Jeremy Strong, “legittimo criticarmi” per aver interpretato Roy Cohn, avvocato gay di Donald Trump

Da attore etero il divo di Succession ha voluto prendere di petto l'argomento, riportando in vita il controverso Cohn nel film The Apprentice.

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È in arrivo il 17 ottobre nei cinema d’Italia l’atteso The Apprentice – Alle Origini di Trump, nuovo chiacchierato film di Ali Abbasi che ricostruisce le origini dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America, interpretato per l’occasione da Sebastian Stan.

Il film è ambientato nella New York degli anni 70. Determinato a uscire dall’ombra del potente padre e a farsi un nome nel settore immobiliare di Manhattan, l’aspirante magnate Donald J. Trump incontra l’uomo che diventerà una delle figure più importanti della sua vita: il faccendiere Roy Cohn. Vedendo del potenziale in Trump, il controverso avvocato — che aveva ottenuto le condanne per spionaggio contro Julius ed Ethel Rosenberg e aveva investigato sui sospetti comunisti insieme al senatore McCarthy — insegna al suo nuovo allievo come accumulare ricchezza e potere con l’inganno, l’intimidazione e la manipolazione mediatica. Il resto è storia…

Jeremy Strong, "legittimo criticarmi" per aver interpretato Roy Cohn, avvocato gay di Donald Trump - THE APPRENTICE Alle origini di Trump - Gay.it

Negli abiti di Roy Cohn troviamo Jeremy Strong, magnifico Kendall Roy nella pluripremiata serie HBO Succession, per la quale si è aggiudicato un Critics Choice Award, due Screen Actors Guild Awards, un Emmy e un Golden Globe nella sezione migliore attore in una serie drammatica. Strong, che punta ora agli Oscar come miglior attore non protagonista, è sposato dal 2016 con Emma Wall e in The Apprentice interpreta un uomo dichiaratamente gay, Roy Cohn, deceduto nel 1986 per complicazioni dovute all’AIDS.

Nel pieno dell’infinita discussione sugli attori etero che interpretano ruoli omosessuali, Strong si è detto pienamente consapevole di eventuali polemiche, tanto da definire “assolutamente legittimo” criticarlo. Per poi aggiungere:

“Sono un po’ antiquato nel credere che, fondamentalmente, si tratti di arte e che i grandi artisti siano in grado di cambiare il timbro della propria natura. Questo è il nostro lavoro come attori”.

Il dibattito sul fatto che gli attori eterosessuali debbano interpretare ruoli queer si è riacceso negli ultimi anni, tra favorevoli e contrari. Mai nessun attore LGBTQ+ dichiarato ha vinto un premio Oscar per un ruolo gay, mentre diversi attori eterosessuali, tra cui Tom Hanks, Sean Penn e Jared Leto, hanno vinto un Oscar per aver interpretato personaggi LGBTQ+.

Ma è compito di un attore “rendere qualcosa che non è necessariamente la tua abitudine nativa”, ha precisato Strong al LA Times.

“Sebbene non pensi che sia necessario che i ruoli queer siano interpretati da attori queer, sarebbe bello se a questo si desse più peso”. “Quello che sento, chiunque interpreti una parte, è che devi prendere queste cose sul serio come prendi la tua vita. Non è un gioco, e queste persone e le loro lotte e le esperienze che stai cercando di rendere non sono un gioco”.

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Diversi attori, tra cui Al Pacino, nel film Angels in America del 2003, e Will Brill nel più recente Fellow Travelers, hanno interpretato sullo schermo Roy Cohn. Documentandosi per il ruolo, Strong sapeva che il primo passo da compiere era quello di comprendere “l’angoscia e il tumulto” di Cohn, che in vita non ha mai dichiarato la propria omosessualità: “In caso contrario non l’avrei fatto”.

Chi era Roy Cohn?

https://www.youtube.com/watch?v=bGC-zxIsu2w

Classe 1927, nel 1951 Cohn fu il viceprocuratore federale nel processo per spionaggio a carico di Julius ed Ethel Rosenberg, per poi diventare dal 1953 al 1954 consulente capo del senatore Joseph McCarthy durante le audizioni Esercito-McCarthy. Cohn e McCarthy presero di mira molti funzionari governativi e figure culturali non solo per sospette simpatie comuniste ma anche per presunta omosessualità. McCarthy e Cohn furono responsabili del licenziamento di decine di omosessuali da posizioni governative e costrinsero al silenzio molti avversari, sfruttando le voci sulla loro omosessualità per intimidirli.

Seguì una trentennale carriera da avvocato a New York presso lo studio Saxe, Bacon & Bolan. Cohn curò gli interessi legali di un gran numero di clienti di alto profilo, tra cui Trump, la squadra di baseball dei New York Yankees e il suo proprietario George Steinbrenner, Aristotele Onassis, i mafiosi Tony Salerno, Carmine Galante e John Gotti, i proprietari dello Studio 54 Steve Rubell e Ian Schrager, l’arcidiocesi di New York, il finanziere e filantropo texano Shearn Moody Jr. e Richard Dupont.

Nel 1986, un collegio di cinque giudici della corte d’appello della Corte suprema dello stato di New York radiò Cohn per condotta non etica e non professionale, tra cui appropriazione indebita di fondi dei clienti, falso in una richiesta di iscrizione all’ordine e per aver fatto pressioni su un cliente affinché modificasse il suo testamento.

Le speculazioni sulla sessualità di Cohn si intensificarono dopo la sua morte per AIDS, nel 1986. In un articolo del 2008 pubblicato nella rivista The New Yorker, Jeffrey Toobin citò Roger Stone, che aveva lavorato con lui a partire dalla compagna di Reagan per le primarie presidenziali del Partito Repubblicano del 1976: “Roy non era gay. Era un uomo a cui piaceva fare sesso con gli uomini. I gay sono deboli, effeminati. Lui sembrava avere sempre attorno questi giovani ragazzi biondi. Non era oggetto di discussione. Era interessato al potere e all’accesso”.

Fino al giorno della sua morte, Cohn ha insistito sul fatto che fosse malato di cancro al fegato e non di AIDS.

© Riproduzione riservata.

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