Al Governo Meloni piace il fuoco: ridicolizzato dall’Ungheria di Orban sulle auto elettriche

Alleati su sovranismo e persecuzione della comunità LGBTIAQ+, la destra italiana si aggrappa a vecchi mondi destinati a scomparire e viene isolata persino dai suoi alleati illiberali.

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Meloni Orban auto elettriche
Meloni Orban auto elettriche
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Il governo italiana è sempre più isolato in Europa e non riesce a trovare una sua collocazione coerente, a causa dell’ambiguità tattica mantenuta dalla premier Giorgia Meloni e dalla maggioranza che la sostiene. È di queste ore anche la soffiata dai retroscena politici di una probabile discesa in campo di Piersilvio Berlusconi nella prossima primavera, evento che scatenerebbe la caduta del governo Meloni e condurrebbe il paese alle urne.

Dopo la difficile trattativa per la nomina della Commissione Europea, durante la quale l’Italia è stata declassata a paese minore a causa dell’inesperienza della sua classe dirigente, il governo italiano incontra difficoltà nel promuovere la propria agenda in Europa anche nella sua relazione con leadership solitamente vicine, come quella dell’omobitransfobico leader illiberale d’Ungheria, Viktor Orbàn.

In particolare sulla richiesta di anticipare al 2025 la revisione del divieto di produzione di auto a combustione interna, previsto per il 2035, anche l’Ungheria, tradizionalmente alleata dell’Italia su vari fronti, come la difesa della sovranità nazionale e le politiche contro i diritti della comunità LGBTI, ha preso le distanze dalla posizione italiana.

Un portavoce del governo ungherese ha chiarito che la proposta avanzata dal ministro italiano Adolfo Urso – Ministro delle Imprese e del Made in Italy, già missino, poi Alleanza Nazionale e oggi Fratelli d’Italia –  non è inclusa nell’ordine del giorno del Consiglio dell’Unione Europea, presieduto proprio dall’Ungheria. Il governo Orban si sta invece concentrando su un’altra strategia: rafforzare i legami con la Cina, diventata un importante investitore nel settore dei veicoli elettrici ungheresi.

Purtroppo è necessario sottolineare che con l’attuale destra italiana, i ragionamenti politici sono un po’ come quelli dei cavernicoli: se le auto elettriche le fa la Cina, allora noi non le vogliamo e tanti saluti alla transizione ecologica, mentre l’Italia è martoriata da immani tragedie legate al cambiamento climatico.

A questa destra italiota piace la fiamma, il motore che arde, viva il fuoco e chissenefrega dell’ambiente.

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Un po’ come per le famiglie omogenitoriali, la destra post-fascista italiana getta il bambino con l’acqua sporca, come dice il detto: non vogliamo famiglie di genitori omosessuali, e quindi i figli di coppie omogenitoriali si arrangino, con tanti saluti al compito di garantire pari diritti ai cittadini, come da articolo 3 della Costituzione.

La leadership di Meloni è allo sbando, tra pettegolezzi che diventano casi politici e lotte intestine che isolano la premier, e con la Lega di Salvini che vuole scavalcare a destra Fratelli d’Italia.

Ecco dunque che, come riferisce Politico.com, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha dichiarato la sua opposizione ai dazi UE contro le auto elettriche cinesi, sostenendo la necessità di una maggiore competizione aperta, piuttosto che di protezionismo​. Una divergenza che segna una frattura tra Italia e Ungheria, nonostante la cooperazione abituale su altre questioni più fascistoidi.

Così, l’Ungheria guarda al futuro dei veicoli elettrici con l’investimento della Cina e prova a costruire il proprio ruolo di hub europeo per l’industria dei veicoli elettrici, mentre l’Italia resta concentrata sul sostegno alla sua industria automobilistica tradizionale, chiedendo una revisione anticipata della normativa sul 2035​. La Germania, ad esempio, che è un produttore di auto storicamente più grande dell’Italia, non ha mostrato alcun interesse alla proposta del Governo Meloni, e ha mantenuto una posizione più neutrale.

In Italia il ragionamento politico è di così basso livello, che anziché fare politiche industriali per trasformare l’industria italiana in una filiera pronta alla transizione verso i motori elettrici, si fa di tutto per continuare a costruire motori termici che tra poco non vorrà più nessuno. Di ambiente e riduzione delle emissioni poi, neanche a parlarne.

 

fonti: ansa, vaielettrico.com, eu.news, politico.com

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