Le posizioni politiche si ascoltano. Non necessariamente si condividono, non necessariamente si approvano, ma si ascoltano. Siamo in una democrazia liberale, fino a prova contraria, e l’unico strumento di confronto che una democrazia liberale riconosce come legittimo prevede l’ascolto. L’esclusione, il silenzio imposto, il perimetro disegnato attorno a chi può parlare e chi no: sono derive pericolosissime.
I Gay Conservatori e Liberali si presentano come un movimento di centrodestra che rivendica diritti civili, legge sull’omotransfobia e tutela delle famiglie omogenitoriali. Le loro proposte non sono ancora mai state chiaramente messe sul piatto. Il movimento è appena nato. Chi scrive nutre molti dubbi sulla solidità politica del soggetto appena fondato. Che è immediatamente finito nella tempesta delle analisi iper-critiche della sinistra arcobaleno. Giustamente.
Tuttavia. Si può essere in disaccordo con la loro collocazione politica, con le loro alleanze, con le loro contraddizioni: e ce ne sono. Ma sottrarsi all’ascolto è una resa all’avanzata degli estremismi polarizzati. All’orizzonte si affollano eserciti di persone pronte a rivendicare la propria posizione, senza ascolto minimo di quelle altrui.
È vero, il confronto fa male, a volte. È vero, il semplice dare ascolto alle ragioni di alcune realtà permette ai performativismi da social di etichettare e scatenare gogne che soffocano qualsiasi confronto, in un periodo in cui l’appartenenza ad una specifica tribù agisce come effetto omologante e polarizzante. Tu sei così, e stai lì. Tu sei cosà, e stai là. Eppure in quel mezzo tra lì e là c’è tutta la politica e la forza inclusiva delle liberal-democrazie. Eppure, nel dialogo tra diversi, c’è tutta la forza che il potere non può controllare.
Al congresso di Certi Diritti sono intervenuti Francesca Pascale e Morris Battistini, presidente del movimento Gay Conservatori e Liberali (GCL), reduci dalla polemica con l’organizzazione del Roma Pride. Un episodio che la formazione di Pascale continua a strumentalizzare, parlando di “Divieto al Pride“. Ma non è così: GCL non è stata invitata ai panel della Pride Croisette, festival del Roma Pride dal ricchissimo calendario. Ma nessuno li ha mai esclusi dal Pride, inteso come parata. “E ci mancherebbe” aveva puntualizzato Colamarino a Gay.it, dopo aver ricevuto dalla stessa Pascale l’accusa di essere un “fascista rosso“.
L’episodio di Roma precede la nuova polemica di queste ore, scatenata a Napoli da Arrevutamm Pride che si è scagliata contro il Pride partenopeo proprio per la presunta presenza di Gay Conservatori e Liberali al Napoli Pride, dove era prevista la prima conferenza degli LGBT di centrodestra. “Ma alla fine faremo la nostra conferenza il 15 giugno a Roma” puntualizza Pascale a Gay.it “per presentare il Progetto di legge Libertà“.
Il clima di assedio e persino di stigma subito dai Gay Conservatori e Liberali dovrebbe certamente far riflettere Pascale, Battistini e Romanelli su una certa comunicazione politica dispiegata sui social negli ultimi mesi. Una comunicazione talvolta ostile ai temi legati all’identità di genere, scomposta rispetto alle persone LGBTIQ+ di sinistra, che vengono ritratte dai GCL come persone effeminate (con relativo disprezzo per gli uomini gay effeminati) e accostate dispregiativamente a presunti omosessuali muscolosi di destra (stereotipizzati anch’essi come soggetti tutto edonimso).
In ragione di questo clima polarizzato, che prevede insulti reciproci senza reale confronto politico, l’associazione radicale Certi Diritti ha ospitato i Gay Conservatori e Liberali durante il proprio congresso del 23 maggio a Torino. Chi era presente, come chi scrive, li ha potuto ascolare parlare liberamente, senza contraddittorio. Di seguito un resoconto.
Francesca Pascale: «Voglio che anche i liberali dicano ci dispiace di essere arrivati in ritardo»
Pascale si presenta come una voce anomala nel centrodestra italiano: liberale convinta, elettrice di Forza Italia «ormai più per nostalgia che per convinzione», ammette, e che da oltre un decennio prova a spostare dall’interno il pensiero dei partiti conservatori sui diritti civili. Il suo intervento al congresso di Certi Diritti è un atto di autocritica verso il proprio campo, accompagnato da una rivendicazione di identità politica che non intende sacrificare.
Il punto di partenza è la convinzione che il rispetto della persona «transessuali, lesbiche, gay, chiunque voglia identificarsi liberamente in quello che è» non possa avere un colore politico. Il centrodestra, dice Pascale, ha gravi responsabilità legislative e culturali su questo fronte, ma la risposta non può essere abbandonare quel campo: bisogna lavorarci dentro. È per questo che nel 2013, mentre era ancora la compagna di Silvio Berlusconi, aveva aderito a GayLib (agitando non poco Forza Italia) e che oggi sostiene il movimento Gay Conservatori e Liberali.
Pascale è critica sia verso la propria parte politica «La Russa, Vannacci, Gasparri non mi rappresentano», sia verso certi ambienti progressisti, che descrive come chiusi e aggressivi nei confronti di chi, pur gay o lesbica, si colloca a destra. «Spesso vengo bullizzata e mortificata sulle scelte personali proprio negli ambienti omosessuali», dice, e aggiunge che combattere con le stesse armi di chi si critica è una contraddizione che non si può ignorare.
Il suo progetto dichiarato è una legge sull’omobitransfobia, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, e soprattutto un cambio culturale che renda l’omosessualità un non-tema. «Non voglio sentirmi parte di una minoranza. Voglio sentirmi parte di un’uguaglianza.» L’appello finale è ai partiti liberali: prendere atto del ritardo accumulato e costruire finalmente un ponte tra laici e cattolici, tra destra e sinistra, per legiferare nel rispetto di tutti.
Morris Battistini: «Saremo al Roma Pride con il tricolore»
Morris Battistini, presidente di Gay Conservatori e Liberali, racconta la nascita quasi accidentale del movimento: una pagina Instagram aperta nel 2025 da alcuni ragazzi che si sentivano gay ma non si riconoscevano nella politica progressista e la sua rapida crescita fino a quasi 10.000 follower tra i vari canali social. Un segnale, dice, che il vuoto che intendevano colmare esiste davvero.
Il movimento, chiarisce, non vuole essere l’anti-Arcigay né diventare un partito: vuole essere «il valore aggiunto a quello che già esiste», una voce conservatrice e liberale che si sieda ai tavoli istituzionali e contribuisca a scrivere le leggi che riguardano la comunità LGBT. In quest’ottica annuncia per il 15 giugno la presentazione a Montecitorio del «Progetto di legge Libertà», elaborato dal movimento come piattaforma concreta di rivendicazioni.
Sulla polemica con il Roma Pride Battistini è diretto: «Noi il 20 giugno saremo al Pride di Roma, con le nostre bandiere e il tricolore italiano. Qualcuno si è permesso di dire chi può esserci e chi no. Noi risponderemo con la nostra presenza». Un atto che Battistini definisce coerente con la propria visione: «Prima ancora di essere gay o lesbiche o trans, siamo italiani. Siamo cittadini». Lo dice, mentre i radicali di Certi Diritti sventolano una bandiera dell’Unione Europeoa. C’è ancora tanto da fare.
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