Triptorelina, la malafede ideologica del governo italiano che fa propaganda sulla vita delle persone: anticipati i risultati dell’ispezione al Careggi di Firenze, ma qualcosa non quadra

La delibera AIFA che regola la somministrazione dei bloccanti della pubertà in ambito di transizione di genere non sarebbe aggiornata secondo le linee guida internazionali, sotto le quali opera il Careggi.

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Careggi Transgender Triptorelina affermazione di genere Gasparri
Careggi Transgender Triptorelina affermazione di genere Gasparri
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A inizio anno, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri presentava un’interrogazione parlamentare sul centro di eccellenza per le terapie di affermazione di genere all’Ospedale Careggi di Firenze, sostenendo che qui i farmaci bloccanti della pubertà venissero somministrati “come caramelle” a bambin* e adolescenti con incongruenza di genere.

Un’iniziativa che diede via in seguito a un’ispezione sui protocolli adottati dall* professionist* sanitari* al Careggi, e all’istituzione di un tavolo tecnico del Ministero della Salute e del Ministero della Famiglia la Natalità e le Pari Opportunità per “valutarli”  – sulla falsariga di quella presa dal governo ultraconservatore di Rishi Sunak in Gran Bretagna. 

A dimostrazione del sottotesto puramente ideologico dietro a tali iniziative, nessun esponente della comunità trans* fu invitat* alla discussione.

Secondo quanto riferito nella risposta del ministro Orazio Schillaci alla seconda interrogazione parlamentare presentata dal senatore Gasparri, i risultati dell’ennesima crociata ideologica condotta dall’attuale governo contro la comunità LGBTQIA+ – anticipati negli scorsi giorni – metterebbero oggi in luce “”criticità molto significative nell’ambito del percorso di presa in carico e gestione dei minori con incongruenza di genere.

Stando alla relazione – non resa pubblica – l’audit condotto il 23 e il 24 gennaio presso il personale clinico e la direzione sugli 85 casi trattati al Careggi avrebbe rivelato come non sia stato sistematicamente fornito un percorso neuropsichiatrico accompagnatorio nella somministrazione di triptorelina in diverse istanze.

Tuttavia, la situazione potrebbe rivelarsi ben più articolata rispetto a una mera questione di trascuratezza nella gestione di trattamenti tanto delicati.

“Quanto leggiamo a mezzo stampa circa la relazione del Ministro Schillaci sull’operato di Careggi merita di essere commentato alla luce della relazione effettiva, che ancora non conosciamo – affermano SIGIS e ONIG al convegno Distort organizzato da Gaynet e Ege sulla disinformazione e le persone LGBTQIA+

Ciò che appare certo, è ormai un disallineamento tra le linee guida AIFA sulla triptorelina, aggiornate da ultimo al 2020, e le linee guida internazionali per salute delle persone trans WPATH SOC8, del 2022, all’interno delle quali rientra l’operato di Careggi.

Queste linee guida chiariscono definitivamente che l’incongruenza di genere non è una patologia mentale e che non è necessario in tutti i casi il percorso psichiatrico, bensì un supporto psicologico offerto sulla base della presa in carico e del parere di una equipe multidisciplinare.

Non si tratta di cambio di sesso dei bambini come si sente troppo spesso, ma di evitare conseguenze negative sul benessere psicologico e fisico, sia a breve che a lungo termine di una popolazione particolarmente fragile e vulnerabile”.

L’Italia, in particolare l’AIFA, sarebbe quindi in ritardo sui protocolli internazionali, e la “colpa” del Careggi sarebbe stata quella di essersi voluto liberare dell’approccio patologizzante alle terapie di affermazione di genere seguendo linee guida più aggiornate.

Un errore squisitamente formale, che il governo italiano sarebbe però riuscito a sfruttare per infuocare il dibattito su quelle che la scienza considera procedure salva-vita, e cavalcare l’onda delle destre di mezzo mondo, pronte a mettere al rogo qualsiasi progresso in materia di affermazione di genere delle giovani persone transgender e gender non conforming. Oggi, il ministro della salute Schillaci esorta la Regione Toscana ad attuare, entro un termine stabilito, “misure correttive”.

 “Careggi ha violato le regole. È bene che il governo abbia deciso di ritornare sul tema triptorelina per rivedere un po’ le linee guida – ha dichiarato Gasparri alla stampa in un’iniziativa di Forza Italia per il tesseramento – perché un bambino di 10 anni che può assumere decisioni irreversibili sui propri orientamenti, sulla propria natura fisica, deve avere assistenza prima di avviare una somministrazione che poi cambia la vita per sempre”.

