Delitto Villa Pamphili: una storia lesbica, due donne uccise e il sogno oscuro di Francis Kaufmann

Kaufmann non era un regista. Non ancora, almeno. Ma voleva diventarlo. Coltivava sogni e ossessioni: girare un film a tematica lesbica, con “una forte componente emotiva”.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Delitto Villa Pamphili film storia lesbo
Delitto Villa Pamphili: il film per il quale il presunto killer aveva chiesto finanziamenti senza ottenerli era su una storia lesbo.
2 min. di lettura

C’era una sceneggiatura. C’erano due ragazze, l’amore, la fuga dall’oppressione. C’era un uomo che scriveva mail sotto falso nome — Rexal Ford — per racimolare 10.000 dollari e girare un film “coraggioso” su una giovane pakistana che, in un collegio inglese, si innamora di un’altra ragazza. C’era tutto questo nella vita di Francis Kaufmann, 45 anni, prima che il sangue scivolasse sul prato di Villa Pamphili. Prima che il corpo della compagna, Anastasia Trofimova, e quello della figlia di lei, la piccola Andromeda, venissero rinvenuti sepolti tra i cespugli, ridotti in frammenti da colpi di spranga.

Kaufmann non era un regista. Non ancora, almeno. Ma voleva diventarlo. Dalla sua abitazione ai margini del parco romano, coltivava sogni e ossessioni: girare un film a tematica lesbica, con “una forte componente emotiva”, destinato ai festival indipendenti e forse, chissà, ai cuori delle comunità queer?

Ranrha proviene da una famiglia conservatrice Pakhtun”, scriveva a un produttore americano “Le è difficile accettare la propria identità gay”. Un dramma identitario, costruito sulle lacrime, sulle fughe notturne, sulla vergogna e sull’orgoglio. Ma il produttore, fiutando incertezze economiche e una certa opacità nelle intenzioni, aveva rifiutato l’offerta.

Il sogno si è frantumato in primavera. Il 17 marzo l’ultima mail. Il 5 maggio, i cadaveri. Anastasia e sua figlia erano già morte da giorni quando i cani della scientifica hanno fiutato i corpi. Lui — l’uomo che voleva dirigere una storia d’amore — è ora rinchiuso a Regina Coeli con l’accusa di duplice omicidio aggravato.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Intorno, intanto, l’Italia discute furiosamente di fondi pubblici al cinema. Giorgia Meloni denuncia “registi con la pancia piena e sale vuote”. Il direttore generale del cinema, Nicola Borrelli, si è dimesso. E Alessandro Giuli, ministro della Cultura, promette “controlli rigorosi”. In questa congiuntura torbida, il caso Kaufmann diventa emblema e spauracchio: un uomo senza reale produzione alle spalle che chiede fondi — e forse puntava anche al tax credit italiano — per un progetto mai nato su una storia d’amore tra donne lesbiche.

Il paradosso è lacerante. Una storia d’amore lesbico, potenzialmente rivoluzionaria, scritta da un uomo che — secondo le accuse — ha seppellito due donne nella terra. La tenerezza e la crudeltà, la finzione e la realtà si stringono in un abbraccio macabro. E resta un sospetto insidioso: quel film, forse, non è mai stato altro che un alibi. Un’illusione di redenzione usata per coprire qualcosa di più oscuro.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.
Avatar
mattia bellissimo 7.7.25 - 1:57

ciao, condoglianze