È ormai tutto pronto per il Roma Pride 2025, tra immancabili polemiche ed eventi collaterali, con piazza della Repubblica che domani darà il via alle ore 16 ad una gigantesca manifestazione che si concluderà in via delle Terme di Caracalla, alla Pride Croisette. Madrina di questa edizione Rose Villain, che ha fatto suo la ‘corona’ nei precedenti Pride indossata da Elodie nel 2022, Paola e Chiara nel 2023 e Annalisa nel 2024.
Slogan della manifestazione proprio Fuorilegge, brano presentato all’ultimo Festival di Sanremo che si è fatto manifesto politico dinanzi a leggi discriminatorie presentate e approvate tanto in Europa quanto negli USA e in Italia. “Abbiamo invitato Rose Villain come madrina perché crediamo sia una donna, un’artista che si è sempre battuta per tutti i diritti“, ha precisato Mario Colamarino, portavoce Roma Pride. “È un esempio di una nuova generazione di artiste che vuole esporsi, Rose riesce a mettere dei punti fermi. Sarà un megafono delle nostre istanze. Da anni invitiamo artiste al Roma Pride per avere un megafono, per far arrivare il nostro messaggio a più persone”.
In conferenza stampa Rosa Luini, da oltre tre anni sposa del produttore discografico Andrea Ferrara, in arte Sixpm, ha espresso tutto il proprio entusiasmo e si è detta “onorata” di aver ricevuto simile ‘incarico’.
Rose Villain e l’orgoglio di essere madrina del Roma Pride 2025
“Sono fermamente convinta che anche se alcune lotte parrebbero non rappresentarci in realtà ci riguardano, perché questi sono i diritti negati alle nostre sorelle, fratelli, ai nostri figli. La loro lotta è la nostra lotta. Sono entusiasta di essere qui come madrina, di usare la mia voce come megafono per chi ha meno diritti di me. L’articolo 3 della Costituzione dice che la legge è uguale per tutti ma siamo proprio sicuri che sia così? Io mi sono potuta sposare, ho avuto un matrimonio e se un giorno avrò un figlio non avrò tutte le difficoltà burocratiche che subiscono le coppie omogenitoriali. Pensiamo anche alle violenze subite dalle persone trans, nel dover vedere un’identità non corrisposta nei propri documenti, questo è considerato fuorilegge e io sono totalmente dalla parte dei fuorilegge. A volte mi sembra che la società civile sia avanti alla legge, trovo sia un bellissimo messaggio l’idea che il fuorilegge sia qualcosa che propaga amore“.
La voce degli artisti come strumento d’inclusione

Rose Villain si è poi soffermata sull’importanza che gli artisti, i personaggi che hanno una voce, un’ampia platea a disposizione, debbano usarla a favore di determinate battaglie sociali.
“Penso che chi ha una voce abbia anche una responsabilità nel doverla usare in cause in cui crede, che reputa giuste, sapendo che ha una risonanza. Credo che gli artisti, gli attori, i musicisti, ma anche i nostri politici, chiunque abbia un’influenza deve indirizzarla verso messaggi d’amore e d’informazione”. “Personalmente scrivo tutte le mie canzoni ma seguo moltissimo quella che è la mia artisticità, faccio quello che mi sento. Il lavoro degli artisti non è quello di fare gli attivisti. Quello è un lavoro a tempo pieno e spesso non ci sono neanche le conoscenze vere per mettersi in prima linea, anche se è molto bello farlo. Quando ho saputo del Roma Pride ero entusiasta, non vedevo l’ora di esserci. Siamo in un momento in cui i governi stanno usando la cultura woke e i corpi delle persone queer per fare propaganda politica. I potenti stanno usando questo per fare politica. E stanno vincendo. Ecco perché noi tutti dobbiamo fare di più, e non solo noi artisti o personalità pubbliche. Anche quando siamo a cena con gli amici dobbiamo relazionarci con gli altri, parlare di inclusività, d’amore, non si fa abbastanza. E l’educazione affettiva è la risposta a tutto. Bisogna partire da quella”.
Gli USA di Trump visti da Rose Villain

Rose vive la maggior parte dell’anno negli States, a New York, e ha visto quanto l’America negli ultimi mesi sia cambiata, da quando è tornato Donald Trump alla Casa Bianca.
“Ho vissuto una grande parte della mia vita negli USA, ho vissuto a New York che è una Queer City, dove è nato il Pride con i Moti di Stonewall portati avanti soprattutto da donne trans nere. La libertà che noi tutti abbiamo oggi di scegliere è grazie a loro, io sono fortunata, vivendo in quell’ambiente ho visto cosa porta la lotta, la libertà di essere sè stessi. Libertà per me vuol dire non dover pensare a cosa scegliere, chi amare. Semplicemente essere e trovo sia assurdo che non sia così per tutti”. “È un momento in cui l’odio sta dilagando, si sta normalizzando, sembra un fiume freddo sotterraneo che ormai fa parte del nostro vivere. Esserci in questo momento significa scegliere tra odio e amore. L’odio divide, separa e distrugge, mentre l’amore può rimarginare le ferite. Farlo tutti insieme in un Pride non può che aiutare. Il Pride è lotta, rivoluzione, un momento in cui chiedere qualcosa ma anche un momento di unione e di amore”.
Chiusura di conferenza sul potere della musica, come veicolo di messaggi positivi e non divisivi, di reale inclusione.
“La musica è una di quelle forze che connette le persone. Spesso può essere una mano tesa, la musica è propagatrice d’amore. Tante volte, da artista, quando mi sono sentita incompresa, ho sentito la musica come mia grande alleata. Questo mi ha spinto a fare musica. Perché per me è stata una cura e penso che possa esserlo per tutti. Non c’è mai negatività nelle persone che ascoltano la musica insieme, nello stesso posto”.
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