Il giorno dopo il successo del Pride di Budapest, con oltre 200mila partecipanti (qui il resoconto dal nostro inviato), Viktor Orbán ha reagito in privato con parole violente. In un messaggio inviato sulla chat riservata “Warriors Group”, e pubblicato dal sito ungherese index.hu, il premier ha definito la manifestazione “ripugnante e vergognosa“.
Nel messaggio, Orbán ha commentato sarcasticamente la telefonata programmata con l’astronauta Tibor Kapu e ha poi attaccato l’Unione Europea e l’opposizione, accusandole di aver “orchestrato” il corteo. Per lui, il Pride non è stato un atto di rivendicazione civile, ma un esempio di decadenza: “Drag queen sul palco, uomini con i tacchi, volantini sulla terapia ormonale… Questo non è orgoglio, è vergogna“, ha scritto.
Un commento che però contrasta con quanto visto in piazza: una marcia composta, partecipata da famiglie, attivisti, sindaci e delegazioni internazionali, tenuta sotto stretta sorveglianza e con la minaccia di sanzioni durissime – multe fino a 500 euro, fermi e condanne fino a un anno. Sono attese multe mediante riconoscimento facciale.
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Il divieto iniziale alla parata, imposto dal governo a marzo, aveva lo scopo di distogliere l’opinione pubblica dalla crisi economica e dall’ascesa di Péter Magyar, l’unico avversario politico credibile di Orbán da oltre quindici anni. Ma la strategia si è rivelata un boomerang. Ieri Magyar ha commentato: “Questo è il tracollo di Orbán“. Le elezioni politiche sono previste per la primavera 2026.
Nel suo messaggio, Orbán ha cercato di rilanciare una narrazione nazionalista: “Ecco cosa accadrebbe in Ungheria senza un governo patriottico a difendere la nostra sovranità”. Ma i fatti dicono altro. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha evitato per mesi ogni commento sul divieto del Pride, tentando perfino di impedire la partecipazione dei commissari europei alla parata. Solo l’enorme pressione delle ONG e di 70 europarlamentari – molti dei quali facenti parte della sua stessa maggioranza – ha costretto la presidente ad esporsi con un breve videomessaggio di solidarietà.
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Nel frattempo, Giorgia Meloni è rimasta in silenzio. Non ha firmato la lettera con cui 20 Paesi Ue hanno condannato il bando del Pride ungherese. «Muta», ha detto Alessandro Zan. «Sta facendo fare una pessima figura al nostro Paese. Si sceglie sempre gli amici sbagliati, anche quando mettono in pericolo la democrazia».
Presenti a Budapest anche esponenti dell’opposizione italiana. Elisabetta Piccolotti (AVS) ha rilanciato le parole della socialista Iratxe García Pérez: “L’Ungheria non può restare nell’Unione se non cancella queste leggi liberticide”. Per la senatrice 5 Stelle Vincenza Aloisio, “oggi più che mai vanno difesi i valori di libertà, uguaglianza e rispetto, contro chi agita la paura per manipolare la società” (fonte Repubblica/Mastrobuoni).
Viktor Orban attacca il Budapest Pride 2025

Orbán è certo che quanto visto a Budapest sarebbe “ciò che accadrebbe in Ungheria se non ci fosse un governo nazionale a proteggere la nostra sovranità”. “Stiamo lottando per la verità, contro le menzogne”.
Dall’Italia i sodali sovranisti di Orbán Giorgia Meloni e Matteo Salvini non hanno ancora proferito parola, lasciando spazio ai propri deputati. Rossano Sasso, che sogna l’Ungheria in Italia tanto dall’aver proposto una legge “contro l’idelogia gender nelle scuole” visibilmente ispirata all’oscena legge di Orban, ha così attaccato la pacifica manifestazione di Budapest: “C’è chi canta l’inno di Mameli e lotta per difendere la sicurezza degli Italiani e c’è chi canta bella ciao con dietro il cartello “orgoglio trans” e lotta per il diritto delle coppie gay a comprare bambini con l’utero in affitto. Contro la deriva progressista, contro voi poveri comunisti”.
A Zan, da noi intervistato alla vigilia del Pride, che ha parlato di democrazia in pericolo, Sasso ha così risposto via X: “Tranquillo Alessandro che nessuno vi perseguita. Chi manifesta senza eccessi ai limiti della pornografia, senza sfilare nudi provocando atti osceni in atto pubblico (come talvolta accade durante i gay pride), non ha nulla da temere. L’estrema sinistra della comunità lgbt manifesti civilmente e nel rispetto del vivere civile“.
“Secondo me ha fatto male von der Leyen a ingerire indebitamente riguardo a prerogative nazionali in tema di diritto di famiglia e a una legge che vuole proteggere i minori da messaggi sessuali aggressivi. Altra cosa è la manifestazione. Penso sia stato un errore tattico da parte di Orban dare fiato alla campagna della sinistra”, ha detto l’europarlamentare e capodelegazione di FdI, Carlo Fidanza, in un’intervista al Qn, mentre a La Stampa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha così commentato il Pride di Budapest: “Non so per gli altri, ma per quanto mi riguarda ho preferito venire nella mia Irpinia per partecipare a un importante convegno sulla figura dello statista Aldo Moro”.
Budapest Pride, l’UE condanna l’Ungheria e Orban
Dall’Europa è invece arrivata la dichiarazione ufficiale di Nicolae Ștefănuță, Vicepresidente del Parlamento europeo. Diversità, inclusione e non discriminazione sono valori fondamentali per il Parlamento europeo, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e ribaditi proprio di recente dallo Stato di diritto approvato dall’aula. Il Parlamento europeo si è ripetutamente espresso contro il cedimento dei valori europei in Ungheria, più recentemente in una risoluzione del 18 giugno 2025 in cui gli eurodeputati hanno espresso preoccupazione per le misure discriminatorie introdotte in alcuni Stati membri con il pretesto di combattere la “propaganda LGBTIQ“. E se Ursula Von Der Leyen è apparsa esageratamente timida nei confronti del divieto al Pride imposto da Orban, così come non hanno soddisfatto le risposte date a Budapest dalla commissaria alla parità dell’UE Hadja Lahbib, Ștefănuță si è così espresso al termine della marcia, dal palco:
“Non si tratta solo di Budapest. Si tratta di tutti noi, del tipo di Europa che scegliamo di costruire e proteggere. Perché quando la vostra espressione pacifica viene punita, quando la diversità viene trattata e considerata un pericolo, perdiamo tutti qualcosa. Ecco perché il Parlamento europeo è al vostro fianco. Perché la nostra Unione si fonda sulla libertà, sulla dignità e sulla parità di diritti per tutti, indipendentemente da chi siate o da chi amiate. Avete il diritto di far sentire la vostra voce. Avete il diritto di esprimervi. Avete il diritto di vivere apertamente e con orgoglio, senza paura”.

