Piantedosi espelle l’imam di Bologna per omofobia. Marrazzo: “Cacci anche i suoi amici della Lega” 

Zulfiqar Khan sarà rimandato in Pakistan. A quando la condanna per i membri dell'esecutivo che hanno esposto idee simili?

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Non c’è retorica più solida di una sfacciatamente inconsistente. Idee fluide, malleabili e intercambiabili a seconda dell’esigenza del momento. In questo caso, parliamo dell’espulsione di Zulfiqar Khan, l’imam pakistano della moschea di via Jacopo Di Paolo di Bologna, allontanato dall’Italia con decreto firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per “fanatismo ideologico e per la sua propensione verso posizioni radicali di matrice islamica”.

Ma anche per la sua “retorica omofoba e antifemminista, da parte però dello stesso governo pronatalista che sin dal suo insediamento ha fatto della crociata anti-LGBTQIA+ e della lotta contro la fantomatica “ideologia gender” una colonna portante del proprio operato. A denunciare l’ipocrisia di tale atto è Fabrizio Marrazzo, leader del Partito Gay.

Il Ministro Piantedosi, per cacciare l’imam di Bologna, è ricorso anche al reato di omofobia e di istigazione all’odio verso gli omosessuali, perché ha dichiarato che l’omosessualità è una malattia, oltre ad altre affermazioni pericolose – si legge nel comunicato – Purtroppo, come abbiamo visto recentemente anche con il caso del professore di Treviso, il reato non esiste e i tribunali non possono condannare per un reato non previsto.

Se il Ministro Piantedosi si è illuminato, cacci dall’Italia anche i suoi amici della Lega, che lo ha nominato della maggioranza, come:

  • il Generale Vannacci, ora Eurodeputato Lega, che definisce gli “omosessuali non normali”;
  • il Presidente del Senato Ignazio La Russa, che nel 2020 ha dichiarato: “Io non ho nulla contro i gay, ma non mi vengano a dire che è normale”;
  • il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che nel 2017 ha affermato: “Il matrimonio sia tra una mamma e un papà (…) Le altre schifezze non le vogliamo neanche sentir nominare”;
  • Giovanni De Paoli, Consigliere regionale della Liguria per la Lega, che nel 2016 ha detto: “Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno”;
  • Alessandro Rinaldi, Consigliere comunale di Reggio Emilia per la Lega, che nel 2019 ha dichiarato: “I gay sono malati”.
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Questi sono solo alcuni esempi del motivo per cui la maggioranza, e non solo, non vuole una legge contro l’omotransfobia“.

Espulso l’imam Zulfiqar Khan: chi è? 

Sin da inizio anno, il religioso si è trovato più volte al centro di polemiche con membri della Lega, tra cui il sottosegretario Alessandro Morelli, e lo stesso vicepremier Matteo Salvini, che ne aveva sollecitato l’espulsione. Dai documenti, emerge effettivamente il profilo di una persona pericolosa. Il suo distorto sostegno alla questione palestinese è evidente nelle chiamate al martirio e nell’elogio all’operato dei mujahidin durante il sanguinoso conflitto in Medioriente.

Retoriche diventate, negli anni, vere e proprie chiamate all’azione rivolte ai musulmani in Europa, come quella di inizio anno, in cui Khan si definiva un “estremista islamico di stampo terroristico” e chiamava a un risveglio “delle menti dormienti delle genti”.

Resi noti anche i contatti di Khan con cittadini stranieri già sotto sorveglianza delle autorità per possibile radicalizzazione, nonché il suo dichiarato “forte sentimento antioccidentale e antisemita”.

Sulla questione LGBTQIA+, l’imam non aveva disdegnato di definire l’omosessualità come “una malattia da curare, che ogni musulmano ha il dovere di contrastare per evitare conseguenze catastrofiche, quali addirittura l’estinzione stessa del genere umano”. E, in ambito di emancipazione femminile, aveva più volte criticato le donne occidentali ritenute “troppo emancipate”.

Da qui, la giustificabile scure del Ministero Piantedosi, che con decreto datato 4 ottobre, ha predisposto l’espulsione di Khan in Pakistan e l’esilio dall’area Schengen per  almeno 10 anni. Decisione fortemente contestata dall’avvocato dell’imam, Francesco Murru, che denunciando un ritorno “allo stato di polizia” annuncia già ricorso al Tar del Lazio.

Mentre Lega e Fratelli d’Italia esultano per l’efficacia del provvedimento, tuttavia, viene da chiedersi quando saranno loro a fare i conti con la loro stessa “retorica omofoba e antifemminista” che tanto hanno contestato a Zulfiqar Khan.

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