Perché negli USA di Trump le persone trans si stanno armando con pistole e fucili?

Negli anni '70 ci furono i Lavender Panthers. Dal 2000 ci sono le Pink Pistols: che ora, grazie all'odio della destra trumpiana, proliferano e armano le persone trans.

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Negli USA sale il clima di violenza intorno alle persone trans: che iniziano ad armarsi. (photo credit: Pink Pistols)
Negli USA sale il clima di violenza intorno alle persone trans: che iniziano ad armarsi. (photo credit: Pink Pistols)
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Aeryn non è pazza. Ha solo capito prima degli altri che in America si può morire per la tua identità di genere.

Trans, armata e lucida, Aeryn ha stipato in garage migliaia di munizioni e un anno di ormoni: estrogeni e proiettili, perché sopravvivere sotto Trump richiede precisione, scorte e sangue freddo. Il racconto di LGBTQ Nation è allucinato. E allucinante.

La crociata del tycoon-presidente è chiara: cancellare le persone trans. Alcuni esempi:

Ordini esecutivi che negano l’identità, classificazioni da “malati mentali”, teorie paranoiche sulla “follia transgender” che minaccerebbe l’incolumità di donne e bambini. La propaganda è perfetta: medievale quanto basta, moderna nella crudeltà algoritmica. Un martello di manipolazione digitale che sta plasmando l’Occidente, con improvvisi sussulti transfobici anche in paesi come Gran Bretagna e Germania.

Il risultato? Negli USA tre quarti delle persone trans vivono nel terrore. E non metaforicamente: si iscrivono a corsi di autodifesa, imparano a sparare, si armano. La militanza LGBTQ+ riscopre la polvere da sparo: si moltiplicano i Pink Pistols, centri per persone LGBTIAQ+ che vogliono armarsi, una rete sorta nel 2000 grazie alla spinta della lobby delle armi. Che oggi vive un improvviso successo: i centri si moltiplicano e sul sito c’è il kit digitale per richiedere tutte le istruzioni per aprirne uno “anche vicino casa tua”. E l’addestramento diventa atto politico. Come ai tempi dei Lavender Panthers, ma con più mira.

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(photo credit: Pink Pistols)
(photo credit: Pink Pistols via LGBTQ Nation)

I Lavender Panthers furono un gruppo di autodifesa queer fondato nel 1973 a San Francisco dal reverendo gay Raymond Broshears, esasperato dall’inerzia della polizia di fronte alle aggressioni omofobe. Ispirati ai Black Panthers, ma dedicati alla protezione delle persone LGBTQ+, pattugliavano le strade armati — pistole, bastoni, mazze da biliardo — per difendere la comunità da violenze e abusi. In un’epoca in cui essere apertamente queer significava rischiare la vita, i Lavender Panthers rappresentarono una risposta radicale e viscerale all’omofobia istituzionale, incarnando il principio che la dignità queer non andava solo rivendicata, ma anche difesa con forza. Erano i violenti e rivoluzionari anni ’70.

E ora, bentornati al presente. Qui si torna indietro. Grazie Trump, grazie Orbàn, grazie Putin, Erdogan, grazie Meloni. Ammazziamoci tutt*.

Trump non ha solo tolto diritti. Ha tolto la possibilità di sentirsi umani. Carly, donna trans ed ex commessa d’armi, lo ha capito tardi. Dopo Orlando aveva smesso di vendere pistole – “E se quella che vendo oggi domani è puntata contro di me?” – spiega a LGBTQ Nation, ma oggi è tornata a sparare. Non per sport. Perché il sesso scritto sulla sua patente è tornato a quello di nascita, e il negoziante può negarle l’acquisto per “instabilità mentale”. Geniale, vero? Ti privano dei diritti e poi anche della possibilità di difenderti.

È un’America da incubo, dove le persone trans si spostano da uno Stato all’altro come profughi politici interni. E mentre le leggi le schiacciano e i fanatici le inseguono, tutto ciò che resta è l’autodifesa. Non quella romantica. Quella con le armi cariche.

Carly, una che ha seppellito ogni illusione, lo dice senza mezzi termini:

“Puoi chiamarmi sissy, ma non puoi chiamarmi indifesa.”

© Riproduzione riservata.

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