Davanti alla deriva autoritaria della destra di governo italiana, appare sempre più urgente e necessaria una risposta radicale della comunità LGBTIAQ+ del nostro paese.
Ma qual è lo strumento politico più efficace? È auspicabile una reazione unitaria? E come riuscire a costruire una piattaforma comune a tutto il movimento italiano, con le sue molteplici realtà territoriali e le poliedriche sfumature di rappresentanza e posizionamento politico? Come far confluire le realtà che organizzano Pride sponsorizzati dalle multinazionali, con quei circoli e quelle associazioni che fanno della propria impermeabilità anti-capitalista la propria rivendicazione costitutiva?

Il 29 Marzo oltre 200 persone e più di 50 associazioni da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea nazionale del movimento LGBTQIA+ “Verso il 17 maggio”, ospitata dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Promossa dalle realtà aderenti al manifesto La strada dei diritti, l’assemblea ha preso le mosse proprio da quella consapevolezza condivisa di quanto grave sia l’assalto autoritario della destra italiana, rispetto al quale, nella comunicazione finale, l’assemblea romana ha invocato la necessità di un “conflitto esplicito“.
Cinque i tavoli di lavoro – su persone trans*, famiglie, salute, crimini d’odio, educazione e lavoro – da cui è emersa la necessità di rompere il silenzio e rilanciare una mobilitazione collettiva. Il percorso mira a trasformare il 17 maggio, Giornata internazionale contro la LGBTQIAfobia, in una piattaforma aperta e inclusiva in difesa della democrazia e dei diritti. Sarà un corteo per le vie di Roma? Sarà un sit-in stanziale? Quanto esplicitamente radicale sarà questa iniziativa? E le realtà LGBTIAQ+ italiane sapranno mettere da parte i propri storici “distinguo”, le proprie comfort zone di finanziamenti pubblici e i propri Pride, per far confluire le proprie energie in una risposta unitaria davanti alla deriva più pericolosamente fascistoide dal 1945?
Due le azioni simboliche decise da quell’assemblea: una contro la cancellazione del Pride a Budapest, l’altra contro il DL Sicurezza che restringe gli spazi democratici.
All’indomani del nostro articolo che delineava un resoconto di quell’assemblea, il post IG di Gay.it è stato fatto oggetto di numerosi interventi giunti da realtà di associazionismo e attivismo trans che hanno postato il medesimo, seguente commento
Ci dispiace e ci rammarica osservare che all’interno delle Slide NON sia stata nominata NEANCHE UNA associazione transgender. Ciò, a nostro avviso, fornisce un quadro fuorviante di questa assemblea, che nei propositi andava nella direzione esattamente contraria a quella che emerge dalle slide. Il percorso verso il 17 maggio è in faticosa costruzione insieme a tantissime realtà trans, che hanno iniziato a unirsi proprio con questo fine. Sarebbe questa la notizia. La piazza del 17 maggio vede lo sforzo di tante realtà trans per far sì che quella piazza porti i nostri corpi e le nostre bandiere come prima rivendicazione e prima istanza: prima delle istanze LGB. Per questo ferisce grandemente il fatto che nelle slide NIENTE di tutto questo è stato rappresentato. Ci dispiace essere sparite – a livello di comunicazione – da quella che doveva essere la nostra piazza. Crediamo che questo errore non sarebbe stato commesso se ci aveste chiesto direttamente il significato politico di questa piazza. E si, parliamo delle slide…perché aggiungere un commento con la lista delle oltre 50 associazioni aderenti (che fisiologicamente sono quasi sempre LGB) non dice nulla rispetto alla rete trans che c’è dietro.
Le stesse associazioni trans/non-binary aderenti al percorso verso il 17 Maggio hanno indicato nella figura di Miki Formisano la persona portavoce della rete di realtà di attivismo trans/non-binary (Italia Trans Agenda) per un’intervista con Gay.it.
Miki Formisano, possiamo parlare di te come portavoce, o come…?
Parlo come portavoce di Italia Trans Agenda, ovvero una rete informale costituita da molte associazioni trans. Un importante momento di coordinamento della comunità trans, nato dall’esigenza ormai evidente di fare fronte comune davanti all’attacco che la nostra comunità sta subendo.
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Com’è andata l’assemblea del 29 Marzo? Ci sarà un documento? Quando?
L’assemblea è stata un momento di confronto importante. Il movimento LGBTQIA+ non si riunisce da tanti anni e quello spazio ha permesso uno scambio tra tante realtà, associazioni e movimenti che non si sono mai reciprocamente interfacciati. È stato un passaggio storico. I documenti sono in fase di elaborazione poiché da quello spazio si sono lanciate piattaforme di lavoro che ancora stanno procedendo con chi è stato presente ed ha dichiarato la disponibilità a lavorare su un testo. Nei prossimi giorni giungeremo alle dovute sintesi.
Vogliamo ricordare i punti di rivendicazione che costituiranno le ragioni della mobilitazione?
