Arriva dalla Florida di Ron DeSantis l’ultimo attacco alla libertà e ai diritti LGBTQIA+. Più precisamente da Naples, piccola città degli Stati Uniti d’America nella contea di Collier, con poco più di 20.000 abitanti. Gli amministratori locali hanno infatti rilasciato un “permesso” per il tradizionale Naples Pride a condizione che i previsti spettacoli drag si tenessero al chiuso, con ingresso consentito solo ai maggiorenni. Spettacoli tradizionalmente tenuti sul palco principale del Pridefest, che si tiene in un parco pubblico di Naples.
Non contenti, la città voleva addebitare al Naples Pride anche 36.000 dollari di costi per la sicurezza, cifra assai maggiore rispetto alla media degli eventi di simili dimensioni. Gli organizzatori del hanno trascinato in tribunale il consiglio comunale, vincendo.
La sentenza del giudice in difesa del Naples Pride
Il giudice distrettuale statunitense John Steele ha infatti stabilito che i funzionari della città di Naples hanno violato la libertà di parola, ovvero il Primo Emendamento, imponendo restrizioni prive di fondamento giuridico. 49 pagine di ordinanza in cui Steele ha smontato le restrizioni sui permessi imposte dal Comune di Naples, definendole “chiaramente invalide”.
“La richiesta della città di un luogo al chiuso per l’esibizione degli spettacoli drag, anche se si tratta di un tentativo in buona fede di mitigare il rischio, è chiaramente basata su opinioni personali. Una restrizione imposta al linguaggio ritenuto immorale o scandaloso è chiaramente una restrizione basata su opinioni”.
Steele, che nominato giudice federale dal presidente Bill Clinton nel 2000, ha inoltre definito “esorbitanti” i 36.000 dollari richiesti per la sicurezza dell’evento, pur autorizzando Naples ad addebitare tariffe di sicurezza appropriate. Il giudice ha ordinato ai funzionari di rivalutare la fatturazione per l’evento, senza specificare una tariffa adeguata.
“È indiscusso che il Naples Pride e il pubblico abbiano diritto alla sicurezza al Pridefest e che una certa tariffa per la sicurezza possa essere correttamente calcolata”, si legge nell’ordinanza di Steele. “L’importo esatto oggetto di contestazione non può essere calcolato con precisione al momento”.
Questo lascia incerti i costi che il Naples Pride dovrà sopportare, sebbene dovrebbero essere inferiori alle stime iniziali. Ma è questa la nuova battaglia dell’ultradestra americana, che vuole approfittare degli sponsor in fuga dai Pride nazionali causa Donald Trump alla Casa Bianca, imponendo costi elevati per minare gli eventi.
“Speriamo solo che il Consiglio Comunale mantenga la rotta”, ha dichiarato Callhan Soldavini, avvocato del Naples Pride, “e che affermi che siamo una comunità meravigliosa dove l’odio non ha casa e che proponga tariffe conformi ai principi costituzionali”. Soldavini ha precisato come l’organizzazione sia disposta a pagare costi di sicurezza comparabili a quelli di altri eventi, ma tornerà in tribunale nel caso in cui i costi addebitati dovessero continiare ad ad essere fuori mercato.
Il Naples Pride è nato nel 2017. Nel 2023 il governatore repubblicano Ron DeSantis ha firmato una contestatissima legge anti-drag, poi dichiarata incostituzionale dai tribunali federali.
