è, però, solo una pedina politica: la sua carriera affonda le radici negli anni ’80, quando, sotto l’ala di Philippe de Villiers – mostro sacro della destra ultraconservatrice, tradizionalista ed euroscettica – si affermò come uno dei giovani rampanti della destra francese.
Lontano dai riflettori della politica nazionale, Retailleau ha saputo costruire un solido consenso nelle regioni, guadagnandosi la presidenza del Consiglio regionale dei Paesi della Loira e una leadership autorevole nel gruppo parlamentare di Les Républicains al Senato.
La sua opposizione al progresso sociale, dalla lotta contro il matrimonio egualitario alla recente crociata contro le cosiddette “derive del wokeism“, ha fatto di lui un simbolo per quella Francia ancora disperatamente aggrappata ai valori del passato, che Bruno Retailleau ha ampiamente cavalcato per corroborare le proprie retoriche.
La sua nomina a Ministro dell’Interno, tuttavia, potrebbe portare con sé un pericoloso segnale di arretramento per le minoranze, in particolare per la comunità LGBTQIA+.
L’impatto di questa decisione non si è d’altronde fatto attendere: il centro LGBT della Vandea, una delle regioni dove Retailleau ha esercitato la sua influenza, ha subito espresso preoccupazione per il futuro delle politiche di inclusione e accoglienza. In un comunicato ufficiale, il centro LGBT ha denunciato il rischio concreto che le forze di polizia, sotto la direzione di Retailleau, possano subire un’involuzione, tornando a un approccio più repressivo e meno attento alle specificità delle minoranze.
“La nomina di Bruno Retailleau al Ministero dell’Interno è stata accolta con costernazione e inquietudine. Si è sistematicamente opposto a tutti i progressi legislativi di cui ha beneficiato la comunità LGBT dagli anni ’80’, sostenendo movimenti conservatori impegnati a contrastare questi diritti.“
Proprio come in Italia, anche la Francia potrebbe presto vedere inoltre una stretta sull’educazione affettiva e le tematiche LGBTQIA+ nelle scuole con gravi conseguenze per chi già si trova in situazioni di marginalità, mentre la paventata possibile abolizione dell’Aide Médicale d’État (AME), fondamentale per i richiedenti asilo, potrebbe aggravare ulteriormente la condizione di coloro che fuggono da persecuzioni, inclusi numerosi individui LGBTQIA+.
Con la comunità già in fermento, la “Marche des Fiertés” del 28 settembre 2024 sarà il momento della mobilitazione contro un governo che – per diversi attivisti – non merita il beneficio del dubbio.
