Alessandro Giuli e Francesco Spano e le insinuazioni e Dagospia e Report e Le Iene

Speculazioni sul ministro della Cultura e Francesco Spano: cosa ci racconterà Report domenica 27 ottobre?

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Francesco Spano e Alessandro Giuli
Francesco Spano e Alessandro Giuli
8 min. di lettura

Di Francesco Spano nominato capo di gabinetto del Ministero della Cultura dal neo-ministro Alessandro Giuli, delle insinuazioni di Dagospia, de Le Iene e dello scandalo che fu, e di Report e di quanto ci mostrerà Domenica 27 Ottobre.

Ci sono storie che evaporano tra le pieghe e le piaghe della narrazione, nei silenzi e nelle insinuazioni di un paese assediato dalle ombre, dagli scandali, dai misteri, dai non detti. Un paese governato dal pettegolezzo: un paese cattolico, da sempre illuminato dall’idolatria assolutista del pensiero solare e dalla venerazione per l’uomo forte. Ma noi non abbiamo paura. E in questo inesistente stato-nazione di amanti assai esigenti che portano i ministri alle dimissioni, ci riserviamo di affondare le grinfie nella melma dei tumulti che da millenni perpetuano l’ostile stigma verso la comunità di noialtre persone queer: quasi sempre vittime dell’arroganza maschiocentrica, qualche volta complici e persino serve (scusate raga, ora va di moda una certa lingua alta, incomprensibile ai renzi e alle lucie…).

Ecco, certe volte quelle stesse storie finiscono per deformarsi, arrotolate su sé stesse, per poi perdersi in una nebbia di sospetti e pettegolezzi che rischiano di offuscare il reale. Nel panorama politico italiano, dove le decisioni e i rapporti personali sono spesso avvolti in dinamiche complesse, emergono insinuazioni che, avvolte in un linguaggio affilato e ironico, lasciano un agrodolce senso di non detto, con retrogusto di calunnia, in verità assai vicine alla realtà. E non sai se riportare, o no. E non sai se disambiguare, o no. E non sai quanto valore dare al reale, quando il reale è un vaporoso fumo di allusioni che affondano nella vita privata delle persone. Persone che governano, schiacciando il resto della popolazione sotto il giogo di deplorevoli reati universali da spalmare in tutto il globo terracqueo.

È il caso delle recenti insinuazioni che Dagospia ha fatto riguardo al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e al neo-nominato capo di gabinetto Francesco Spano. Se da un lato Dagospia si è sempre distinto per la sua capacità di intrecciare notizie con un velo di malizia, dall’altro, quando si toccano vite personali e si insinuano storie senza concrete evidenze, non si può fare a meno di interrogarsi su certe scelte editoriali.

Cosa rimane, infatti, della notizia quando le parole si spingono troppo oltre, insinuando più di quanto riescano effettivamente a dire? Ve lo dico io cosa rimane: rimane quel furbacchione di Alessandro Giuli, che ha incassato una difesa dal Domani di De Benedetti, accuse da Pro Vita (finti nemici, comprovati fiancheggiatori) e un articolo di retroscena apparentemente pettegolo da Dagospia. Tuttavia, come già detto da Gay.it, saranno Report e Sigfrido Ranucci a scatenare il prossimo putiferio. Appuntamento domenica sera, 27 Ottobre, Rai 3 (sempre che la mitomane paranoica e i suo squadristi non arrangino un decreto per silenziare tutta la stampa libera di tutti gli universi esistenti e futuri).

Francesco Spano e Alessandro Giuli fatti oggetto di un corrosivo articolo di Dagospia
Francesco Spano e Alessandro Giuli fatti oggetto di un corrosivo articolo di Dagospia

“Al cuor di Giuli non si comanda”

L’articolo di Dagospia si apre con una frase che, seppur giocosa, introduce un tono che si farà via via più controverso: “Al cuor non si comanda!”. Una massima che, per quanto apparentemente innocua, sembra già tracciare un percorso preciso. Perché questa frase viene scelta? Perché si opta per un linguaggio che suggerisce una connessione diversa da quella professionale tra Giuli e Spano? Il giornalismo, specialmente quello rivolto al pubblico ampio e influente di Dagospia, non dovrebbe forse attenersi a fatti e realtà verificabili, piuttosto che lasciarsi trascinare da un gioco di allusioni? Che domande: è Dagospia e questa è l’Italia, lo STATO NAZIONE che non esiste (non ditelo alla mitomane). Dagospia: il giornale più letto dal potere in Italia. Lo sanno tutti.  Dagospia, che fa lo sporco lavoro che non fanno tanti altri giornalisti italioti moralisti bacchettoni e democristiani che si mettono in coda per una copertina vanitosa.

