L’onda nera di Donald Trump sta travolgendo gli Stati Uniti d’America e la comunità LGBTQIA+ tutta, coinvolgendo anche quelli che fino ad oggi erano considerati “alleati”. Dopo i passi indietro di Google, Facebook, Amazon, McDonald, Paramount, Target e Apple, gli sponsor stanno scappando dai Pride nazionali. Se il WorldPride di Washington sta rimettendo mano al proprio cartellone a meno di 3 mesi dal via, anche il mitico Pride di San Francisco ha denunciato quella che parrebbe essere diventata prassi comune.
Cinque sponsor che avevano precedentemente supportato l’evento, per anni, si sono ritirati. Tra questi Comcast, Anheuser-Busch, Diageo e La Crema, di proprietà di Jackson Family Wines.
Chi ha paura del Pride?
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Suzanne Ford, direttrice esecutiva di SF Pride, organizzazione no-profit che gestisce l’evento, ha detto a KTVU che la perdita di questi sponsor ammonterebbe a circa 300.000 $ su un totale di 1,2 milioni di dollari. Ford si è detta “molto preoccupata“, denunciando una forte “pressione da parte del governo federale“. La direttrice esecutiva di SF Pride è convinta che le politiche dell’amministrazione Trump contro i programmi di diversità, equità e inclusione potrebbero essere state la ragione per cui quegli sponsor si sono dati alla fuga.
“Il tono è cambiato in questo paese”, ha detto Ford a KTVU. “Le aziende si coprono già le spalle e penso che le persone che non considerano tutto questo come valore fondamentale della loro azienda, forse stiano riconsiderando il loro investimento“. Il San Francisco Pride andrà in scena il 28 e 29 giugno, ma non è chiaro quanto potrà incidere questa minore possibilità economica.
Janel Lubanski, direttrice delle pubbliche relazioni per La Crema, ha sottolineato come la decisione di non sponsorizzare più il Pride non sia “stata influenzata politicamente“. Lubanski si è detta pronta a “collaborare e di far parte dell’evento in qualche modo. Non ci allontaneremo dal nostro supporto alla comunità LGBTQ+”. “Tuttavia, come molti altri nel settore del vino stiamo affrontando alcuni venti contrari e abbiamo dovuto prendere decisioni difficili su dove e come possiamo presentarci. Il nostro obiettivo è continuare a fare il più possibile, tenendo sempre presente queste sfide”.
Anheuser-Busch era stata invece travolta dalle critiche nel 2023, quando l’azienda di bevande, proprietaria di Bud Light, ingaggiò l’influencer trans Dylan Mulvaney per un post promozionale. Da destra gridarono al boicottaggio nei confronti della birra. Adesso Anheuser-Busch si è tirata fuori dal San Francisco Pride.
