Un iter lampo per una legge liberticida
La legge voluta da Victor Orbàn – denunciata da Gay.it già lo scorso 27 Febbraio -, presentata il 17 marzo 2025, è stata approvata l’indomani, il 18 marzo, con inquietante velocità, senza alcun dibattito pubblico, in un momento in cui il mondo è “distratto” dalle fallimentari trattative di pace in Ucraina tra Putin e Trump, con Israele che ha ripreso lo sterminio dei palestinesi, e con la maggioranza parlamentare guidata dal partito-nazione Fidesz che ha votato compatta. Il divieto non si limita ai Pride, ma colpisce qualsiasi evento che il governo consideri in contrasto con i suoi dogmi ideologici. La norma prevede sanzioni severe per chi viola il divieto: una multa fino a 200.000 fiorini ungheresi (circa 546 euro) per ogni persona che partecipi alla manifestazione vietata (Pride, ma non solo). Per assicurarsi che le nuove norme vengano rispettate, le autorità avranno a disposizione avanzati sistemi di riconoscimento facciale.
Il riconoscimento facciale è vietato nell’UE?

La decisione solleva interrogativi sulla legalità dello strumento nell’ambito dell’Unione Europea di cui l’Ungheria è Paese Membro. L’AI Act, entrato in vigore il 1° agosto 2024, vieta esplicitamente la creazione di database biometrici tramite scraping di immagini da Internet o da sistemi di videosorveglianza senza il consenso degli individui coinvolti. Inoltre, il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) proibisce il trattamento dei dati biometrici a meno che non ci sia una base giuridica chiara, come il consenso esplicito.
Il divieto dei Pride in Ungheria rappresenta già una grave violazione dei trattati UE, che garantiscono la libertà di espressione e di manifestazione. A rendere la misura ancora più inquietante è l’uso del riconoscimento facciale per identificare e sanzionare i partecipanti. Si tratterebbe, se applicata, di una grave violazione delle normative europee. L’utilizzo di queste tecnologie per reprimere il dissenso rappresenterebbe un attacco ai diritti fondamentali e potrebbe innescare una risposta da parte della Commissione Europea, che in passato ha già avviato procedimenti contro Budapest per le sue leggi discriminatorie.
L’ombra di Elon Musk

Tra i colossi che investono nell’IA biometrica, troviamo Elon Musk, che con . Con X e Neuralink, Musk da sempre spinge per un controllo totale dei dati biometrici: il modello ungherese potrebbe essere il laboratorio perfetto per testare un sistema repressivo mascherato da “ordine pubblico”. Il presidente ungherese ha incontrato Elon Musk in diverse occasioni recenti. Nel dicembre 2024, Orbán ha partecipato a un incontro presso la residenza Mar-a-Lago in Florida, dove erano presenti sia l’allora presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump sia lo stesso Musk. Successivamente, nel marzo 2025, Gellért Jászai, alleato commerciale di Orbán e CEO del gruppo ungherese di IT e telecomunicazioni 4iG, è stato nominato inviato speciale dell’Ungheria. La sua azienda sta cercando di collaborare con SpaceX, la compagnia spaziale di Musk (fonti: Reuters, Bloomberg). Eventi che certificano un continuum di collaborazione tra la democrazia illiberle ungherese e il nascente tecno-fascismo americano targato Trump/Musk.
Il rischio di un precedente pericoloso
L’impiego del riconoscimento facciale per fini repressivi crea un pericoloso precedente, non solo in Ungheria ma in tutta l’UE. Se Bruxelles non interverrà con fermezza, altri governi reazionari potrebbero prendere esempio e adottare misure simili per limitare le libertà civili. Il Parlamento europeo ha più volte condannato la deriva autoritaria di Orbán, ma le sanzioni finora adottate non hanno sortito l’effetto sperato. La questione del riconoscimento facciale potrebbe fornire un nuovo strumento legale per contrastare l’Ungheria, obbligandola a conformarsi alle direttive europee.
Una battaglia legale in arrivo?
Le ONG per i diritti umani sono già sul piede di guerra. La possibilità che Bruxelles intervenga appare concreta, considerato che la nuova legge rappresenta un’escalation della repressione sistematica di Orbán. La domanda ora è se l’UE avrà il coraggio di applicare sanzioni efficaci, bloccando finanziamenti e imponendo misure severe contro l’Ungheria.
