In occasione dell’International Coming Out Day 2025, celebrato ieri, 11 ottobre, il team di Meglio a Colori, in collaborazione con AGEDO Roma, ha lanciato l’iniziativa “Con il loro nome”: un video e un racconto collettivo che mettono al centro il legame tra genitori e figlз, e il potere trasformativo dell’accettazione.
Dare un nome alle cose. Renderle manifeste. Scegliere di farle esistere. È questo il significato più profondo del coming out, un atto che per molte persone LGBTQIA+ rappresenta la possibilità di vivere pienamente sé stesse, mentre per le persone trans è – più che mai – una dichiarazione di esistenza.

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“Con il loro nome”: quando il coming out diventa un gioco d’amore
L’iniziativa “Con il loro nome”, realizzata per il Coming Out Day 2025, è un progetto video e un gioco simbolico che coinvolge famiglie vere. L’obiettivo è ricordare che a guidare un genitore non dovrebbero essere le aspettative, ma la volontà di vedere le proprie figlie e i propri figli vivere liberi e felici per ciò che sono.
Il progetto, sostenuto anche dall’associazione Libellula APS, racconta le storie di Kevin, Aurora e Sasha, tre giovani che hanno condiviso la loro esperienza di coming out con i genitori davanti alle telecamere. Ne emergono parole autentiche, intime e fortemente significative: testimonianze che parlano di paura, di scoperta e – soprattutto – di amore.
Tre testimonianze che, insieme, mostrano come il coming out non sia solo un gesto personale, ma un cammino condiviso fatto di ascolto, accettazione e libertà.
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Il significato del Coming Out Day

Il Coming Out Day nasce nel 1988 negli Stati Uniti su iniziativa degli attivisti Robert Eichberg e Jean O’Leary, in memoria della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle persone lesbiche e gay, svoltasi l’11 ottobre 1987. Da allora, ogni anno, questa giornata rappresenta un momento di visibilità, consapevolezza e liberazione per la comunità LGBTQIA+, un invito a rompere il silenzio e a vivere apertamente la propria identità.
Il coming out è insieme un gesto politico e un atto d’amore: significa scegliere la verità, affermare sé stessi e includere gli altri nel proprio percorso di autenticità.
Eppure, i dati raccontano un’Italia ancora lontana dall’uguaglianza. Secondo i dati dell’European Union Agency for Fundamental Rights (2024), solo il 43% delle persone LGBTIQ nel nostro Paese si sente “abbastanza” o “molto” libera di rendere visibile il proprio orientamento o identità di genere, contro una media europea del 51%. Anche la sicurezza resta una preoccupazione: il 22% delle persone LGBTQIA+ evita alcuni spazi pubblici per paura di aggressioni o minacce, una percentuale che sale al 27% tra le persone trans.
Un Paese che arretra sui diritti trans
Nonostante l’OMS abbia depatologizzato le identità trans e non binarie nel 2018, in Italia continua a diffondersi una narrativa ideologica che le descrive come “pericolose”. Dal DDL Sasso-Valditara contro l’identità alias ai tentativi di limitare l’accesso alle cure per i minori trans, il clima politico resta fortemente ostile.
Secondo quanto segnalato dalla rete ItaliaTransAgenda e da TGEU (Transgender Europe), il governo ha proposto un disegno di legge che obbliga i minori trans a sottoporsi a valutazioni psichiatriche prima di accedere alle cure mediche, subordinando inoltre ogni prescrizione al via libera di un comitato etico nazionale.
La norma rischia di compromettere salute e autodeterminazione, confondendo trattamenti ormonali con i farmaci sospensivi della pubertà e aprendo di fatto la strada alle ‘terapie’ di conversione, pratiche già condannate a livello internazionale.
Meglio a Colori: la campagna contro le “terapie riparative”

La campagna Meglio a Colori, lanciata nel maggio 2024 e sostenuta da oltre 30 organizzazioni italiane, si propone di contrastare le pratiche di conversione e di promuovere una legge nazionale che ne vieti l’uso.
La campagna fa parte della rete europea ACT (Against Conversion Therapy), che ha coordinato un’Iniziativa dei Cittadini Europei capace di raccogliere oltre 1 milione di firme entro maggio 2025. L’Italia ha contribuito con più di 60.000 firme valide, raggiungendo così l’obiettivo nazionale.
Anche l’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) ha espresso il proprio sostegno, definendo qualsiasi intervento “riparativo” una violazione della dignità e della salute mentale delle persone LGBTQIA+.
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