Ha creato sconcerto, indignazione, clamore, paura, la legge approvata ieri in Ungheria per volere di Viktor Orban. Una delle più repressive degli ultimi anni, una legge che ha ufficialmente messo al bando i Pride e qualsiasi manifestazione pubblica che possa, secondo la visione distorta e oscurantista del regime Fidesz, “nuocere al benessere dei bambini”.
Dall’Europa si è levata la voce di Hadja Lahbib, Commissaria europea per la parità, la preparazione e la gestione delle crisi nella Commissione von der Leyen II: “La nostra Unione è fatta di libertà e uguaglianza“, ha cinguettato Hadja. “Tutti dovrebbero poter essere se stessi, vivere e amare liberamente. Il diritto di riunirsi pacificamente è un diritto fondamentale da sostenere in tutta l’Unione Europea. Siamo al fianco della comunità LGBTQI, in Ungheria e in tutti gli Stati membri“.
Il medesimo messaggio è stato replicato da Michael McGrath, Commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori, e condiviso da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea dal 1º dicembre 2019 e membro della CDU.
Ma ci vorrebbero azioni concrete da parte dell’Europa, perché l’Ungheria è di fatto ancora oggi parte del Consiglio europeo e dell’Unione Europea. E se dall’Italia si sono levate voci di dissenso, nessuno ha mosso un dito dal governo Meloni, da sempre vicino a Orban e alle sue politiche discriminatorie. La premier non ha proferito parola, così come i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Nessun virgolettato da Eugenia Roccella, ministra per le pari opportunità.
Di diverso avviso le associazioni LGBTQIA+ e le opposizioni.
Dal Pd a + Europa, le reazioni alla legge ungherese contro i Pride
“La persecuzione di Orbán verso le persone lgbtqia+ sta assumendo tratti sempre più drammatici, ed è semplicemente inaccettabile che tutto ciò accada dentro i confini dell’Unione europea“, ha detto Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico. “Orbán vieta per legge i Pride in Ungheria per negare la visibilità e dunque l’esistenza stessa della comunità Lgbtqia+, una degenerazione che vede leggi omobitransfobiche sempre più violente. Quella stessa Ungheria che la destra di Meloni e Salvini in Italia hanno citato spesso come modello. Prendano le distanze da questa legge oscurantista del loro alleato Orban. La diversità non si può vietare per legge, non si possono cancellare le persone. Siamo e saremo al fianco della comunità Lgbtqia+ in Ungheria come in Italia e tutta Europa”, ha concluso Schlein.

+Europa ha invece annunciato la partecipazione al prossimo Pride di Bucarest, divieto o meno: “Viktor Orbán ha deciso di rendere illegale il Budapest Pride. È solo l’ultimo attacco dell’internazionale sovranista ai diritti. Per questo, abbiamo deciso che il 28 giugno saremo proprio lì, a Budapest, a marciare accanto alla comunità LGBTQI+ ungherese. Perché le persone non si cancellano con una legge. E perché chi ha a cuore i diritti non può voltarsi dall’altra parte di fronte a un governo che vuole rendere invisibile ciò che non capisce. Che Orbán voglia o no, il 28 giugno, a Budapest, sfideremo il divieto del suo governo: +Europa ci sarà!”.
“La storia della comunità LGBTQIA+ è storia di repressione, lotta, rivendicazione, visibilità, di tentativi di cancellare le nostre vite e silenziare le nostre voci. Quanto accaduto in Ungheria non potrà mai eliminare la nostra esistenza. Noi resistiamo e con noi i nostri Pride”, ha aggiunto Gianmarco Capogna di Possibile.
“Dico ad Orban, a Trump e a tutti i Patrioti, che continuano a seminare odio e ad organizzare eventi con l’obiettivo di schiacciare le vite di tante persone lgbtqia+, di arrendersi!”, ha detto Marilena Grassadonia di Alleanza Verdi Sinistra. “Di lasciare al passato il loro furore ideologico, di rinunciare ai loro deliri omolesbobitransfobici e di rassegnarsi alla realtà. Il Pride è orgoglio, rivendicazione, visibilità. Il pride è spazio pubblico da attraversare con gioia, a testa alta e con la profonda consapevolezza che la battaglia per il riconoscimento di pari diritti passa attraverso la piena visibilità delle nostre storie, delle nostre facce, dei nostri corpi. Da parte nostra non faremo un passo indietro, convintə che questo vento buio e oscuro si infrangerà presto sulla strada della democrazia e dei diritti”.
