Coming Out Day, intervista a Lorenzo Balducci (video): “È un gesto politico, etico, permettetevi di essere felici”

Il coming out in famiglia nel 2002, quello pubblico nel 2012. Alla vigilia del Coming Out Day dell'11 ottobre ne abbiamo parlato con Lorenzo Balducci.

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In occasione della Giornata Internazionale del Coming Out che si tiene ogni anno l’11 ottobre, Wonty Media, Inclusive Media Factory, insieme ai suoi influencer, talent e content creator, darà vita a una serata unica nel cuore di Roma: Coming Out Night, il primo evento mai realizzato che celebra il coming-out in tutte le sue forme. Oltre al suo carattere festoso e inclusivo, la Coming Out Night è un charity event che sostiene cause sociali importanti, con il supporto di organizzazioni come Pangea, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e Smile House, impegnate nella promozione dei diritti e nel supporto alle persone in difficoltà.

 

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Non si tratta di un evento dedicato solo alla comunità LGBTQIAPK+, ma di un invito rivolto a tutti coloro che desiderano liberarsi delle etichette. Un happening per divertirsi sì, ma soprattutto per togliere le maschere che indossiamo ogni giorno e riuscire a esprimere liberamente la propria identità. Parole d’ordine: diversità e autenticità. Attorə, doppiatorə, comicə, performer e attivistə: i veri protagonisti saranno loro, non solo volti noti del mondo social, ma professionisti portatori di contenuti e impegno. Oltre 60 tra celebrities del mondo digital e content creator si faranno promotori di messaggi sociali su temi fondamentali come diversità, inclusività e solidarietà, come da sempre nello stile della comunicazione di Wonty Media, l’agenzia di talent management e factory di creatività digitale che da anni si distingue per l’unicità dei talent che rappresenta e per i messaggi di diversity&inclusion di cui si fa portavoce. L’agenzia nasce dall’unione di tre menti creative: Francesco Rellini, CEO di Wonty Media; Riccardo Pirrone, CEO di kirweb e social media manager di Taffo; Paolo Camilli, star del web.

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All’evento, presentato proprio da Camilli, ci sarà anche Lorenzo Balducci, che abbiamo intervistato per affrontare il tema del coming out.

Il tuo coming out quando è diventato realtà?

“Il mio primo coming out è stato con il mio migliore amico, all’età di 20 anni. Correva l’anno 2002. In famiglia nel 2003. Era il momento giusto, non credo sarebbe stato possibile prima e sono contento che non sia avvenuto dopo, troppo tardi. Sono passati tanti anni ma è così familiare che sembra averlo vissuto ieri. È stato in entrambi i casi, e dico per fortuna, una sensazione di grande libertà e amore verso me stesso. Sono stato anche fortunato, perché sia da parte del mio migliore amico che da parte della mia famiglia c’è stata comprensione. Avevo molta paura di fare coming out con i miei genitori. Ho fatto coming out prima con mio padre e due giorni dopo con mia madre. Non ho voluto affrontarli insieme, volevo gestire una situazione alla volta. Ci fu grande commozione, in entrambi i casi, c’è stata anche paura. Mia madre pensava che non avessi incontrato la donna giusta, mentre mio padre diceva che probabilmente ero troppo giovane per essere sicuro di una cosa di questo tipo. Queste erano le loro uniche paure che avanzarono in questo discorso fatto di amore, comprensione e accettazione. Paure che con il tempo si sono sciolte”.

Poi è arrivato il coming out pubblico, nel 2012. Perché proprio in quel preciso momento?

Tornando indietro l’avrei fatto prima, ho aspettato 10 anni, dal mio coming out in famiglia. C’era una motivazione ‘tecnica’, perché quell’anno stava uscendo un film a tematica LGBTQIA+ a cui avevo preso parte, Good as You. Mi sembrava strano dover affrontare un’ipotetica promozione del film parlando da questo punto di vista esterno di chi si approccia ad un personaggio gay essendo eterosessuale. Non era la realtà. All’epoca ero fidanzato e il mio ragazzo di un tempo mi aiutò a riflettere su tutto questo. Si incontrarono diverse onde energetiche, sentivo che questo bisogno di trasparenza che avevo già vissuto in privato si potesse realizzare anche in un contesto pubblico. Io sono anche una persona abbastanza riservata dal punto di vista privato nella mia vita pubblica, ma questa era una questione molto più importante, non significava raccontare i fatti miei. Per me il coming out è anche un gesto politico, è sicuramente una cosa che tocca il privato delle persone, ma considerando la situazione generale del nostro Paese mi era sembrato un gesto soprattutto etico. All’epoca i coming out pubblici non erano proprio all’ordine del giorno, erano molto rari”.

