Teorie gender, falsità e omobitransfobia di Stato. Fact-checking sulla risoluzione Sasso sostenuta dal governo

Ne abbiamo parlato con Angelo Schillaci, docente di diritto comparato all’Università La Sapienza di Roma; Chiara Nardini, psicologa, psicoterapeuta e presidente di Edusex; e Mariano Gallo, in arte Priscilla.

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Giorgia Meloni ed Eugenia Roccella
7 min. di lettura

La risoluzione Sasso, a firma dell’onorevole della Lega Rossano Sasso, passata in Commissione Cultura Scienza e Istruzione alla Camera e firmata da tutta la maggioranza di Governo, ha come obiettivo di arginare una fantomatica “ideologia gender” nella scuola pubblica. Ma rischia di essere un masso nello stagno del nostro ordinamento che genera solo un tonfo. Come spiega Angelo Schillaci, docente di diritto comparato all’Università La Sapienza di Roma e coordinatore del tavolo LGBTQIA+ del PD, «si tratta di una risoluzione approvata in Commissione, che non ha effetti giuridici immediati». Con lui, insieme a Chiara Nardini, psicologa, psicoterapeuta e presidente di Edusex, e Mariano Gallo, in arte drag Priscilla, che con Possibile ha lanciato il DragTivism Tour Italia, Gay.it ha cercato di fare fact checking sul testo, virgola dopo virgola.

Le cronache riportano.

L’incipit della risoluzione parte da una supposizione: «Le cronache riportano di iniziative divulgative organizzate nelle scuole».

Spiega Angelo Schillaci che «solitamente, quando si presenta e si vota un atto di indirizzo nelle Camere, si parte o da una questione politica vera, o da un fatto. Invece, la risoluzione Sasso si apre con una congettura. Sia il Partito democratico che il Movimento 5 Stelle hanno presentato due risoluzioni alternative che si pongono in una logica completamente diversa: cioè da una parte la promozione dell’educazione all’affettività e alla sessualità, e dall’altra sconfessare l’esistenza di una propaganda gender». Dello stesso avviso Mariano Gallo, che nella sua esperienza drag come Priscilla, con DragTivism Tour Italia si propone di raccontare su tutto il territorio nazionale l’importanza dell’attivismo drag: «Un documento basato su congetture è totalmente ridicolo, per non dire vergognoso. Ma non mi stupisce, perché il governo italiano segue le crociate dei conservatori americani, che sono bravi in questo», spiega.

Preoccupa, infatti, che in alcune istituzioni scolastiche si usi la battaglia contro le discriminazioni e l’intolleranza sessuale per sollecitare gli adolescenti a dare per acquisito il superamento del concetto di «binarismo sessuale».

Il testo prende di mira la scuola pubblica, dove i bambini e le bambine sarebbero coinvolti in un indottrinamento, con l’obiettivo di confondere sulla sessualità. Angelo Schillaci spiega: «Questo testo colpisce al cuore la scuola pubblica. La maggioranza parla, infatti, tanto di neutralità rispetto all’ideologia. Poi, però, confonde le vite delle persone con l’ideologia e chiama ideologia qualcosa che ideologico non è, cioè la rappresentazione dell’esistenza delle soggettività Lgbtqia+. Mettere le ragazze e i ragazzi a contatto con la pluralità della vita e delle esperienze non significa fare ideologia, ma creare una base di apertura mentale che possa consentire a tutti di formarsi una coscienza critica e di rispettare le differenze».

A più riprese il centro-destra si è opposto a iniziative dell’Ue, come i corsi DragTivism Jr.

Mariano Gallo, in arte Priscilla da oltre vent’anni, spiega: «I progetti Erasmus esistono da anni, e sono indirizzati ai giovani per scambi interculturali. Siccome la cultura drag fa parte della cultura Lgbtqia+ può essere studiata da tutti, non necessariamente da chi appartiene alla comunità. La destra, al contrario, pensa che noi drag invadiamo gli spazi pubblici, andiamo nelle scuole, a fare proselitismo. Nel loro immaginario tossico, le drag sono associate al sesso. Ma è facile attaccare il fenomeno drag, che è appariscente. L’obiettivo è attaccare un’intera comunità».

