Se la California fosse uno stato indipendente sarebbe la quarta economia mondiale, superando persino il Giappone. Il suo PIL supera i 4,1 trilioni di dollari. Con circa 40 milioni di abitanti, è il più popoloso Stato degli Stati Uniti d’America, mentre con i suoi 423970 km² di estensione è il terzo per superficie. Ed è dagli anni ’90 storicamente democratico. L’ultimo governatore repubblicano venne eletto nel lontanissimo 1988. Ecco perché ai repubblicani d’America, e in particolar modo a Donald Trump, la California è indigesta. E lo sarà sempre più dopo l’ultimo schiaffo politico sferrato al tycoon.
Le minacce di Trump e il no della California

Nella giornata di ieri il Dipartimento dell’Istruzione della California si è rifiutato di escludere le atlete trans dagli sport scolastici, nonostante gli ordini dell’amministrazione Trump. I funzionari federali avevano concesso allo Stato 10 giorni di tempo per conformarsi all’ordinanza trumpiana e approvare una proposta di risoluzione, con scadenza il 7 luglio. Ebbene i funzionari statali hanno respinto le conclusioni esplicitate dall’Ufficio per i Diritti Civili, che a giugno aveva accertato come la California avesse violato i diritti delle studentesse consentendo alle atlete trans di competere in sport che rispecchiavano la loro identità di genere dichiarata. Il consulente generale dell’agenzia californiana, Len Garfinkel, ha scritto: “Il Dipartimento dell’Istruzione della California… esprime rispettosamente il suo disaccordo con l’analisi dell’OCR e non firmerà l’accordo di risoluzione proposto“.
La Segretaria all’Istruzione Linda McMahon ha così risposto su X: “La California ha appena RIFIUTATO il nostro accordo di risoluzione per conformarsi alla legge federale e tenere gli uomini fuori dagli sport femminili”. “A quanto pare, il riconoscimento da parte del Governatore Newsom che ‘si tratta di una questione di equità’ era una vuota ostentazione politica”.
Il riferimento è alle contestate parole del governatore dem Gavin Newsom, che era stato aspramente criticato per aver messo in dubbio “l’equità” nel permettere alle ragazze transgender di competere con le ragazze cisgender.
Il Titolo IX degli Emendamenti all’Istruzione del 1972 vieta la discriminazione sessuale nei programmi educativi che ricevono fondi federali. Le amministrazioni democratiche l’hanno interpretato come una misura che impedisce la discriminazione anti-trans, mentre l’amministrazione Trump lo sta usando per favorirla. Lo staff del governatore democratico Gavin Newsom, che punta alle primarie dem per la Casa Bianca nel 2028, ha definito l’accordo proposto da Trump un “documento politico“, che a loro dire non ha validità legale. Inoltre, quell’accordo avrebbe portato lo Stato a violare le proprie leggi anti-discriminazione trans-inclusive. La California ha infatti approvato una legge nel 2013 che consente agli studenti e alle studentesse di giocare in squadre sportive coerenti con la loro identità di genere. Secondo il Procuratore Generale della California, Rob Bonta, sposare il diktat di Trump significherebbe violare la legge statale antidiscriminazione e la stessa Costituzione degli Stati Uniti.
Gli Stati democratici resistono alle minacce trumpiane in difesa delle atlete trans

Anche il Maine, altro Stato democratico guidato dalla governatrice Janet Mills, ha resistito alle minacce di Trump contro le atlete transgender. Mills ha dichiarato che il suo Stato non avrebbe modificato le proprie politiche inclusive nei confronti delle persone transgender e che avrebbe trascinato Trump in tribunale. Ed è qui che un tribunale federale è intervenuto, dopo il tentativo dell’amministrazione Trump di sospendere i fondi per i pasti scolastici al Maine, tanto da portare il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti a ripristinato i fondi tagliati per ripicca.
A inizio 2025, ovvero prima che Trump si insediasse alla Casa Bianca, la California ha presentato il Transgender Privacy Act per proteggere la privacy delle persone trans, legge che mira a prevenire outing e violenze, opponendosi alle politiche discriminatorie dell’amministrazione repubblicana, orgogliosamente transfobica.
Come riportato dal Los Angeles Times, le richieste federali emesse il 25 giugno affermavano che il mancato rispetto da parte della California avrebbe esposto lo Stato a “imminenti misure di coercizione“. Trump aveva precedentemente minacciato di tagliare i finanziamenti federali allo Stato, “forse definitivamente“, se il suo ordine esecutivo anti-trans non fosse stato rispettato. L’Ufficio per i Diritti Civili del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti aveva avviato un’indagine sulla California Interscholastic Federation (CIF), lo scorso febbraio, dopo che questa aveva continuato la sua politica inclusiva, consentendo alle studentesse transgender di competere negli eventi sportivi scolastici. La direttrice legale del National Centre for LGBTQ Rights, Shannon Minter, ha sostenuto la decisione della California. “Questa amministrazione sta prendendo di mira la California nel tentativo di intimidirla affinché si allontani dalle sue severe leggi antidiscriminazione”. “Sono incoraggiata nel vedere che il Dipartimento dell’Istruzione della California si stia schierando contro tutto questo.”
Alle minacce di Trump hanno ceduto molte università d’America, come quella della Pennsylvania che ha incredibilmente cancellato tutti i record e le vittorie ottenute dall’ex studentessa trans Lia Thomas, nuotatrice da anni vittima di transfobia.
