La Corte Costituzionale fa a pezzi la macchina del fango del governo Meloni sulle famiglie arcobaleno. “Subito una legge”

"L’ideologia omotransfobica della destra sta spingendo le istituzioni fuori dal perimetro costituzionale. È grave, è indegno di una democrazia. Ora si fermino".

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Giorgia Meloni ed Eugenia Roccella
9 min. di lettura

Una sentenza storica che ha messo un punto definitivo ad anni di menzogne e attacchi scriteriati a migliaia di famiglie omogenitoriali e bambini innocenti. “È incostituzionale il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia da procreazione medicalmente assistita, legittimamente praticata all’estero”, ha sentenziato la Consulta, che ha così fatto a pazzi la violenta campagna politica portata avanti dal governo Meloni nei confronti delle famiglie omogenitoriali, con dichiarazioni diffamatorie e bugie accuratamente alimentate.

Nel marzo del 2023 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi inviò una circolare ai prefetti relativa alla trascrizione degli atti di nascita di figli nati da coppie dello stesso sesso, per chiederne lo stop. Sia ai figli con due papà, nati tramite GPA, che ai figli con due mamme, come accaduto con il prefetto di Milano e la procura di Padova, che impugnò 33 atti di nascita dal 2017 a quel momento regolarmente registrati dal sindaco Sergio Giordani.

L’insensata guerra alle famiglie arcobaleno del governo Meloni smontata dalla Consulta

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Per anni esponenti di governo hanno occupato le televisioni, utilizzato i quotidiani di partito, le piazze e i social per difendere l’indifendibile, ovvero quella fantomatica “famiglia tradizionale” che non esiste nemmeno a casa loro, dove si sommano matrimoni, divorzi, amanti, figli nati da più compagni e compagne, insultando genitori, papà e mamme ma soprattutto bambini, neonati, creature innocenti trasformate dall’oggi al domani in mitologiche figure prive di diritti da strappare via a chi li ha voluti, accuditi, amati, trasformandoli in italiani di serie B.

Per anni abbiamo dovuto sopportare a reti unificate la fake news leghista del “genitore 1 e 2”, definitivamente smontata dalla cassazione il mese scorso, con il governo che nel frattempo inorgoglito proseguiva la sua insensata guerra a famiglie che esistono, sono tra noi, vivono in Italia, pagano le tasse, vediamo nelle scuole e in qualsiasi ambito lavorativo.

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“Esiste solo la famiglia tradizionale, non ci sono genitori uno, due, tre, quattro e fritti misti. C’è una mamma e un papà, e ci sono bambini, che hanno una mamma e un papà. Vediamo di riportare un po’ di buon senso”, ha più volte asserito Matteo Salvini, dall’alto del suo divorzio con figlio, dall’altra figlia avuta al di fuori dal matrimonio e dalla 3a famiglia costituita con l’attuale compagna Francesca Verdini.

Sì alla famiglia naturale, no alle lobby Lgbt. Sì all’identità sessuale, no all’ideologia di genere“, ha urlato in un celeberrimo dibattito spagnolo la premier Giorgia Meloni, diventata mamma al di fuori dal matrimonio e attualmente single avendo lasciato a mezzo stampa il papà di sua figlia.

C’è poi lo straordinario caso di Eugenia Roccella, prima e unica ministra per le Pari opportunità e la famiglia della storia a fare di tutto per stralciare le pari opportunità e discriminare le famiglie in base alla loro composizione. “Noi abbiamo un modello che prevede una mamma e un papà. È la nostra intima esperienza, quello che abbiamo provato tutti noi”, ha candidamente confessato Roccella, senza spiegare cosa eventualmente fare di tutti quei “modelli” che non rientrerebbero nelle previsioni di questo governo oggi umiliato dalla Corte Costituzionale, di nuovo.

La sentenza storica della Corte Costituzionale

La Corte ha  ritenuto che l’attuale impedimento alla bimba o al bimbo venuti alla luce nel nostro Paese di ottenere fin dalla nascita lo stato di figli riconosciuti anche della donna che ha prestato il consenso alla pratica fecondativa all’estero insieme alla madre biologica non garantisca il miglior interesse del minore e costituisca violazione dell’articolo 2 della Costituzione, per la lesione dell’identità personale del neonato e del suo diritto a vedersi riconosciuto sin dalla nascita uno stato giuridico certo e stabile; dell’articolo 3 della Costituzione, per la irragionevolezza dell’attuale disciplina che non trova giustificazione in assenza di un controinteresse di rango costituzionale; dell’articolo 30 della Costituzione, perché lede i diritti del minore a vedersi riconosciuti, sin dalla nascita e nei confronti di entrambi i genitori, i diritti connessi alla responsabilità genitoriale e ai conseguenti obblighi nei confronti dei figli.