Chiara Nardini, psicologa e psicoterapeuta, spiega perché è importante, invece, superare il concetto di binarismo sessuale: «Questo è un aspetto positivo, perché si aprono delle possibilità che ti danno un margine maggiore per stare nel mondo. La vita, vista con più dimensioni, rivela la sua ricchezza e complessità. E nella complessità ciascuno trova la sua collocazione migliore. Noi parliamo di ragazzi e ragazze che hanno la possibilità di sentirsi realizzati da adulti, lavorando su sé stessi».

Senza che sul tema ci sia stata una discussione aperta e condivisa con la pluralità delle associazioni dei genitori che devono essere sempre coinvolte al fine di garantire la libertà educativa dei genitori stessi e il pluralismo della scuola.

Nella risoluzione si lamenta la mancanza di trasparenza e dialogo sui temi che riguardano l’educazione affettivo-sessuale nelle scuole. A più riprese, Sasso ha parlato di «sedicenti esperti provenienti da associazioni Lgbtq», come se si trattasse di improvvisazione.

Chiara Nardini, che oltre a essere psicologa e psicoterapeuta, è presidente di Edusex, un’associazione composta da professionisti del settore che si occupa di educazione affettivo-sessuale con una visione inclusiva, intersezionale e sex-positive, chiarisce: «Noi ci battiamo per una formazione rigorosamente scientifica. Questo significa che non ci si concentra solo sugli aspetti biologici, ma anche psicologici e sociali. L’educazione sessuo-affettiva tiene conto che le identità sono frutto dell’interazione di più variabili. Per questo, le associazioni devono essere formate su tanti aspetti. Non basta lavorare nell’ambito sanitario per parlare di educazione sessuo-affettiva, così come non basta essere attivisti se non si hanno competenze psicologiche. L’educazione non è mai indottrinamento. Noi professionisti siamo i primi ad invitare all’utilizzo dei termini in modo corretto, quindi al contrario di quanto la risoluzione paventa, un’educazione sessuo-affettiva mira a fare chiarezza. Soprattutto con sé stessi: ricordo che una ragazza, dopo gli incontri di educazione sessuo-affettiva, ci aveva ringraziato perché per anni si colpevolizzava di avere sentimenti per una ragazza e ha imparato ad accogliersi. I professionisti forniscono ai ragazzini e alle ragazzine una mappa».

Il Ministero dell’istruzione e del merito, già con circolare n. 1972 del 15 settembre 2015 aveva chiarito che «tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né le “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo».

Il testo fa riferimento a una circolare del 2015, dove si menzionano le cosiddette “ideologie gender”. Ma come spiega Angelo Schillaci: «in quella circolare, la parola “ideologie gender” è tra virgolette. Cosa significa? Quel testo ribadiva che nella scuola non c’è spazio per l’ideologia gender perché semplicemente non esiste. Esistono, al contrario, studi di genere, esiste l’educazione alle differenze, al rispetto, all’affettività, che sono i pilastri della costruzione della cittadinanza democratica. Per loro, invece, la neutralità ideologica coincide l’abdicazione della scuola nel crescere cittadini consapevoli».

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La psicoterapeuta Chiara Nardini, che spesso si confronta con i genitori, spiega: «Fare i genitori è talvolta così difficile che è più utile e salvifico poter colpevolizzare qualcosa di esterno che giustifichi lo stato delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Come incolpare la “ideologia gender”. Ma, come dico sempre, nei ragazzi di oggi la confusione è sinonimo di esplorazione, che a sua volta è frutto di tante variabili che un tempo non si consideravano. Come adulti sta a noi dare loro un aiuto perché possano trovare una collocazione in un mondo non binario. Normalizzato il fatto che la vita non è bianca e nera, i genitori devono aiutare i loro figli a sentire i propri colori interni e consentire di star loro vicino». Nardini, che con Edusex ha organizzato i laboratori del Village Kids al Liguria Pride, è stata attaccata della consigliera Laura Gaggero (Fratelli d’Italia): «Ho sempre risposto che, se indottrino, deve dirmelo l’Ordine degli psicologi, non una persona che fa politica, e che su questo tema è ignorante».

Mariano Gallo sottolinea: «Il nostro governo non si mette neppure d’impegno per conoscere la cultura degli altri Paesi europei. Per questo, la comunità Lgbtqia+ dovrebbe condannare su tutta la linea ciò che la maggioranza non fa per noi. Mai dare l’assist a questo governo: non c’è nulla di buono in quello che sta facendo».