“Il parlamento ungherese ha vietato il Pride a Budapest. Non facciamo finta di essere sorpresi: è l’ennesimo assalto di Orban alla libertà degli ungheresi e allo Stato di diritto nel suo Paese”, ha scritto sui social Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva. “Dice Orban che il Pride è dannoso per i bambini, e ovviamente non si capisce né cosa c’entrino i bambini, né quali siano i danni di cui parla. La democrazia ungherese è ormai soltanto un fantoccio. L’Unione Europea non può più come al solito limitarsi a guardare”.
“L’onda nera dell’omotransfobia avanza nell’Unione europea e non può essere ammissibile. L’attacco di Orbán alle persone LGBTQIA+ non ha precedenti, è ormai una vera e propria persecuzione”, ha tuonato l’eurodeputato Pd Alessandro Zan. “Vietare per legge i Pride, che sono manifestazioni di rivendicazione di principi che stanno alla base dell’Europa, come la libertà, il rispetto e la tutela dei diritti umani, significa attaccare l’Unione stessa e non può essere permesso. È questo il modello Orbàn, che Giorgia Meloni e il suo vicepremier Salvini hanno scelto come alleato privilegiato. Vogliono trasformare l’Unione europea in una fortezza dell’odio e della discriminazione. Questa deriva va fermata al più presto con forza: è necessario un intervento tempestivo e deciso della Commissione europea per ristabilire lo stato diritto”.
“Adesso basta! La proposta del partito di Orban di vietare i Pride in Ungheria è irricevibile e non può trovare posto in Europa“, la reazione dell’eurodeputata 5 Stelle Carolina Morace. “Presenterò un’interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere come sia possibile che un Paese come l’Ungheria, che non rispetta la dignità umana e i principi basilari della democrazia, sia membro dell’Unione europea. Se Orban preferisce ai valori europei quello degli ayatollah e il loro regime repressivo dei diritti dei cittadini, allora va messo immediatamente alla porta!”.
Anche Laura Boldrini, deputata Pd, ha annunciato che “andremo al Pride di Budapest contro l’autocrazia di Orbàn. Che un paese dell’Ue vieti per legge il Pride è inaccettabile. L’iniziativa di Orban che fa parte di una lunga serie di atti persecutori nei confronti della comunità LGBTQIA+ non può passare sotto silenzio in Europa senza che si prendano seri provvedimenti: non basta ricordare che alcuni fondi destinati all’Ungheria, come quelli di coesione, restano bloccati in attesa che il Paese si adegui agli standard europei. E’, evidentemente, una misura poco efficace. Vietare la manifestazione dell’orgoglio di una intera comunità accusandola di essere dannosa per i bambini è paradossale e incredibile e mette l’Ungheria di Orbàn sullo stesso piano della Russia di Putin e delle teocrazie islamiche. Per questo ci organizzeremo per partecipare al Pride di Budapest, il 28 giugno prossimo, per manifestare il nostro supporto alla comunità LGBTQIA+ ungherese e la nostra condanna all’autocrazia di Orbàn”.
Dávid Vig, direttore di Amnesty International Ungheria, ha dichiarato:
“Questo provvedimento è un attacco diretto alla comunità Lgbtqia+ e una grave violazione degli obblighi internazionali dell’Ungheria in materia di non discriminazione e libertà di espressione e di riunione pacifica”. “Alla vigilia del 30° anniversario del Budapest Pride, che si terrà a giugno, questo divieto riporta il paese indietro di tre decenni, annullando i progressi ottenuti con fatica dalle persone Lgbtqia+. Purtroppo, è solo l’ultima di una lunga serie di misure discriminatorie adottate dalle autorità per colpire e stigmatizzare questa comunità”. “La motivazione ufficiale con cui è stata giustificata l’approvazione della legge, il presunto rischio che eventi come il Pride possano ‘danneggiare i bambini’, si basa su stereotipi infondati e alimenta discriminazione, omofobia e transfobia. Il presidente ungherese non deve firmare questa legge, ma piuttosto garantire che le persone Lgbtqia+ possano esprimere liberamente la propria identità e partecipare a eventi pubblici senza paura di ritorsioni”.
Anche le associazioni LGBTQIA+ italiane hanno reagito alla fascistissima legge ungherese, chiedendo il pronto intervento dell’Europa.

