Diritti LGBTQIA+ negati in Italia, cosa è successo a Bruxelles, parlano Parigiani (MIT), Crisalli (Arcigay) e Crocini (Famiglie Arcobaleno)

“Parlano di censura mentre tengono conferenze stampa nel cuore del Parlamento europeo. Se ci fosse davvero censura, quella conferenza non sarebbe mai potuta avvenire. Il vero paradosso è che a far tacere la comunità LGBTQIA+ oggi è chi si lamenta di non poter parlare”.

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A Bruxelles si è consumato, ancora una volta, il cortocircuito tutto italiano tra propaganda e realtà. Da un lato, nella sede solenne della Commissione LIBE del Parlamento europeo, l’allarmante audizione ufficiale sullo stato di diritto in Italia, un’indagine accurata e documentata che ha fatto emergere – attraverso dati, testimonianze, episodi concreti – il progressivo smantellamento delle garanzie democratiche nel nostro Paese, con particolare attenzione alla libertà di stampa e ai diritti delle persone LGBTQIA+.

Dall’altro, a poche stanze di distanza, Fratelli d’Italia ha messo in scena la consueta operazione di ribaltamento semantico: un contro-evento – sempre a Bruxelles – in cui a essere descritto come oppresso era chi governa. L’ennesimo rovesciamento del tavolo, costruito sull’illusione di un’Italia soggiogata dal “pensiero unico arcobaleno”, schiacciata dal “fascismo rosso”, vittima di una censura non dimostrabile nonostante il profluvio di dati circostanziali e inconcludenti. Il partito di Giorgia Meloni ha così scelto – ancora una volta – la linea del vittimismo istituzionale, lamentando l’esclusione di propri rappresentanti dalla lista degli auditi alla Commissione LIBE – una lamentela smentita persino dai tecnicismi procedurali, visto che, come riportato da Domani, i nomi erano stati presentati in ritardo e senza rispettare i criteri richiesti.

Nessuna censura, dunque, ma un palese autogol. Eppure conveniente per gli eurodeputati FdI Procaccini e Cirianni per costruire un intero racconto alternativo. A dare manforte alla narrazione, il direttore de Il Tempo Tommaso Cerno, l’europarlamentare Ciriani, Jacopo Coghe di Pro Vita & Famiglia, e la giornalista Manuela Biancospino, tutti riuniti per denunciare un’Europa “ideologizzata” e una stampa “ostile alle voci non conformi”.

Nel frattempo, l’Italia scivola però al 35° posto della Rainbow Map 2025 stilata da ILGA-Europe: un tonfo che ci colloca ben sotto la media europea, e che fotografa con crudezza quanto poco resti, oggi, delle tutele per le persone LGBTQIA+ sotto l’esecutivo Meloni. Una mappa che parla di diritti mancati, di inadempienze legislative, di violenze non riconosciute. Un documento ufficiale che stride in modo assordante con la caricatura proposta dal partito di governo.

Così, dentro l’aula della Commissione LIBE, tra l’assenza strategica dei ministri Piantedosi e Nordio e lo scetticismo di diversi commissari europei, sono stati i fatti a prendere la parola. Fatti raccontati da giornalisti, avvocati, attivisti, tutti concordi nel descrivere un clima italiano sempre più repressivo. A portare la voce della comunità LGBTQIA+ sono state, tra le altre, Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, e Roberta Parigiani, attivista del MIT – Movimento Identità Trans. Abbiamo chiesto loro cosa hanno riportato.

Diritti LGBTQIA+ negati in Italia, gli interventi di Crocini e Parigiani in Commissione LIBE

“Ho parlato di 38 bambini a cui lo Stato italiano sta cercando di togliere un genitore. Che altro serve per dire che c’è un attacco ai diritti?”, ci racconta Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, parlando dei cinque minuti cronometrati che ha avuto a disposizione per raccontare, davanti alla Commissione LIBE del Parlamento europeo, la deriva giuridica e morale che le famiglie LGBTQIA+ stanno vivendo sotto l’esecutivo Meloni.

Pochi minuti, ma densi: quanto basta per mostrare che, mentre a Bruxelles qualcuno si inventava la “censura arcobaleno”, in Italia interi nuclei familiari vengono smontati pezzo dopo pezzo, sotto lo sguardo complice di un governo che ha trasformato la neutralità amministrativa in strumento di discriminazione.

Tutto è cominciato con la famigerata circolare Piantedosi, che ha congelato le registrazioni alla nascita dei figli delle coppie lesbiche, persino nei Comuni dove fino a quel momento venivano trascritte senza problemi. “È bastata una circolare, un foglio A4 senza valore normativo, per bloccare diritti fondamentali. I primi a subirne le conseguenze sono stati i bambini,” denuncia Crocini. “Solo a Padova, un mese dopo, sono stati impugnati ben 38 certificati di nascita. Parliamo di 38 minori che rischiano di perdere legalmente uno dei due genitori. Che senso ha questa crudeltà se non quello di fare guerra alla nostra esistenza?”.

Ma il disegno, secondo Crocini, è più sottile di quanto sembri. Non c’è bisogno di abolire le unioni civili o riscrivere leggi: basta svuotare i diritti esistenti, renderli inapplicabili, impraticabili, vulnerabili.È una strategia precisa: non colpire frontalmente per evitare reazioni internazionali, ma disinnescare tutto lentamente, in modo capillare, lasciando che le persone si consumino nell’incertezza legale e nella paura quotidiana”.