La dichiarazione di illegittimità costituzionale, scrive la Corte nella sentenza, si fonda su due rilievi: la responsabilità che deriva dall’impegno comune che una coppia si assume nel momento in cui decide di ricorrere alla PMA per generare un figlio, impegno dal quale, una volta assunto, nessuno dei due genitori, e in particolare la cosiddetta madre intenzionale, può sottrarsi; la centralità dell’interesse del minore a che l’insieme dei diritti che egli vanta nei confronti dei genitori valga, oltre che nei confronti della madre biologica, nei confronti della madre intenzionale.

Dalla considerazione di questi fondamenti discende che il mancato riconoscimento fin dalla nascita dello stato di figlio di entrambi i genitori lede il diritto all’identità personale del minore e pregiudica sia l’effettività del suo «diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni» sia il suo «diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

Scritto nero su bianco, incontrovertibile, in faccia anche a quel Papa Leone XIV che mezz’ora dopo essere diventato Pontefice ha sentito l’impellente necessità di ribadire come “la famiglia sia fondata sull’unione tra un uomo e una donna“. E invece no, forse sarà così in Vaticano ma non nel resto del mondo occidentale o per lo meno non in Italia. Da oggi, ufficialmente.

Accecato dall’ideologia, ossessionato dall’omobitransfobia istituzionale ed evidentemente sospinto da deliri di onnipotenza il governo Meloni è stato bruscamente riportato con i piedi per terra da uomini in toga, in attesa che altre sentenze smontino pezzo per pezzo anche quel DDL Varchi che ha reso la gestazione per altri “reato universale“, persino in Paesi dove è ampiamente e da tempo regolamentata. L’arroganza del potere in tutte le sue forme più sfacciate e spietate, fortunatamente frenata da quella Costituzione che è faro nazionale da quasi 80 anni.

Eppure già nel marzo del 2021 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 32, aveva invitato il Parlamento a intervenire con urgenza, al fine di colmare la lacuna normativa. Ma nessuno ha mai fatto niente, lasciando migliaia di italiani in balia di tribunali, carte bollate, giudici e assistenti sociali. Pochi anni prima, nel 2018, alcuni Sindaci avevano iniziato a formare atti di nascita indicando sia la donna partoriente, sia la compagna (‘madre intenzionale’) che aveva espresso all’estero il consenso alla procreazione medicalmente assistita. Poi lo stop del 2023, il caos mediatico, politico e giudiziario, la presa di posizione di quei primi cittadini come Gualtieri che hanno continuato a registrare i figli con due mamme.

Oggi, dopo oltre quattro anni di assoluto e imbarazzante silenzio legislativo, la svolta della Consulta: l’identità personale e familiare dei figli di due madri, con tutti i diritti che ne conseguono, non può più essere compromessa. Punto.

La battaglia vinta da Rete Lenford

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Nell’assumere la difesa di tante coppie di madri colpite dai ricorsi delle Procure l’associazione di avvocate e avvocati esperti in materia di diritti LGBTI+ “Rete Lenford” ha costituito uno specifico team di lavoro e avviato la campagna nazionale “Affermazione Costituzionale”, patrocinando decine di udienze e chiedendo ai vari Tribunali di rimettere la questione alla Corte costituzionale, tra cui quello di Lucca che ha sollevato la questione.

Il presidente di Rete Lenford avv. Vincenzo Miri, difensore della coppia di madri dinanzi al Tribunale di Lucca e poi davanti alla Corte costituzionale, ha così commentato la sentenza odierna:

Si tratta di una sentenza storica, ottenuta dopo anni di battaglie giudiziarie in tutta Italia e volte a superare l’indirizzo della Cassazione. Dal 2020, infatti, la Corte di cassazione ha sempre individuato nell’adozione l’unico strumento a disposizione della madre intenzionale per tutelare i propri figli e le proprie figlie, ma non ci siamo mai arresi e abbiamo continuato a denunciare in ogni sede i gravissimi limiti della c.d. stepchild adoption. Dopo un lunghissimo percorso giudiziario, che ha attraversato tantissimi tribunali italiani, è intervenuta la Corte costituzionale, con una decisione efficace per tutte le famiglie italiane con due mamme. Esprimo un grandissimo ringraziamento a tutto il team di lavoro di Rete Lenford e all’associazione EDGE, che ha subito supportato la campagna “Affermazione costituzionale”, che oggi ha raggiunto il suo obiettivo. Avevamo fiducia che fosse restituita uguaglianza a tutte le famiglie e fosse eliminata una situazione giurisprudenziale di intollerabile caos, che angosciava troppe famiglie, colpevoli soltanto di essere tali. Pubblicheremo presta una nota di approfondimento della sentenza, ma intanto possiamo affermare, con immensa soddisfazione, che finalmente i bambini non possono più subire gli effetti di posizione politiche ideologiche e discriminatorie“.

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Festeggia Famiglie Arcobaleno

La Corte Costituzionale fa a pezzi la macchina del fango del governo Meloni sulle famiglie arcobaleno. "Subito una legge" - Alessia Crocini di Famiglie Arcobaleno - Gay.it

Questa è una vittoria storica per noi, così come per ogni famiglia omogenitoriale in Italia“, ha commentato Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno.