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E ancora oggi lo sono, potremmo dire. L’ambiente dello spettacolo, il tuo ambiente, sembrerebbe ancora mettere non pochi paletti in tal senso. 

C’è ancora il timore che un attore gay possa essere additato, che non possa interpretare altri ruoli. Questa è una grandissima stronzata, la stessa cosa dovrebbe valere anche per gli attori etero che interpretano ruoli gay. In altri Paesi la cosa è più sdoganata, in Italia c’è ancora questa paura. Nel 2012 io ero emozionato di fare coming out ma ero anche consapevole di non essere Tiziano Ferro, che l’aveva fatto due anni prima. Un coming out, il suo, che mi aveva molto colpito e in parte anche ispirato. Non ero un personaggio pubblico di quella grandezza, ero una goccia nel mare, ma lo rifarei subito”.

Alla vigilia del Coming Out Day, c’è chi sostiene che nel 2024 non serva dichiararsi. Perché è invece importante continuare a farlo?

“A me capita di parlare con ragazzi o uomini che hanno difficoltà nel fare coming out. Ci sono quelli che ti ringraziano per averlo fatto, cosa che a me sembra scontato perché quel passaggio l’ho vissuto tanto tempo fa ma c’ero anche io in quella situazione. Nel lontano ‘2000 pensavo che mai avrei fatto coming out con nessuno, eppure era ben chiaro dentro di me che fossi gay. Ero intrappolato in questa gabbia che mi impediva di essere come sono adesso, che mi sembra così semplice, mentre all’epoca sembrava questo il grande scoglio, ovvero l’impossibilità di vivere una vita serena. Ma non è così. Mi fa rabbia che tanti non lo possano capire e accettare. Sia giovani che adulti. Il movimento LGBTQIA si scontra ancora oggi con la triste realtà di una mancata presa di coscienza, della difficoltà di avere il coraggio di poter essere semplicemente sè stessi. C’è una fetta di Italia che ancora non si permette il lusso di essere felice, di essere sè stesso, per paura. Vuoi per la società, per il governo, la famiglia, l’educazione, la scuola. Non dico che sia un dovere, ma è una cosa che dovrebbe toccare la coscienza di tutti. Siamo tutti coinvolti, per questo motivo parliamo di comunità LGBTQIA+ e non di persone singole”.

 

Coming Out Night 11 ottobre 2024

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Lorenzo Balducci

All’evento a inviti che si terrà venerdì 11 ottobre a Palazzo Brancaccio, ci saranno oltre a Paolo Camilli e a Lorenzo Balducci, Ludovica Di Donato, Le Coliche, i ragazzi di FantaSanremo, Barbara Foria, Marta Filippi, Giorgia Fumo, Simon & The Stars, Nadia Mayer, star di “Casa a prima vista”, Fabio De Vivo (storico speaker radiofonico di M2O e R101), Silvia Mobili (storica voce di Radio Capital), Renzo Di Falco (speaker di RDS), Nathania Zevi (giornalista del TG1) e tantissimi altri attori, stand-up comedian e content creator.

Desidero celebrare il coraggio! Per me nel 2024 le persone coraggiose sono coloro che vanno dallo psicoterapeuta, che si interrogano, che hanno voglia di mettersi in discussione per ritrovarsi, chi rompe gli schemi tradizionali, chi dichiara serenamente di non volere figli, chi se ne frega del giudizio degli altri…”, dichiara Paolo Camilli.

Il dress code della serata inviterà tuttə a osare come se si partecipasse al Met Gala. Il purple carpet più lungo di Roma sarà il simbolo di una serata dove ognuno potrà finalmente esprimere chi è davvero, senza timore di giudizi.

Sebbene sia la prima Coming Out Night, questo è il terzo evento organizzato da Wonty Media, sotto la direzione di Renato Scattarella, event coordinator del gruppo, in collaborazione con l’agenzia creativa social kirweb, un appuntamento annuale che quest’anno si impreziosisce del patrocinio di Roma Capitale e dell’Assessorato alle Pari Opportunità.

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