C’è aria di mobilitazione nella capitale: un mosaico di voci, associazioni LGBTQIA+, sindacati, movimenti studenteschi e realtà transfemministe si prepara domani, 14 dicembre, a riversarsi in piazza contro il DDL Sicurezza, in questi giorni in esame al Senato.
Una legge che per molti osservatori è un manifesto di intenti e che, dietro la promessa di ordine, cela il volto più scomodo della repressione. A rischio c’è la libertà di protesta e di dissenso: perché quando un governo si impegna a cancellare certi diritti, vuole assicurarsi anche che sia molto più difficile scendere in piazza per rivendicarli.
“Restringere la libertà di manifestare significa in questo momento calpestare le nostre vite, già vessate dal bullismo di Stato contro le famiglie arcobaleno e dall’escalation di aggressioni e violenza omolesbobitransfobica a cui assistiamo da mesi”, avvertono gli organizzatori, ben venti tra le principali associazioni LGBTQIA+ italiane: AGEDO, Agapanto, ALFI, ARCIGAY, ARCO, CEST, CCO Mario Mieli, Dì Gay Project, Differenza Lesbica, Famiglie Arcobaleno, Intersex Esiste, Gaynet, Genderlens, Gender X, Gruppo trans, Libellula, MIT, NUDI, Omphalos LGBTI, Pride Vesuvio, Quore, Rete Genitori Rainbow, TGenus, YGró.
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Roma, la protesta contro il DDL sicurezza
Il DDL Sicurezza, del resto, non nasce dal nulla. È l’ennesimo tassello di un puzzle che, pezzo dopo pezzo, ridisegna il volto di un’Italia sempre più chiusa e intransigente, incapace di tollerare il dissenso.
“DDL sicurezza”, cosa devi sapere: così la destra reprime il dissenso e schiaccia i fragili
Una politica, denunciano gli attivisti, che mira a ridurre le voci fuori dal coro a un sussurro, soffocandole con il peso della legge. E mettendo il dito anche nel mondo accademico, da sempre zona franca di progresso e consapevolezza:
“All’ignoranza, il Governo risponde con bavagli e manganelli, minacciando persino i luoghi per eccellenza del sapere libero come le Università: Il laboratorio per la Varianza di Genere a Tor Vergata, finalmente in linea con gli ultimi standard OMS, viene dipinto come una minaccia, mentre il terrapiattismo di Pro Vita mano a mano con Forza Nuova entra in tutti i consultori del nostro Paese” – si legge nel comunicato.
Ma c’è di più. La strategia politica dietro a una legge costituzionalmente inaccettabile non si limita a reprimere, ma plasma un immaginario che potrebbe presto trasformarsi in un grimaldello per legittimare qualsiasi forma di discriminazione – quando il diritto alla protesta viene sistematicamente smantellato.
“L’Italia si conferma secondo le istituzioni europee uno dei Paesi dove la classe politica fa maggiore uso del discorso d’odio, portando avanti azioni, leggi e decisioni che vanno in una sola direzione, quella di uno Stato che decide quale famiglia è giusta e quali figli e figlie vanno tutelati. La piazza di sabato significa per noi rilanciare la protesta contro rappresentanti istituzionali impresentabili, a partire da Valditara che cerca di dire che il patriarcato non esiste.
Il patriarcato è ribadire che l’educazione sessuale va lasciata esclusivamente alla famiglia, è dimenticarsi che oltre il 90% degli abusi sui minori avviene proprio tra le mura domestiche, è negare farmaci salva-vita ai minori transgender, è provare in tutti i modi a cancellare i genitori di bambine e bambini che dovrebbero essere trattate alla pari degli altri. Viviamo in un Paese sempre più ignorante, dove il 15% delle persone pensa ancora che l’omosessualità sia una patologia genetica”.
E c’è un’altra domanda da porsi: se il governo decide chi è cittadino di serie A e chi no, quanto tempo ci vorrà prima che l’elenco si allunghi?
L’Italia fanalino di coda in Europa sui diritti civili
L’Italia, intanto, scivola ai margini del dibattito europeo sui diritti civili. Il nostro Paese è quest’anno 39° su 47 nella classifica ILGA Europe. Un’evidenza che l’attuale esecutivo si ostina, strategicamente, ad ignorare.
“C’è chi pensa, anche nell’area progressista, che si parla troppo di diritti. In Europa, il Paese che ha respinto con maggiore efficacia l’avanzata delle destre sovraniste è la Spagna, che ha attuato le politiche più avanzate sui diritti civili negli ultimi anni in tutta la UE. In Italia, si dice così perché di diritti se ne è parlato troppo e male, facendone poco o nulla se non un’arma di distrazione di massa per giustificare l’incompetenza dei Governi”.
Domani, però, non si scenderà in piazza solo per dire no. La protesta vuole essere anche un tentativo di immaginare un futuro diverso, possibile.
“Ci uniamo quindi alla piazza di sabato per chiedere a gran voce parità di tutte le famiglie, accesso alla genitorialità senza distinzioni, lotta alla violenza, all’odio e al bullismo, riconoscimento dell’identità di genere, educazione sessuale, affettiva e alle differenze in tutte le scuole, diritto alla salute sessuale; che queste parole d’ordine, da tempo ribadite nel manifesto “la strada dei diritti”, diventino senza ambiguità alcuna parte integrante di qualsiasi programma politico che voglia offrire alternative a questo Governo. La sicurezza si fa solamente con la chiarezza delle parole e la concretezza dei fatti”.
