Candidata al Nobel per la Pace, fondatrice del Movimento Identità Trans nonché Presidente della Commissione Pari Opportunità del consiglio comunale di Bologna, Porpora Marcasciano ha pubblicamentre criticato la lentezza burocratica e organizzativa del movimento LGBTQIA+ nazionale.
Via social Porpora ha ricordato quanto avvenuto sabato scorso a Londra, con migliaia di persone che si sono ritrovate in piazza per protestare contro la sentenza transfobica della Corte Suprema inglese.
La denuncia social di Porpora Marcasciano
“Mi stupisce, positivamente, come si siano organizzate e formate quasi istantaneamente le proteste. Come da logica storica e politica, diciamo che questa dovrebbe essere la prassi: se ti assestano un colpo reagisci subito o di li a poco non dopo cinque mesi“, ha scritto Marcasciano, per poi domandarsi: “Mi chiedo perché in Italia debba esserci una lungaggine fatta di accordi, richiesta disponibilità, adesioni, sottoscrizioni, riunioni, pre assemblee, assemblee e alla fine, superati i tempi complementari…le manifestazioni. Senza parlare del classico documento che se tutto va bene la sua preparazione va cominciata anni prima”.
Un’amara quanto assai reale lettura di cosa puntualmente avviene quando c’è da organizzare un ritorno in piazza uniti, nel nostro Paese.
“Sinceramente mi sembra una procedura farraginosa e poco adatta ai tempi che viviamo”, ha confessato Porpora. “Le destre procedono a cento nei loro assurdi programmi e noi, se va bene, arriviamo massimo a trenta”.
E qui Marcasciano ha fatto un esempio concreto, recente.
“Al Cassero c’era stata un’assemblea a gennaio qualche settimana dopo gli attacchi dei fascisti. Poi si è cominciato a pensare, elaborare e programmare una riunione, quella del 29 Marzo, per la manifestazione (tale doveva essere) del 17 Maggio. In questi lassi di tempo lunghissimi sono intercorse telefonate, messaggi, comunicazioni, interlocuzioni che neanche il Politburo avrebbe richiesto tanti e tali passaggi. Intanto le cose son cambiate e continuano a cambiare a ritmo allucinante: l’avvento di Trump e dei suoi mastini antigender con i suoi canali italiani da Meloni, Roccella, Salvini e…mi fermo“.
Porpora fa riferimento alla piazza nazionale del 17 maggio, giornata contro l’omobitransfobia, decisa dopo un’intensa di giornata di lavori e discussioni al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, lo scorso 29 marzo. Eppuere ci vorrebbe maggiore rapidità organizzativa, perché la decisione terfiana della corte suprema inglese rischia di avere corrispondenze in altri Paesi, scrive Marcasciano, con l’Italia tra i più esposti.
“Purtroppo qui dalle nostre parti sembra che il tempo e le cose assumano una caratteristica propria, diremmo all’italiana! Possibile che il mondo, la storia, la politica, la loro violenza e velocità, siano cambiate e dalle nostre parti sembra non rendersene conto. Mi chiedo “ma è così difficile trovare nuove risposte con nuove modalità, strategie, posizionamenti?”. Eppure in Inghilterra le manifestazioni subito dopo il verdetto antigender sono state tante e affollate. Come grandi e affollate sono quelle contro Trump che ogni sabato si susseguono negli USA“.
Porpora parteciperà alla manifestazione del 17 maggio e a quella del 18 indetta dalle Reti Trans romane. “Il mio esserci non sarà verticale o verticista ma orizzontale, dentro il corpo della protesta. Sarà attenta e critica, perché credo che mai come ora, bisogna esserlo. Per critica non intendo assolutamente “divisiva” ma capace di leggere e rileggere il mondo in cui ci troviamo, riflettere, posizionarsi e… procedere insieme pur con posizioni differenti. È l’unica chiave che trovo utile“, aggiunge Marcasciano. “Credo pure che vivendo nell’epoca dei social la gente si possa informare e autoconvocare velocemente, come succede negli ultimi Pride e come hanno fatto le sorelle inglesi“.
In tal senso Porpora ha pubblicato il testo redatto nel Regno Unito contro la decisione della Corte Suprema, condiviso on line in fretta e furia e in grado di riunire decine di migliaia di britannici nel giro di pochi giorni. Una chiamata alla piazza partita dal basso e presto diffusasi a macchia d’olio che in Italia parrebbe non riuscire ad attecchire, costringendo l’associazionismo nazionale a riunirsi, discutere, redigere e programmare, perdendo inevitabilmente l’attimo per colpa anche, se non soprattutto, di una comunità nazionale che fatica a farsi coinvolgere attivamente al di fuori dei Pride.