Peccato che, ancora una volta, il senatore dimostri la propria ignoranza sul tema: gli effetti della tritptorelina sono temporanei e reversibili (leggi Cos’è la Triptorelina), e non comportano nella stragrande maggioranza dei casi effetti collaterali a lungo termine se non utilizzati per periodi di tempo troppo lunghi.

Le evidenze scientifiche in questo senso esistono perché il farmaco viene utilizzato sin dagli anni 80’ per il trattamento della pubertà precoce. Il nodo sta nell’impiego “off label” – e quindi non ufficiale – dei farmaci in ambito di transizione di genere, che quindi non può essere oggetto di analisi ufficiali.

Ed è anche da qui che un ulteriore nodo evidenziato da alcuni: l’OMS avrebbe “sconsigliato” le terapie di affermazione di genere per i minori. Un fraintendimento derivante da una postilla presente nelle ultime linee guida per le terapie di affermazione di genere negli adulti, che non tratta bambin* e adolescenti per “limitate evidenze sugli effetti a lungo termine“.

Non si è fatta attendere la risposta della Regione Toscana, la quale dichiara di non aver ancora avuto accesso alla relazione integrale della Commissione, nonostante il ministero abbia dichiarato di averla recapitata mercoledì scorso.

“Quando ci verrà messa a disposizione faremo un approfondimento di merito e risponderemo al ministero”, affermano il governatore Eugenio Giani e l’assessore Simone Bezzini.

Ma mentre il buon senso tenta di difendersi dalle strumentalizzazioni, spesso si lascia fuori dall’equazione le vittime collaterali più fragili del fuoco incrociato: bambin* e adolescenti che oggi temono di veder negato il proprio diritto ad autodeterminarsi e a decidere sul proprio corpo. 

Se le percentuali, i dati e la mole di letteratura scientifica che dimostrano l’efficacia dei farmaci bloccanti della pubertà per la gestione dell’incongruenza di genere nei minori non sono abbastanza per convincere questo governo a fermare il proprio crudele accanimento su quell* stesse bambin* che giura di voler “proteggere”, ci riusciranno le storie reali di tant* adolescenti transgender oggi terrorizzat* dall’idea di non poter più accedere alle terapie affermative? 

Se mia figlia smette di prendere quella medicina si ammazza” – racconta una mamma a Repubblica – “Ha iniziato da due anni, come potrebbe, tra qualche mese ritrovarsi con i primi peli della barba? Tra l’altro ho cercato, come gli altri genitori, di tenerla fuori da questa vicenda ma con i social ha scoperto tutto, ed è molto preoccupata”.

Ed è anche grazie all’esperienza delle famiglie interessate – le stesse che sin dagli albori della vicenda difendono il Careggi chiedendo al governo di lasciare l’ideologia fuori dalle vite dell* propri* figli* – che la retorica secondo la quale vi sia negligenza e leggerezza nel somministrare i farmaci, avanzata dal governo, viene fatta vacillare.

“Abbiamo capito quale strada percorrere prestissimo, quando aveva 2 o 3 anni. Quello che molti di coloro che parlano in questi giorni non capiscono, è che la trafila a Careggi è molto lunga. Ci sono controlli periodici, ogni volta bisogna fare il colloquio con la psicologa e la visita endocrinologica. Si fanno tanti esami, del sangue e di altro tipo, come le densitometrie ossee. Passano anni prima che venga prescritta la triptorelina e infatti Careggi ha la nomea di essere molto lenta. Figurarsi che tante famiglie si lamentano. E invece a leggere certe dichiarazioni sembra che la medicina venga data subito a tutti”.

Alcun* stanno pensando di trasferirsi all’estero per continuare le terapie, nel caso in cui l’Italia dovesse imporre il temuto ban ai bloccanti della pubertà. Ma intanto, l* dirett* interessate vivono oggi in un limbo che è ormai diventato un vero incubo. 

“Abbiamo subito una cattiveria — aggiunge un’altra mamma — Hanno deciso di gettare nel panico famiglie che hanno ragazzi con problemi. E visto come hanno gestito tutto? Siamo qui che aspettiamo risposte ufficiali su cosa succederà all’ospedale e al suo ambulatorio e le prime informazioni che ci arrivano giungono da un gazebo in una piazza”.

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