Sempre nell’articolo di Dago, Francesco Spano viene descritto come “tenebroso” e “fascinoso”, e si dice che ha un curriculum che parla per lui. La sua carriera, segnata da importanti incarichi e collaborazioni con personalità di spicco come Giuliano Amato (!) e Maria Elena Boschi, dovrebbe essere al centro dell’attenzione. Ma Dagospia sembra preferire altro, scegliendo di concentrarsi su un presunto “affiatamento” con Giuli. E così, tra le righe, si insinua qualcosa di diverso, qualcosa che non viene mai detto apertamente, ma che si sente scivolare tra le parole, come un soffio leggero e persistente. La mitomane lo ripete spesso, Dago è il vero nemico.

Francesco Spano è stato nominato capo di gabinetto del Ministero della Cultura dal neo ministro Alessandro Giuli
Francesco Spano è stato nominato capo di gabinetto del Ministero della Cultura dal neo ministro Alessandro Giuli – qui si vede uno screenshot dell’articolo di Dagospia

Fascino o professionalità?

Dagospia afferma che i due, Giuli e Spano, si sono “presi subito”. Professionalmente, si intende. Eppure, nell’articolo di Dago, il lettore viene guidato, quasi condotto per mano, verso una conclusione che Dagospia non articola esplicitamente, ma che sembra fluttuare come un’ombra sulle nostre teste. Un venticello, insomma.

Giuli sarebbe dunque “Accecato dal fascino dardeggiante” di Spano, si legge su Dago. Ancora una volta, la scelta delle parole è precisamente vaga. Non si parla di meriti, di capacità, di competenza. Si parla di fascino e dardi scoccati. Ma da chi? Bah! Molto divertente, sia messo agli atti. È legittimo tuttavia chiedersi quale sia l’intento di un tale linguaggio, e se non si stia cercando di forzare una narrazione che sconfina nel terreno della speculazione. Ma chissenefrega, dopotutto son fasci universali, che da sempre trovano le serve queer di regime pronte a oliare meccanismi e procedure: sono secoli che in Vaticano si fa così, e lo sa molto bene proprio Francesco Spano.

Il passato che ribolle

Non è la prima volta che Francesco Spano si trova al centro dell’attenzione mediatica per questioni che esulano dalla sua professionalità. Come ricorda Dagospia, citando Gay.it, nel 2017 Spano fu coinvolto in uno scandalo denunciato con enfasi scandalistica e perbenista da Le Iene, che lo costrinse a rivelare pubblicamente la propria omosessualità e a dimettersi. Un episodio indecente e faticoso per lo stesso Spano, in cui le accuse mosse nei suoi confronti si rivelarono infondate, ma che lo trascinarono comunque in un vortice di polemiche. La peggiore di tutte è che Spano fu oggetto di outing. Anche Monica Cirinnà disse la sua a riguardo, sottolineando la ferocia omofobica che si scatenò all’epoca (oggettivamente una roba rivoltante). Per quanto riguarda i soldi che egli, da direttore Unar, avrebbe destinato a un’associazione che gestiva una sauna dove le persone andavano a divertirsi, anche con sex worker, pare che, come riporta Repubblica e come pubblicato proprio sul sito de Le Iene, nella sentenza del 30 maggio 2024, in cui Spano aveva denunciato Le Iene per danni alla reputazione, il tribunale di Grosseto ha stabilito che il servizio giornalistico riportava verità oggettive, sebbene con qualche inesattezza irrilevante. Insomma, il ricorso di Spano fu respinto e lui condannato a pagare le spese legali. Ora, proprio come nel film di Tarantino, a destra si scatena la faida tra squadristi: le iene finiranno per scannarsi l’un l’altra, con giornalisti delle reti dei Berlusconi che cercano di impallinare la mitomane di Palazzo Chigi e i suoi deliri universali (gestiti per altri). E, come detto, soltanto Report, Domenica 27 Ottobre su Rai 3, metterà fine a questa carneficina di fascio deliri.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

La politica o il sensazionalismo?

Giuli, descritto con ironia come un ministro che agisce senza ascoltare nessuno, è certamente una figura controversa, ma la sua decisione di nominare Spano come capo di gabinetto meriterebbe un’analisi più seria, più rigorosa. Il giornalismo ha il compito di fare domande scomode, di interrogare il potere, ma deve farlo basandosi su fatti. Qui, invece, la notizia sembra essere travolta da un linguaggio che spinge il lettore verso interpretazioni morbose. E allora? È Dagospia! Che ci racconta di un governo ossessionato dai complotti, di esponenti interni che vedono in Spano una presenza destabilizzante. Ma è proprio questo tipo di retorica, il continuo sottinteso di una cospirazione, che rischia di allontanarci dai fatti. La futura presenza di Spano in qualità di Capo di Gabinetto nei pre-consigli dei ministri è descritta come “fumo negli occhi” per molti (sarà fianco a fianco con l’uomo più potente d’Italia dopo la mitomane: Alfredo Mantovano), ma secondo qualche soggetto della comunità LGBTIAQ questa sarebbe addirittura un’opportunità: vuoi mettere quanti finanziamenti ad eventi culturali queer potrebbero arrivare da quella combriccola!