Questo momento nasce dalla volontà di creare una mobilitazione nazionale per la giornata contro l’omo-lesbo-bi-transfobia. Le rivendicazioni sono necessariamente il denominatore comunque della nostra comunità: ma non possiamo non notare un inasprimento dell’attacco contro le persone trans, che sono diventate il bersaglio principale. Ed allora è per questo che si è deciso che la mobilitazione incentri il posizionamento proprio su questo: sulle persone transgender e non binarie, drammaticamente attaccate da questo governo.
Si parla di un’accelerazione radicale e di conflitto esplicito con il governo: perché?
Invero, credo che la prospettiva sia capovolta. È questo Governo ad aver accelerato un conflitto ed un attacco esplicito sulla comunità.
Soprattutto sulla comunità trans, ormai bersaglio di ogni azione della maggioranza.
È ormai innegabile il tentativo di schiacciare e reprimere i corpi e le identità trans: a tale attacco radicale, noi dobbiamo e vogliamo rispondere con una mobilitazione di resistenza.
Come persone trans, vogliamo che quella piazza sia il segno tangibile che la comunità LGBTQIA+ è pronta e compatta nel supportare la nostra rivendicazione di libertà ed autodeterminazione, pure davanti agli attacchi di questo Governo.
C’è un importante lavoro della rete di associazioni e realtà trans/non-binary dietro questa mobilitazione: ci vuoi spiegare?
Il 17 maggio appartiene a tuttə. Ma è stata forte per noi la sensazione che questo specifico 17 maggio dovesse porre l’attenzione su quel pezzo di comunità che è al centro dell’attacco. Le persone trans, in questo momento, lo sono.
Ed allora molte realtà trans hanno deciso di attraversare il percorso di costruzione della mobilitazione nazionale proprio per far comprendere anche alle altre realtà arcobaleno questa esigenza.
È un lavoro complesso perché spesso, il fatto che la comunità trans sia al centro di un attacco, non è stato debitamente visibilizzato.
Noi, come persone e realtà trans ci siamo assunte il ruolo faticoso di far sì che questa chiamata nazionale, invece, dia conto e si posizioni in modo chiaro e netto davanti a questo clima di repressione diretta espressamente ed esplicitamente contro i nostri corpi.

Ci sono frizioni tra le realtà partecipanti? Ci sono difficoltà nel tenere insieme il movimento LGBTIAQ+ nella sua interezza?
La comunicazione LGBTQIA+ è una galassia gigantesca, coloratissima e diversissima.
Con tante elaborazioni politiche e tante visioni.
Ovviamente, possiamo pensarle come frizioni.
Crediamo che sia invece essenziale pensarle come piani di lotta: la battaglia contro l’oppressione che stiamo subendo è talmente imponente da costringerci a lottare su tanti piani diversi. Noi attraverseremo il percorso nazionale del 17 maggio ma siamo contentə se contemporaneamente si stanno costruendo anche altri percorsi di rivendicazione.
Più siamo, più costruiamo, più resistiamo, su tanti piani diversi, contro la stessa oppressione.
Ci sono alcune realtà che hanno timore di depotenziare il proprio Pride?
Come realtà trans ci concentriamo sulla lotta alla resistenza davanti ad un minaccia concreta sui nostri corpi.
Non possiamo sapere i timori di tuttə, ma ricordiamo che il primo Pride fu un atto di resistenza trans.
Qualsiasi piazza che porti come prima e principale istanza il corpo e l’identità trans, allora, potenzia per forza di cose lo spirito di qualsiasi Pride.
Accetterete bandiere? Di che tipo?
Non è compito di Italia Trans Agenda fare una sorta di selezione all’ingresso.
Ma sicuramente c’è un dato ed una esigenza: se nella libertà di partecipazione non si sente l’urgenza di riempire la piazza di bandiere trans, allora siamo dinnanzi ad una comunità che ancora preferisce dividersi anziché unire.
Noi speriamo che le persone, autonomamente e senza obblighi, comprenderanno il valore di far sì che quella piazza sia piena di bandiere trans e siano quei colori, i nostri colori, a dipingere la chiamata nazionale.
Non sarebbe meglio un corteo anziché un semplice sit-in?
La chiamata nazionale ha una finalità ben specifica, che è quella di far sì che il 17 maggio porti una comunità compatta sopra le rivendicazioni storiche della comunità stessa e soprattutto supporti la presa di parola trans.
A noi interessa il fine: interessa portare la lotta trans ad essere al centro delle mobilitazioni e delle rivendicazioni comunitarie.
Non è la modalità che ci interroga: ma è l’esigenza di raggiungere questo risultato.
È stata aperta una donazione: vuoi parlarcene?
Non ci risulta.
Abbiamo contezza solo del fatto che abbiamo voluto dividerci fra tuttə alcuni costi che necessariamente si affrontano per costruire percorsi così grandi.
A fronte dei costi di costruzione di una chiamata così impegnativa, è necessario che ogni realtà ed anche le persone singole possano contribuire: chi con il tempo, chi prendendosi incarichi ed impegni, chi coprendo alcune spese vive.
È un gioco di squadra.
Cos’è esattamente “La strada dei diritti”?
Uno spazio di elaborazione, costruito da tante realtà.
Uno degli spazi di confronto della comunità LGBTQIA+.
Un appello: invitiamo tutte le associazioni e soggettività Trans a partecipare il 17 maggio a questo importantissimo evento.