La risoluzione impegna il Governo a promuovere un adeguato confronto […] al fine di adottare linee guida valevoli per tutto il sistema nazionale d’istruzione che ribadiscano la necessità che lo spazio scolastico sia caratterizzato da un’adeguata neutralità.

È contraddittorio che un testo, che si propone di garantire neutralità nelle scuole in uno stato laico, utilizzi come riferimento un discorso di papa Francesco, leader della chiesa cattolica. L’intervento menzionato è tratto dal convegno «Uomo-donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni», un simposio che tocca temi come il matrimonio, il sacerdozio e la vita consacrata.

Sottolinea Schillaci: «Un testo, una risoluzione che si basa tutta sulla necessità di garantire la neutralità rispetto alle ideologie, si chiude con la citazione del capo di una delle più importanti religioni nel nostro paese, che però non è una posizione neutrale. È la posizione di un capo di uno stato estero, un pontefice, orientata e “ideologica” rispetto a determinate esperienze di vita. Il papa fa il papa, ma il Parlamento dovrebbe fare il Parlamento e occuparsi di creare le condizioni perché nella scuola pubblica si possano formare cittadine e cittadini dotati di spirito critico».

Puntualizza Mariano Gallo: «Occorre ricordare che il termine ideologia gender è stato pronunciato in diverse occasioni dal papa. E la destra conservatrice non ha fatto altro che seguire l’esempio vaticano. Ma così, per parlare dell’inesistente, ti trovi ad attaccare tutta la comunità Lgbtqia+».

Escludendo che l’insegnamento scolastico venga utilizzato per propagandare tra i giovani, in modo unilaterale e acritico, modelli comportamentali ispirati alla cosiddetta «ideologia gender».

Parlando di una fantomatica «ideologia gender», difatti il governo sbatte la porta in faccia a un’intera comunità scientifica, come spiega Chiara Nardini: «Il tema dell’identità sessuale e dell’identità di genere non si sono inventati al bar. C’è una comunità scientifica, accademica, sociologi che stanno mettendo ordine a queste variabili. Mi va benissimo che non si prenda il primo che capiti per la strada, ma che ci sia l’umiltà di valutare le competenze».

Schillaci, inoltre, puntualizza: «Parlando con chiarezza di ciò che potrebbe fare più paura a chi non conosce queste tematiche, ha come obiettivo quello di scardinare tutta l’importanza degli studi di genere nella decostruzione dei rapporti uomo-donna. Si tratta, cioè, di imporre un modello di relazioni uomo-donna, di famiglia, che è di stampo patriarcale: un attacco a tutte le battaglie per l’emancipazione delle donne, per la parità nel carico di cura e lavoro».

Infine, spiega  Nardini: «Questo testo dà un’immagine della scienza uno strumento di potere in mano od organizzazioni sovranazionali». Intervistato alla Gazzetta del Mezzogiorno, l’onorevole Sasso che – va ricordato – è capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione – ha detto: «Certo, se dovessimo seguire le linee guida dell’Oms in materia di educazione sessuale, dovremmo parlare di coito ai bambini di 5 anni, “di masturbazione e di scoperta reciproca del proprio corpo”. Dall’esplosione della pandemia di Covid, è prassi della destra in tutto il globo criticare l’operato degli scienziati. Ad essere prese di mira, in questo caso, sono le direttive dell’Oms e le linee guida UNESCO che chiedono di introdurre la cosiddetta «comprehensive sexuality education» nelle scuole italiane per sopperire a una mancanza che grava sulla salute dei più giovani. Lo dicono i numeri dello Studio nazionale fertilità, conclusosi a fine 2018 sotto l’egida del Ministero della salute: secondo il rapporto, la maggior parte dei ragazzi e studenti universitari cerca le informazioni in ambito sessuale e riproduttivo su internet, ma il 94 per cento ritiene che debba essere la scuola a garantire le informazioni. Il fai da te in un percorso complesso come l’esplorazione della propria sessualità, rischia invece di impattare sullo sviluppo delle nuove generazioni.

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Johnwhite 14.9.24 - 13:47

Con gentilezza, cosa c'entra la T con l'ideologia gender? In alcuni punti dell'articolo i soggetti usano punti di partenza culturali così diversi da non sembrare da attenersi allo stesso discorso. Ci si potrebbe impiegare secoli di questo passo.