Nel suo intervento, Crocini ha citato anche la legge Varchi ch rende la GPA reato universale ed ha ricordato le parole della ministra Roccella, secondo cui i pediatri dovrebbero segnalare “casi sospetti”. “In pratica si chiede ai medici di trasformarsi in agenti ideologici. Questo mette a rischio non solo i nostri diritti, ma la salute stessa dei bambini. Chi porterebbe più i figli dal pediatra sapendo che potrebbe denunciarli?”.

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Poi ci sono le ispezioni mirate nelle scuole, inviate ogni volta che un istituto prova a proporre un progetto sull’educazione affettiva o di contrasto agli stereotipi. Una strategia repressiva che, spiega Crocini, “ricorda inquietantemente i metodi già adottati da regimi come la Russia o l’Ungheria. Il governo italiano sta importando, scientemente, modelli autoritari mascherati da tutela dei minori”.

E tutto questo, sottolinea, non è senza conseguenze: “Il clima creato dall’alto legittima le aggressioni dal basso. Gli insulti, le violenze, la paura crescente non sono un effetto collaterale: sono il risultato diretto di una propaganda istituzionalizzata che punta il dito contro le famiglie arcobaleno come se fossero una minaccia all’ordine pubblico. Siamo diventati il capro espiatorio perfetto per un governo che non sa dove mettere le mani sulla crisi economica e sociale. E il risultato è che le nostre famiglie oggi vivono nella paura”.

Per i diritti trans, sono intervenuti Christian Leonardo Crisalli di Arcigay e Roberta Parigiani del Movimento Identità Trans. Per essere riconosciute, dobbiamo ancora passare dal tribunale e dallo psichiatra. In Italia, la nostra identità è ancora sospesa, negata, medicalizzata” racconta Parigiani.

Manca totalmente una protezione reale dei nostri percorsi, in particolare per quanto riguarda l’età evolutiva – spiega Crisalli – Le persone trans più giovani non hanno accesso a percorsi di salute e benessere pensati per loro e spesso devono attendere anni, senza alcun riconoscimento. A questo si aggiungono i discorsi d’odio, che continuano a circolare liberamente, e, in certi casi, veri e propri approcci riparativi mascherati da supporto“.

Gli interventi dell’attivismo trans* Commissione LIBE hanno così avuto l’effetto di un pugno sul tavolo: diretto, argomentato, basato su una lista di fatti che compongono un mosaico inquietante. Non solo mancanze, ma veri e propri tagli. Parigiani ha ricordato, tra gli esempi più gravi, l’ormai ufficiosa chiusura del servizio sanitario per persone trans all’ospedale Careggi di Firenze: “Era uno dei pochi centri pubblici in Italia in grado di offrire un accompagnamento serio, eppure è stato praticamente smantellato. Non è un caso: è una scelta politica.”

Poi c’è la nomina di Marina Terragni all’Osservatorio per l’Infanzia, una figura priva di competenze specifiche ma nota per la sua ostilità verso le persone trans, soprattutto minori. “Come possiamo parlare di tutela dell’infanzia quando a occuparsene viene chiamata una persona che ha costruito la propria visibilità sulla negazione dell’esistenza delle persone trans?”. 

Il punto più paradossale, secondo Parigiani, è rappresentato dal tavolo ministeriale sull’identità di genere: “Non ne conosciamo i componenti, l’agenda, né tantomeno i contenuti discussi. Quando abbiamo chiesto di essere ascoltati come associazione di settore, ci è stato detto chiaramente di no. È un tavolo fantasma, che esiste solo per giustificare all’esterno una finta apertura”.

E mentre Fratelli d’Italia gridava alla censura, accusando l’audizione di escludere voci “non allineate”, Parigiani e Crocini venivano attaccate pubblicamente da Pro Vita & Famiglia, con Jacopo Coghe che – in conferenza stampa – sosteneva che durante la seduta a porte chiuse avessero parlato male dell’associazione. “È assurdo, oltre che falso” replica Parigiani. “Come può sapere cosa è stato detto in una riunione chiusa? È una strategia di delegittimazione sistematica, che punta a screditare chi porta testimonianze scomode. Eppure siamo noi, non loro, a ricevere minacce dopo ogni intervento pubblico”. E conclude Parlano di censura mentre tengono conferenze stampa nel cuore del Parlamento europeo. Se ci fosse davvero censura, quella conferenza non sarebbe mai potuta avvenire. Il vero paradosso è che a farci tacere oggi è chi si lamenta di non poter parlare”.

Ma non tutto è perduto. Se c’è qualcosa che questa audizione ha dimostrato, è che il Parlamento Europeo sa ancora ascoltare.Abbiamo ricevuto molta vicinanza da parte di commissari che la repressione l’hanno vissuta sulla propria pelle”, racconta Parigiani, ricordando come l’Italia di oggi inizi a somigliare, agli occhi di chi ha memoria storica, a scenari che l’Europa giura di non voler più vedere. Ed è proprio in questa consapevolezza condivisa che si intravede uno spiraglio. “Il fatto che queste istanze siano arrivate formalmente in Europa è un primo passo importante”, ha aggiunto Alessia Crocini. Un passo forse piccolo, forse tardivo, ma che restituisce dignità a chi da mesi viene trattato come bersaglio.

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