Un giovane studente universitario è stato a lungo vittima di persecuzioni a causa della sua omosessualità da parte di tre giovani a Venezia. Ne avevamo parlato un mese fa, ripercorrendo le molestie – inizialmente verbali – a scapito del ragazzo, e che poi si erano trasformate in un’escalation di aggressioni sempre più gravi da parte degli aggressori, noti per le loro simpatie verso l’estrema destra. Dai cori inneggianti al fascismo si era poi passati a un gesto ancora più violento e simbolico: una svastica tracciata con vernice nera sul portone della sua abitazione. Per questi atti, tutti e tre erano già stati denunciati con l’accusa di atti persecutori aggravati dall’odio omofobo. Ora però, alla luce delle indagini magistralmente condotte dalla Digos, il Gip di Venezia ha provveduto all’applicazione di severe misure.

Venezia, perseguitato perché gay: Digos denuncia i tre neofascisti, braccialetto elettronico a un 22enne - Venezia - Gay.it

Studente gay perseguitato da tre giovani neofascisti: la vicenda

Il calvario del giovane studente gay era iniziato molto tempo prima. Giunto a Venezia per studiare, per mesi era stato costretto a vivere nel terrore. La vicenda aveva particolarmente indignato per via del crescendo di vessazioni a scapito del 22enne, vittima di un vero e proprio accanimento omofobo da parte di tre giovani vicini all’estrema destra.

Tutto era iniziato quando i tre aggressori, residenti a Venezia, avevano notato il ragazzo mentre si recava alle lezioni universitarie. Da semplici risatine e battute sarcastiche, le azioni hanno rapidamente preso una piega più grave. Fischi, commenti sgradevoli e veri e propri insulti omofobi lanciati in pubblico hanno presto lasciato spazio a intimidazioni dirette, come il vergognoso epiteto “frocio di m…”.

Il clima si era fatto sempre più pesante. I tre avevano hanno iniziato a pedinare il giovane fino a casa, dove organizzavano vere e proprie incursioni per intonare cori fascisti, inneggiare a Mussolini e cantare “Faccetta nera”, richiamando il trattamento brutale riservato agli omosessuali durante il regime.

Spaventato e stremato, lo studente aveva deciso di denunciare i suoi persecutori. Ma la sua coraggiosa presa di posizione aveva provocato una reazione ancora più violenta: nel febbraio scorso, i tre avevano imbrattato il portone della sua abitazione con una svastica disegnata in vernice nera, un chiaro messaggio di odio.

L’intervento della Digos

A intervenire è stata la Digos, che ha identificato e denunciato i tre responsabili: si tratta di giovani veneziani di 17, 18 e 22 anni. Tutti sono accusati di atti persecutori, con l’aggravante della motivazione omofoba. 

Nei confronti del maggiore dei tre, un 22enne, è stato disposto il divieto di avvicinamento alla vittima. Il giovane dovrà inoltre indossare un braccialetto elettronico per garantire il rispetto della misura cautelare. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari di Venezia, Claudia Ardita, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Zorzi, titolare dell’inchiesta condotta dalla Digos.

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Le ulteriori indagini e i precedenti

Le indagini condotte dalla Digos hanno collegato la vicenda dello studente anche a una serie di attacchi contro la sede dell’Unione degli Universitari (Udu), avvenuti all’inizio di marzo. Il primo episodio ha visto la comparsa di croci celtiche sulla vetrata dell’associazione; due sere dopo, due individui incappucciati hanno tentato di forzare la serratura della porta d’ingresso. Infine, i muri dell’edificio sono stati imbrattati con scritte inneggianti a Mussolini e contenenti minacce rivolte a persone gay e a militanti comunisti.

Durante uno di questi episodi, una studentessa dell’Udu è riuscita a filmare con il cellulare uno degli aggressori. Dal video, gli investigatori hanno identificato uno dei tre giovani già denunciati per le persecuzioni a sfondo omofobo contro lo studente universitario. Le successive perquisizioni domiciliari e personali hanno portato al sequestro di numerosi materiali di propaganda neofascista: fotografie, svastiche, croci celtiche e ritratti di Hitler.

Il commento di Alessandro Zan

Alessandro Zan
Alessandro Zan

Dopo l’applicazione delle misure da parte del giudice per le indagini preliminari di Venezia, anche Alessandro Zan è intervenuto, commentando l’episodio di omofobia e denunciando un problema più ampio e strutturale: la crescente presenza e impunità della violenza neofascista e omofoba in Italia.

“L’identificazione dei giovani responsabili delle persecuzioni a Venezia è una buona notizia, ma rivela qualcosa di più profondo su ciò che sta accadendo nel nostro Paese”, ha esordito Zan. 

“Difficile stupirsi nel constatare i legami evidenti tra questi ragazzi e l’estrema destra — come già accaduto in passato con alcuni giovani di Fratelli d’Italia e con certi movimenti antiscelta. Il silenzio del governo di fronte alla violenza è sempre un problema. Ma sempre più spesso questo silenzio riguarda atti estremi e aggressioni di stampo fascista. È inaccettabile: episodi di vero e proprio squadrismo, come quelli subiti dalle associazioni studentesche di Venezia, non possono essere ignorati”, ha tuonato, ribadendo l’appello alla responsabilità politica e istituzionale nella condanna e nella prevenzione dei crimini d’odio.

 

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