Perché cancella una enorme disparità che subivano in Italia i figli e le figlie con due madri a cui veniva negata l’esistenza di un genitore. In un momento in cui i diritti LGBTQIA+ sono sotto attacco nel nostro Paese, questa sentenza rappresenta una luce di speranza e un richiamo alla politica affinché prenda finalmente atto che i nostri figli e figlie esistono e meritano gli stessi diritti. Ringraziamo chi ha lavorato in questi anni dentro le aule di giustizia e fuori, a partire da Rete Lenford e dal suo Presidente Vincenzo Miri che ha portato la questione in Corte Costituzionale, per costruire una giornata che ricorderemo per sempre“.

La reazione di Arcigay

La Corte Costituzionale fa a pezzi la macchina del fango del governo Meloni sulle famiglie arcobaleno. "Subito una legge" - Arcigay a Palazzo Chigi - Gay.it
Natascia Maesi e Gabriele Piazzoni di Arcigay dopo l’incontro con Eugenia Roccella, ministra delle pari opportunità

Questa sentenza rappresenta un passaggio storico“, ha commentato Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

Finalmente, anche la nostra Costituzione abbraccia un’idea più ampia e inclusiva di famiglia. Migliaia di bambini e bambine che già vivono in Italia, e quelli che nasceranno in futuro, non dovranno più subire il lungo e doloroso iter giudiziario finora necessario per vedere riconosciuti entrambi i loro genitori. La Corte ha dato voce a un cambiamento sociale e culturale che esiste da anni, ma che la politica ha troppo a lungo ignorato, costringendo molte famiglie a lunghe battaglie legali per ottenere diritti fondamentali”. “Un ringraziamento speciale va a Rete Lenford e al suo presidente, l’avvocato Vincenzo Miri, che con tenacia ha trasformato anni di lotte del movimento LGBTQIA+ in una vittoria giuridica solida e inoppugnabile. Questo risultato dimostra che l’Italia può e deve evolversi, superando discriminazioni ormai anacronistiche. Ora, però, è il momento di andare oltre: è urgente riformare la Legge 40, rimuovendo il divieto di accesso alla PMA per le coppie di donne e le persone single. Una limitazione che non ha più alcuna giustificazione, se non quella di perpetuare una discriminazione inaccettabile”.

L’attacco di Alessandro Zan

Alessandro Zan
Alessandro Zan

Oggi la Corte Costituzionale, con una sentenza storica, smonta la crociata ideologica del Governo Meloni contro le famiglie arcobaleno: è incostituzionale negare la genitorialità a chi decide di avere un figlio con la procreazione medicalmente assistita avvenuta legalmente all’estero“, il commento dell’eurodeputato Pd Alessandro Zan. “Se due donne decidono insieme di avere un figlio con la pma, quindi, anche la madre che non partorisce deve essere riconosciuta come genitore. Fin dalla nascita. La sentenza fa finalmente fa giustizia per tante famiglie e per tanti bambini e bambine che finora sono stati trattati come figli di serie B, costretti a combattere contro lo Stato per vedere riconosciuta la propria esistenza”, ha insistito Zan, passando poi all’attacco del governo.

Meloni e i suoi ministri hanno trascinato decine di genitori e figli nei tribunali, calpestando affetti e diritti. Oggi la Corte ci dice che quei provvedimenti sono fuori legge: sono contro la Costituzione. L’ideologia omotransfobica della destra sta spingendo le istituzioni italiane fuori dal perimetro costituzionale. E’ gravissimo e indegno di una democrazia. Ora si fermino. Il Parlamento approvi una legge che riconosca pienamente le famiglie omogenitoriali e garantisca a tutte le figlie e i figli gli stessi diritti, senza più discriminazioni. Grazie a Rete Lenford che ha portato avanti con coraggio e determinazione questa battaglia, portando a coronamento un decennio di lotte collettive. E’ anche grazie a loro se oggi si fa chiarezza e si stabilisce un principio fondamentale: le figlie e i figli devono essere riconosciuti e tutelati sempre. E grazie a tutte le sindache e i sindaci che hanno sostenuto questa causa di civiltà”. 

 

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Il mortificante silenzio del governo nuovamente sconfitto

Il reato universale per la GPA è un progetto politico caro a Giorgia Meloni, che già dai banchi dell'opposizione nel 2022 aveva avanzato un proposta insieme all'allora deputata di Forza Italia Mara Carfagna.

Da parte di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Eugenia Roccella e Matteo Piantedosi, ovvero premier, vicepremier 1 e 2, ministra per le pari opportunità e la famiglia e ministro dell’interno, nessuna reazione ufficiale, nessun comunicato ancora diffuso, nessun virgolettato nè scriteriato attacco ai giudici, al cospetto dell’ennesimo fallimento di un politica di governo consapevolmente divisiva, violenta, discriminatoria e soprattutto incostituzionale.

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