“Chi attacca i Pride non attacca solo la comunità LGBTQIA+*, attacca la libertà di manifestare di tutt3. L’attacco ai Pride è un attacco alla democrazia. Serve una reazione forte e chiara dell’Unione Europea alla decisione del Parlamento ungherese di vietare il Budapest Pride, perchè chi non rispetta i valori su cui si fonda l’Europa e introduce leggi repressive delle libertà individuali e collettive, deve restare fuori dall’Europa“, ha commentato Natascia Maesi, presidente Arcigay.

“Non resteremo in silenzio di fronte a questo scempio! Esprimiamo piena solidarietà alle attivist3 e a tutt3 l3 partecipanti del Budapest Pride, insieme a noi parte della grande famiglia europea dei Pride, Epoa, ribadendo il nostro impegno a lottare, in ogni sede possibile, per un’Europa realmente inclusiva e rispettosa dei diritti umani. Chiediamo al Governo Meloni di prendere una posizione chiara e netta contro questa palese violazione dei diritti umani e ci auguriamo che le istituzioni europee intervengano con decisione e tempestività, adottando le sanzioni necessarie affinché simili atti non restino impuniti“, ha aggiunto Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.
“In meno di una settimana in l’Ungheria ha approvato una legge contro la libertà di espressione, il diritto di manifestare il diritto all’esistenza di un’intera comunità discriminata“, ha commentato Rosario Coco, Presidente Gaynet in una nota. “Tutto questo avviene sul suolo dell’Unione Europea, che ci aspettiamo metta in campo le azioni più dure per dichiarare questo provvedimento contrario a qualsiasi requisito per un paese UE. Saremo presto davanti all’ambasciata ungherese in Italia per esprimere tutta la nostra rabbia verso il neofascismo di Orban e la nostra vicinanza alla comunità LGBTQIA+ ungherese, colpita da questo da questo autoritarismo feroce. Ci aspettiamo che il governo italiano, che fa della parola libertà uno dei suoi slogan più cari, condanni senza esitazione questa deriva e prenda posizioni diverse da quelle degli ultimi anni”.

“L’Ungheria di Orban ha vietato il Pride per Legge. Si tratta del primo Paese dell’Unione Europea ad emanare una norma così marcatamente antidemocratica e palesemente animata da un radicato odio nei confronti della comunità TLGBQIA+”, il commento del MIT – Movimento Identità Trans. “Tutto questo, proprio in quella Unione Europea che si è sempre proclamata superiore, non si sa a cosa ed a chi. Tutto questo in quella Unione Europea che si ritiene centro della civiltà: eppure da anni tollera derive oscurantiste e nazionaliste come quelle in cui l’Ungheria è avvitata da anni, non certo da ieri. Una Unione Europea ormai ostaggio delle destre: di quelle ultranazionaliste e di quelle militariste. In questa Unione nessunə è più al sicuro; non certo noi”.
Dura anche la reazione di Rete Lenford:
“Con 136 voti a favore e soli 27 voti contrari l’Ungheria di Orbán ha votato un emendamento alla legge sul diritto di assemblea, vietando quelle che violano la legge sulla “protezione dei minori” e, quindi, quelle che “rappresentano o promuovono” l’omosessualità ai minori di 18 anni. In altre parole chi organizzerà o parteciperà a un Pride in Ungheria rischierà di ricevere una multa fino a circa 500 euro. Le forze dell’ordine ungheresi potranno inoltre usare dei software di riconoscimento facciale per identificare ogni singolə partecipante. Significativa la velocità dell’approvazione dell’emendamento, soltanto 24 ore dalla sua presentazione ad opera del dal partito nazionalista e conservatore del Primo Ministro. Si potrebbe parlare parlare di deriva autoritaria se, in realtà, Orbán non fosse da anni impegnato a smantellare progressivamente tutti i diritti civili del Paese che governa in modo autoritario dal 2010. Attendiamo una pronta risposta da parte delle Istituzioni Europee che non possono rimanere inerti di fronte a uno dei suoi membri che calpesta la Carte dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La difesa dell’Europa passa anche per la difesa dei diritti della comunità LGBTI+ europea”.
“Il 28 giugno, il Budapest Pride marcerà con lo slogan “We Are (Home)”, la conferma di EPOA – EuroPride. “Contatta i tuoi rappresentanti: chiedi loro di condannare l’attacco dell’Ungheria ai diritti LGBTIQ+. Amplifica questa notizia condividendola, taggando i media e diffondendo la parola: il mondo non deve rimanere in silenzio!”.
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