La sorellina di Peppa Pig è nata e si chiama Evie. È venuta al mondo nel reparto maternità più esclusivo di Londra, il Lindo Wing del St. Mary’s Hospital, dove sono venuti al mondo George, Charlotte e Louis di casa Windsor. E già questo, ai grandi millantatori del “buon senso” (anti-woke), sarebbe bastato per accusarla di elitarismo neonatale (avete presenti quelle grandi bugie della destra sociale che si dice vicina a poveri e deboli e poi Giorgia Meloni da Palazzo Chigi aumenta tasse, distrugge la sanità pubblica e non condanna Israele che fa a pezzi i bambini a Gaza?). Comunque il problema dei catto-reazionari fascistoidi è un altro. Evie, nuova arrivata nella famiglia Pig, ha fatto qualcosa di ancora più grave: è nata.
“Peppa Pig è leader nel creare esperienze immersive per il pubblico prescolare”, dichiara solenne Esra Cafer, vice-presidente di Hasbro e somma sacerdotessa della strategia infantile. Ed è vero: da anni Peppa non è solo un cartone, è un sistema emotivo, una palestra affettiva, un soft power rivestito di fango disegnato. E ora, con questo film, la sua famiglia — fragile, imperfetta, porcina — si trasforma in manuale d’istruzioni per una società nuova: come si cresce? come si cambia? come si condivide il cuore di mamma?
La voglia a forma di cuore e il nuovo disordine morale
L’annuncio è stato dato in pompa magna con tanto di banditore reale e cartiglio rosa. La piccola ha una voglia a forma di cuore e un nome — Evie — scelto in onore di una zia misteriosa, forse una maledetta radical chic, o forse attivista trans-femminista, chi può dirlo? Già i complottisti digitali si agitano: “Evie come Eva? Come l’incipit di un nuovo disordine morale?” Nei gruppi Telegram si parla di lobby gender vestite da animali da cortile.

Peppa Pig e l’epica del parto prescolare
Un’ora. Sessanta minuti esatti in cui il mondo si ferma, la sala si oscura, e Peppa Pig — maestra dell’infanzia animata, pigmalione in stivaletti rossi — accompagna il suo pubblico verso il mistero più grande: la nascita. Il nuovo evento cinematografico sarà proiettato in oltre 2.600 cinema, distribuiti in 14 paesi, come un sacramento distribuito in dose audiovisiva: dieci episodi inediti, sei canzoni nuove, video musicali e un segreto che tiene in ostaggio l’immaginazione globale — il genere e il nome di un nuovo personaggio, da svelare solo in primavera. Una gravidanza narrativa, per la quale si mormora, si attende, si scrivono post sui social.
La destra all’attacco: “Evie è un cavallo di Troia”
Non si è fatta attendere la reazione indignata di una parte della destra più ansimante: secondo alcuni, l’arrivo di Evie rischia di confondere i bambini. “Una sorella? Dopo George? Ma non doveva esserci un altro maschio?” tuonano le voci del patriarcato in pigiama. In fondo, la serie aveva già osato anni fa introdurre una coppia di mamme subito fatte bersaglio dai fratellini neofascistelli d’Italietta, e come dimenticare il bonfonchiare pallido e distorto persino di quel libertino (a casa sua) di Silvio Berlusconi. E ora — orrore! — quella banda di maialetti paffuti osa parlare di maternità condivisa, cura, legame paritario tra genitori.
Evie, minaccia scolastica
In Irlanda, una madre ha dichiarato al The Sun che teme che sua figlia, di nome Evie, venga presa in giro a scuola con il nomignolo “Evie Pig”. E qui siamo al paradosso: la paura non è la violenza scolastica, ma Peppa. Come se l’ordine educativo si disgregasse per colpa di una scrofa disegnata col gessetto rosa. E poi saremmo noi povere anime queer ad essere ossessionate dalla cultura woke?
Quando vedremo Evie in Italia?
Dal 30 maggio nei cinema di 19 Paesi, il film Peppa Meets the Baby Experience racconterà l’ingresso di Evie nella famiglia. Mamma Pig così detestata anche dai pro-life in splendida forma post-partum, ha dichiarato: “Essere mamma è uno dei lavori più difficili al mondo. Siamo tutte nella stessa barca”. Ma questa barca — si sa — se è rosa e non blu, rischia di affondare nei post indignati di chi teme che i bambini crescano con idee moderne e affetti liberi. Per la nascita di Evie, la piccola maialina destinata a stravolgere gerarchie affettive e griglie di marketing, Hasbro ha orchestrato una sinfonia planetaria di baby experience. A partire dal 30 maggio, i cinema di sedici Paesi — tra cui Francia, Stati Uniti, Germania e Australia — proietteranno il film “Peppa Meets the Baby Experience”, una sequenza di dieci episodi per raccontare, con pudore animato e ostinazione pastello, il travaglio di Mamma Pig, la gelosia (contenuta) di Peppa e l’apparizione (divina?) della neonata Evie. L’Italia, come spesso accade, arriverà dopo, colonizzata per via sentimentale: a settembre al cinema, a ottobre su Rai Yoyo. Dopo il successo di La mia prima esperienza al cinema (2017) e Peppa’s Cinema Party (2024), questo nuovo rito familiare promette di essere “ancora più coinvolgente, emozionante e perfetto per tutta la famiglia” — parole di Cafer, e insieme promessa di un’utopia: quella in cui anche un maialino disegnato può insegnare la grammatica dei sentimenti.
