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Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma

Un bene confiscato alla mafia nel cuore della Capitale è diventato casa accoglienza per giovani vittime di omobitransfobia in famiglia.

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Refuge Co-Housing LGBT+ è la struttura di Co-Housing, gestita da Gay Center, destinata a giovani LGBT+ vittime di violenza e discriminazione e/o migranti, per un progetto di piena inclusione che sorge nel centro storico di Roma.

Cosa è Refuge Co-Housing LGBT+

Nella giornata di ieri il progetto, che ha il sostegno dei fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che ne garantiscono la gestione, e di Flying Tiger Copenaghen che ha co-finanziato le spese di ristrutturazione, mentre la struttura è un bene confiscato alla mafia che è stata assegnata grazie all’impegno del Municipio 1 del Comune di Roma, è stato illustrato alla stampa da Marina Marini (Responsabile Network Refuge LGBT+), Daniela Di Capua (Responsabile Ufficio 8×1000 Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai), Francesco Sangregorio (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai), Lorenza Bonacorsi (Presidente Municipio 1 di Roma) e Claudia Santoloce (Assessora Pari Opportunità Municipio 1 di Roma).

La struttura, avviata questa estate, ospita sino a 3 persone LGBT+ in regime di semiautonomia, che provengono da situazioni di violenza e discriminazioni.

Marina Marini, Responsabile del Network Refuge LGBT+

Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma - Anna Conti - Gay.it
Marina Marini, Responsabile del Network Refuge LGBT+

“Ogni anno, attraverso il servizio della Gay Help Line 800 713 713, riceviamo centinaia di richieste di aiuto da parte di persone LGBT+, prevalentemente giovani, che subiscono violenze all’interno delle proprie famiglie e necessitano di un luogo sicuro in cui rifugiarsi“, ha dichiarato Marina Marini, Responsabile del Network Refuge LGBT+. “L’apertura, questa estate, del Refuge Co-Housing LGBT+ ha rappresentato un’aggiunta significativa al nostro Network Refuge LGBT+, permettendoci di accogliere oltre 140 persone dal 2016 a oggi. Questa struttura è specificamente dedicata a coloro che hanno superato la fase più traumatica e sono pronti a intraprendere un percorso verso l’autonomia. Refuge Co-Housing LGBT+ offre loro l’opportunità di proseguire studi specialistici o post-diploma, percorsi che gli utenti non potrebbero affrontare da soli, con l’obiettivo di garantire migliori opportunità lavorative e superare le discriminazioni che le persone LGBT+ affrontano nel mondo del lavoro. Questo grande traguardo è stato possibile grazie al prezioso contributo dei partner che ci sostengono”.

Anna Conti e Francesco Sangregorio dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

 

“Come membri della Soka Gakkai, siamo profondamente convinti che la vera dignità di ogni persona si realizzi solo con l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e pregiudizio. Sostenere il progetto Refuge Co-Housing LGBT+ rappresenta per noi un impegno concreto nel garantire spazi sicuri e tutele concrete, dove giovani persone LGBT+ possano ritrovare speranza e costruire un futuro libero dalla paura, esprimendo al massimo il proprio potenziale” ha aggiunto Anna Conti, vice Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma - Francesco Sangregorio - Gay.it
Francesco Sangregorio dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Crediamo fermamente che ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, abbia diritto di vivere con rispetto e piena realizzazione. L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai si impegna da sempre per la promozione del rispetto della dignità della vita e dei diritti umani. Il nostro sostegno alla comunità LGBT+ nasce da questa visione. Costruire una società inclusiva in cui le differenze sono insite nella vita stessa e rappresentino sempre una risorsa e un valore. Per noi questo progetto rappresenta un modo concreto per manifestare il principio buddista secondpo cui ogni individuo è dotato di un valore inestimabile e ha il potenziale di contribuire alla pace e alla felicità collettiva. Questo progetto ioffre un rifugio sicuro a chi è stato cacciato id casa o ha subito maltrattamenti e discriminazioni e rappresenta un’azione concreta per costruire una società più giusta e inclusiva“, ha aggiunto Francesco Sangregorio dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Lorenza Bonaccorsi e Claudia Santoloce del Municipio I

Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma - Lorenza Bonaccorsi - Gay.it
Lorenza Bonaccorsi, Presidente Municipio 1

In Italia siamo ancora molto indietro per l’accoglienza delle vittime di omobitranfobia, che molto spesso sono vittime di violenza familiare e non hanno un posto sicuro dove stare, per questo come Municipio 1 di Roma, abbiamo deciso di dedicare questa casa sequestrata alla mafia per supportare le a comunità LGBT+. Questo servizio si aggiunge anche allo sportello che abbiamo dedicato alle persone LGBT+, in questo modo il nostro Municipio mostra concretamente di essere in prima linea per i diritti LGBT+”, hanno sottolineato Lorenza Bonaccorsi, Presidente Municipio 1, e Claudia Santoloce Assessora Pari Opportunità Municipio 1.

Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma - Claudia Santoloce - Gay.it
Claudia Santoloce Assessora Pari Opportunità Municipio 1.

Nella presentazione alla stampa della struttura c’è stato anche modo di ascoltare le storie di chi attualmente è ospite di Refuge Co-Housing LGBT. Volti nascosti per la loro sicurezza, perché vittime di omobitransfobia tra le mura della propria casa, dai propri genitori.

Mario (ragazzo transgender di 24 anni) ospite di Refuge Co-Housing LGBT+

Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma - Mario ragazzo transgender di 24 anni - Gay.it

Ciao, sono Mario, un ragazzo transgender. Questo non è il mio nome, non posso dirlo nè farmi vedere in volto perché sono in una struttura protetta. Essere ospitato fa Refuge Co-Housing LGBT+ è prima di tutto una fonte di rassicurazione, qui vivo con l’angoscia costante di un futuro incerto. Finalmente posso smettere di annegare nei dubbi e iniziare a credere nei miei sogni, anche se piccoli, come quello di trovare un angolo di pace. Un luogo dove non devo sempre pensare a come sopravvivere, a come proteggermi dalle persone che mi feriscono per sentirsi meglio con sé stesse. Qui ho capito che esistono davvero persone che mi aiutano e mi danno la possibilità di formarmi per avere un futuro migliore. E questo, per me, è prezioso. Questa esperienza per me è una forma di coraggio, mi hanno dato la possibilità di proseguire i miei studi, nonostante avessi avuto delle difficoltà con i miei genitori, che hanno avuto una religione molto pressante.  Loro hanno sempre trovato il diverso. Qui posso stare finalmente tranquillo e portare avanti un corso che ho sempre voluto fare, un corso di disegno. All’inizio non avevo tante speranze di poterlo finire, ma stando qui riesco a pensare un po’ più avanti, a finire questo corso. Refuge LGBT+ per me rappresenta anche una sfida: è il tentativo di riprendere in mano la mia vita e diventare autonomo, nonostante le difficoltà.

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Jacopo (ragazzo gay di 20 anni) ospite di Refuge Co-Housing LGBT+

Refuge Co-Housing LGBT+, parlano i ragazzə vittime di omotransfobia in famiglia ospiti della casa rifugio di Roma - Jacopo ragazzo gay di 20 anni - Gay.it

Ciao sono Jacopo, ragazzo di 20 anni cacciato dalla propri famiglia all’età di 17 anni. Per me Refuge LGBT+ è stata una seconda possibilità di vita. A 17 anni, sono stato vittima di violenze e discriminazione in casa perché gay, e mi sono sentito perso, come se il mondo mi avesse voltato le spalle. Entrare in questa casa famiglia ha significato non solo avere un tetto sopra la testa, ma soprattutto ricevere affetto, che è la cosa più importante. Qui, ho trovato persone che mi hanno accettato per quello che sono e mi hanno permesso di crescere senza subire violenze e la paura di essere giudicato. Ovviamente il distacco dalla mia famiglia non è stato semplcie, essendo minorenne ho dovuto denunciare mia madre e il compagno.  Lui l’ho anche querelato, perché nessuno deve permettersi di giudicarti perché ami una persona dello stesso sesso, perché sei te stesso. All’interno di Refuge LGBT+ ho trovato una vera famiglia, molto più vera rispetto a quella che mi è stata affibbiata alla nascita.  Qui noin si hanno pregiudizi gli uni con gli altri, si è liberi di raccontarsi, sollevare dubbi relativi alla propria vita.

Grazie al sostegno di Refuge LGBT+ sono riuscito a diplomarmi e ora sto continuando a inseguire i miei sogni, grazie a Refuge Co-Housing LGBT+ che mi consente di studiare all’università, che è vicino casa.
Nonostante lavori Part Time, posso contare sulla casafamiglia, riuscendo a dedicare molte ore allo studio, cosa che diversamente non avrei potuto fare.

Posso essere me stesso, con i miei tempi, senza la pressione di dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Qui ho trovato la libertà di costruire il mio futuro, con amore e comprensione.

© Riproduzione riservata.

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