La storica sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia da procreazione medicalmente assistita legittimamente praticata all’estero è stata possibile grazie all’impegno di Rete Lenford e dell’avvocato Vincenzo Miri e alla forza di due donne, di due mamme di Viareggio, che non hanno abbassato la testa dinanzi alla discriminazione in atto.
Isabella Passaglia e Glenda Giovannardi, entrambe avvocate, sono mamme di una bimba di tre anni e di un bimbo di due anni, concepiti con fecondazione eterologa a Barcellona ma nati in Italia, all’ospedale di Lido di Camaiore.
Al telefono, ancora emozionatissime per la sentenza della Corte che ha smontato la macchina del fango alimentata dal governo Meloni, Isabella e Glenda ci hanno raccontato la loro storia e il loro percorso, segnato dall’amore e dalla tenacia.

Partiamo dall’inizio, dove e quando vi siete conosciute?
“Ci siamo conosciute all’esame di Stato. Ci conoscevamo di vista a dirla tutta, ma la prima, vera conoscenza avvenne quel giorno, quando siamo andate a fare l’esame d’avvocato”.
Che anno era?
“Era dicembre del 2015”.
Quasi 10 anni!
“Sì, non ci avevo pensato ma sì, sono quasi 10 anni! Però la relazione è iniziata ad aprile del 2016”. “E ad agosto del 2020 ci siamo unite civilmente”.
C’è sempre stato questo desiderio di maternità da parte di entrambe?
“Sì, assolutamente sì”.
La fecondazione eterologa in Italia è consentita solo alle coppie eterosessuali grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2014, quindi voi andate in Spagna, Paese leader in tal senso, dove anche le coppie omogenitoriali possono usufruirne.
“Sì, siamo andate a Barcellona in entrambi i casi”.
Nel 2022 nasce la vostra primogenita, in Italia, partorita da Isabella. Ci furono problemi di registrazione?
“No, viene riconosciuta all’anagrafe e l’allora sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto firma il certificato. Nessun problema”.
Nel 2023 nasce il vostro secondogenito, partorito da Glenda, e cosa succede?
“Anche con il bimbo il Comune di Camaiore, con il nuovo sindaco Marcello Pierucci, rilascia tranquillamente il certificato, ma qualche mese dopo la procura di Lucca lo impugna”.
A causa della famosa circolare Piantedosi inviata a tutti i prefetti d’Italia?
“Esatto, ma la procura di Lucca chiede anche di sollevare la questione di Costituzionalità”.
Quindi vi siete ritrovate in un paradosso giuridico, con una figlia che aveva due mamme e con un figlio che rischiava di averne soltanto una?
“I certificati li avevamo per entrambi, ma se fosse andata male con la Corte Costituzionale avremmo potuto avere questo problema”.
Vincenzo Miri di Rete Lenford ha portato avanti una battaglia straordinaria, ma c’è stato un momento in cui avete pensato di non poterla vincere?
“La paura c’è sempre stata. L’avvocato Miri e tutta Rete Lenford hanno fatto un lavoro incredibile, immane. Eravamo ottimiste, in maniera prudente ma ottimiste. Soprattutto dopo l’udienza che c’è stata in Corte Costituzionale. Eravamo ancora più ottimiste perché avevamo avuto una buona impressione. Non avevamo dati oggettivi, era una percezione. Ma siamo sempre stata abbastanza ottimiste”.
Dove eravate quando avete avuto notizia della sentenza, e come avete reagito?
“Eravamo in studio. Tramite Rete Lenford e l’avvocato Miri c’è arrivata la comunicazione, eravamo felici, commosse, un po’ frastornate. Perché uno ci spera, poi quando succede ti chiedi se sia accaduto veramente. Eravamo entrambe emozionatissime”.
Da destra c’è chi parla di “furto del padre” da parte della Consulta.
“Riconoscere un diritto ad una persona non toglie nessun diritto ad altri. Non è che con questa sentenza si vanno a togliere diritti ad altre coppie. Hanno riconosciuto un diritto non tanto a noi mamme quanto ai nostri bambini, ai nostri figli, perché parliamo dei loro diritti. Con questa sentenza nessuno toglie il diritto ad avere un padre e una madre. Qui si parla di una materia trasversale, parliamo di diritti civili, diritti dei bambini, bisognerebbe mettere da parte le ideologie”.
Nella vita reale, al di fuori dai palazzi della politica, avete mai avuto problemi, a scuola, a lavoro, in quanto mamme con due figli?
“No, assolutamente no. Anzi. Noi viviamo in una piccola città come Viareggio, ma non ci sono mai stati problemi. A scuola, a lavoro, in ospedale anche al momento del parto, prima, durante, dopo, con i dottori. Mai. Forse siamo state fortunate ma mai nessun problema”.
A dimostrazione di come la società sia molto più pronta e presente rispetto a quanto ci e si raccontano i politici.
“Sì, penso di sì, che sia più avanti. Noi possiamo parlare della nostra realtà ed esperienza, sicuramente ci sono persone che non la pensano come noi, siamo in democrazia ed è giusto così, ma fortunatamente non abbiamo mai avuto problemi”.
La sentenza della Consulta è storica, ma se le mamme delle famiglie arcobaleno d’Italia festeggiano ci sono ancora i papà che devono combattere, tra tribunali e nuove leggi che li vedrebbero finire in carcere, se osassero affidarsi alla GPA in quei Paesi dove è ampiamente legale e regolamentata. Cosa vorreste dire loro?
“Che siamo con loro, al loro fianco, che bisogna continuare a sperare e a lottare perché a piccoli passi dobbiamo riuscire a rendere questa società migliore, per tutte e tutti. I diritti devono essere di tutti ma viviamo in questa realtà e per riuscirci dobbiamo farlo attraverso battaglie continue”.