Pro Vita fa il gioco di Giuli?

Le vite personali di Giuli e Spano dovrebbero rimanere tali, a meno che non ci siano elementi chiari che le rendano rilevanti per la cronaca politica. Vabbè, ma è Dagospia, e tutto sembra sfociare in un racconto di suggestioni, dove il fascino e l’allusione prendono il sopravvento con forza ontologica!

“La vera forza non è quella che schiaccia o domina esteriormente, ma quella che si esercita innanzitutto su se stessi, attraverso il dominio delle proprie passioni e il superamento delle proprie debolezze, poiché solo chi è padrone di sé è veramente libero.”
(Julius Evola)

Padroni di sé? Ma questo è il paese dove la mitomane vuole appropriarsi di tutti gli uteri di tutte le donne dell’universo! Ora, oltre le speculazioni velate di Dagospia, che giocano con allusioni e insinuazioni, vi è un’altra forza in campo, ben più esplicita e brutale: quella dell’associazione Pro Vita. Gli attacchi degli ultracattolici contro Francesco Spano si muovono con la violenza di chi non esita a utilizzare la retorica dell’omofobia istituzionalizzata, dipingendolo come un “militante Lgbt“, accusandolo di atti mai compiuti. È giusto, quindi, condannare con fermezza tali accuse, che non solo si basano su false premesse ma rappresentano una strategia che riduce l’identità di Spano a un’arma politica da brandire contro lo stesso Giuli. Finirà come nel film di Tarantino, ve l’ho detto.

Ma in questa danza di accuse e insinuazioni, c’è un dettaglio che sembra sfuggire tanto a Dagospia quanto a Pro Vita. Si muovono come pedine su una scacchiera complessa, seminando attacchi, allusioni e insinuazioni, senza accorgersi che Alessandro Giuli, con la sua sottile astuzia, sta giocando una partita tutta sua. Le speculazioni su Spano e gli attacchi brutali degli ultraconservatori cattolici potrebbero sembrare minacce, ma a ben vedere, sono parte di una strategia che Giuli sa ben sfruttare a proprio vantaggio. Mentre tutti discutono, Giuli va evocando il “pensiero solare” di Julius Evola, una mossa calcolata, apparentemente inoffensiva per alcuni, ma in realtà carica di significati per chi sa leggere tra le righe.

Il magnifico patetico ridicolo pericoloso richiamo a Julius Evola

Il richiamo a Evola non è casuale, è una scelta politica precisa, un messaggio che risuona nei corridoi della destra italiana, e che rafforza la sua posizione agli occhi di chi vede in quel filosofo una guida ideologica. Così, mentre Dagospia e Pro Vita da sponde opposte lanciano strali, Giuli si erge come un maestro di scacchi, capace di navigare tra le polemiche, uscendone più forte, più radicato nella sua identità di solido uomo di destra. Gli attacchi, lungi dall’indebolirlo, agli occhi del popolo della mitomane lo rendono un simbolo di fermezza ideologica, capace di affrontare tanto i dissidenti interni quanto le critiche esterne, con quel “pensiero solare” come scudo e spada. E tutti sembrano ignorarlo, lasciandogli campo libero.

 

Così Giuli rigira la frittata, poi arriva Report

Eppure, nel labirinto delle dinamiche politiche, queste stesse accuse non sono del tutto scomode per Alessandro Giuli. Anzi, paradossalmente, servono ad alimentare la sua credibilità agli occhi di un elettorato di destra che esige prove di fermezza ideologica. È una battaglia in cui Spano, suo malgrado, diventa il bersaglio perfetto (e te pareva) per dimostrare l’autorità di Giuli nel difenderlo contro l’ala fascio-cattolica  de Le Iene d’Italia (pardon, Fratelli d’Italia). In un certo senso, l’attacco violento e ingiusto di Pro Vita finisce per rafforzare la figura di Giuli, permettendogli di posizionarsi come uomo di destra che non ha paura di decisioni impopolari, senza mai rinunciare alla propria strategia politica. Fino a che non arriverà Report, Domenica sera 27 Ottobre, Rai 3. Così Sigfrido Ranucci a Lilli Gruber, ieri sera su La7:

“…abbiamo scoperto un secondo caso Boccia al ministero della Cultura”

Quentin Tarantino ha prenotato una suite all’Hassler per tutto il 2025. Il sangue colerà su tutta Trinità dei Monti.

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minpg 28.10.24 - 18:43

Uno sproloquio infinito che dimentica la cosa più importante. Spano ha favorito il compagno come non doveva fare in un'istituzione pubblica. Lui segretario generale che nomina il compagno consulente legale. Se si ritiene questa accusa sbagliata bisogna parlarne non divagare...