Francesco Spano si è dimesso da capo gabinetto del Ministero della Cultura dopo essere stato oggetto dell’infelice appellativo di “pederasta“ da parte di uno squadrista digitale facente parte della corte di scalmanati fascistelli della corte asservita alla presidente del Consiglio Italiano Giorgia Meloni. Lo ha raccontato “Il Fatto Quotidiano“, che ha riportato la vicenda. Si chiama Fabrizio Busnengo lo sconosciuto scagnozzo che imbarazza Meloni e il suo (Maxxi) alfiere Alessandro Giuli. Il suo ruolo è coordinatore di Fratelli d’Italia del IX municipio di Roma. Su una chat dei fasciocapitolini a cui è iscritta anche Arianna Meloni, riferisce il quotidiano diretto da Travaglio/Gomez, Busnengo ha scritto:
“Buongiorno, voglio segnalare il grosso malumore nel nostro partito per la nomina del pederasta Spano da parte del ministro Giuli”.
Busnengo ha scritto anche:
“Spano ha posizioni ignobili sui temi Lgbtq”.
Nel frattempo Francesco Spano, il burocrate della sinistra (definizione de Il Giornale), si è dunque dimesso. Il neo capo di gabinetto del Ministero della Cultura diretto dal neo ministro Alessandro Giuli – insediatosi dopo lo scandalo Boccia Sangiuliano – ha rassegnato le dimissioni.

Il percorso di Francesco Spano è stato un soffio di vento, dieci giorni appena, accanto ad Alessandro Giuli. E dire che lo stesso Spano l’aveva detto a Giuli: “Ma sei sicuro? Io sono vicino al centro-sinistra, ci massacreranno“. Ma Giuli aveva insistito, forte del pensiero solarissimo e temerario d’un vero uomo tutto d’un fascio, pardon, d’un pezzo.
Così Francesco Spano, l’uomo che da sinistra aveva flirtato politicamente con la destra (ah, quel verso di Calcutta “Non ero stato mai a letto con una di destra…“), ha così puntualizzato:
“Il contesto venutosi a creare, non privo di sgradevoli attacchi personali, non mi consente più di mantenere quella serenità di pensiero che è necessaria per svolgere questo ruolo così importante”
Fonti vicine aevano confermato a Il Fatto ciò che molti sospettavano già nelle ultime 48 ore e tanto è stato: l’ombra delle anticipazioni di “Report”, unite alle allusioni di Dagospia, hanno schiacciato Spano-Giuli sotto una coltre di non credibilità agli occhi della destra.
Ancora Spano, che scrive:
“Nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione, pertanto, ritengo doveroso da parte mia fare un passo indietro. Ciò non mi impedisce, evidentemente, di esprimerle la mia profonda gratitudine per la stima ed il sostegno che mi ha mostrato senza esitazione”
Due nuovi casi Boccia, sussurrano Sigfrido Ranucci e il team di Report (Domenica 27 Ottobre su Rai3), intrecciati nei corridoi del ministero. E così, con una decisione che pare condivisa, Spano e Giuli hanno scelto di fermarsi. La megalomane inquilina di Palazzo Chigi è stata informata del nuovo scandalo universale gestito per altri. Pare sia più nera del nero (e questa volta, la cosa sembra non piacerle).

Alessandro Giuli, ministro della Cultura da due settimane che, tra un discorso onologico terracque e sistemi solari roteanti, è stato già travolto da sé stesso, ha risposto così alle dimissioni del suo pupillo di centrosinistra:
“Con grande rammarico, dopo averle più volte respinte, ricevo e accolgo le dimissioni del Capo di Gabinetto, Francesco Spano. A lui va la mia convinta solidarietà per il barbarico clima di mostrificazione cui è sottoposto in queste ore. Non da ultimo, ribadisco a Francesco Spano la mia completa stima e la mia gratitudine per la specchiata professionalità tecnica e per la qualità umana dimostrate in diversi contesti, ivi compreso il ministero della Cultura”
Spano, nominato appena il 14 ottobre, dopo l’allontanamento del suo precedessore Francesco Gilioli, si è trovato sotto il fuoco incrociato della faida tra fratellini d’Italietta. Sembrerebbe che quanto scopriremo Domenica da Report sia lo sgocciolante pressapochismo proprio di Gilioli, che avrebbe rilasciato alcune rivelazioni ai giornalisti del programma d’inchiesta di Rai 3 (sebbene Ranucci non abbia confermato). Riferisce Repubblica che Spano abbia fatto ingaggiare il suo compagno come consulente legale del Maxxi ai tempi in cui Giuli era Presidente del museo di arte contemporanea romano e Spano ne era direttore generale, e che lo stesso Giuli abbia “coperto” la nomina, nonostante un certo visibile conflitto di interessi. Era stato proprio l’immarcescibile ma già vacillante Alessandro Giuli, a licenziare Gilioli per “fatti gravissimi“. Che casino.
Spano si sarebbe dimesso non tanto per la vergognosa offesa di “pederasta”, quanto per la solita storia dell’associazione Andoss, spifferata con toni moralistici da Le iene nel servizio “Orge e prostituzione e Palazzo Chigi paga?” Nel 2017, da capo dell’Unar, Spano aveva concesso finanziamenti a un’associazione LGBTI+ che gestiva uno spazio ricreativo, in cui pare lavorassero anche sex worker. Si capisce che tutto questo è troppo per la destra cattofascista, capitanata dai furbacchioni di Pro Vita che in questi giorni, insieme anche alla stampa della destra anti-Meloni (Belpietro eccetera), ha condotto una campagna senza tregua per massacrare la coppia Spano-Giuli. La vicenda dei soldi dati all’associazione LGBTI+ era stata archiviata dalla Corte dei Conti, sebbene proprio Le Iene (quelli dello show tv, non quelle che si ammazzano tra loro come fasci tarantiniani ndr) hanno pubblicato la sentenza del Tribunale di Grosseto che scagiona la troupe Mediaset dalle accuse di diffamazione verso Spano (qui il pdf della sentenza).

In questi giorni le chat di Fratellini d’Italietta si animavano di veleni. Le faide tra fasci possono essere davvero spietate, com’è noto. Quindi, ecco l’affondo dei lunghi coltelli: l’insulto “pederasta”, un insulto omofobo fascista e osceno da parte di uno dei tanti fan maschi della mitomane, Fabrizio Busnengo, che ha sbandierato la solita equazione gay uguale pederasta. Un’usanza che i fascisti hanno appreso nei corridoi del Vaticano dove da sempre si inginocchiano a gola spalancata in cambio di potere. Busnengo è stato rapidamente epurato. Infine, l’anticipazione di “Report”: nuovi scandali, coinvolgimenti, sospetti. Spano non ce l’ha fatta e ha comprensibilmente ceduto, per evitare il vortice di un massacro mediatico che, giorno dopo giorno, lo avrebbe consumato. In queste ore probabilmente sarà arrabbiatissimo proprio con Giuli, a cui aveva già anticipato che quella nomina non s’aveva da fare. E ora? Ora tocca ad Alessandro Giuli? I più maliziosi giurano che domenica sera, televisore puntato su Rai 3, Genny Sangiuliano sboccerà champagne.
