Roma, agosto 2025. Un milione di giovani pellegrini ha invaso la Capitale per il Giubileo della Gioventù. In mezzo a canti, adorazioni e selfie con il Crocifisso, qualcosa ha iniziato a pulsare nelle immediate vicinanze delle aree radunate: Grindr. Sì, proprio l’app per incontri gay, geolocalizzata, che in quei giorni ha registrato un’impennata di profili nei pressi di Tor Vergata. Almeno a quanto racconta Il Foglio. Proprio Grindr qualche giorno fa era stata al centro della polemica per il divieto, poi eliminato, di scrivere sui propri profili la definizione “no z10nists“.
E insomma, ecco qua cosa succede tra i giovani cattolici accorsi ad adorare (adulare) quel bell’uomo di Prevost o – come si fa chiamare adesso – Leone XIV. Proprio a pochi giorni dal Giubileo LGBT.
Tra un “Fit check giorno 6” e una box senza glutine mostrata su TikTok da una devota influencer, tra le Stories di adorazioni eucaristiche e gli hashtag #JesusLovesYou, sbucavano – a pochi metri di distanza – “Giubileo suck”, trent’anni, versatile, e un misterioso diciottenne localizzato a “Tor Vergara” (che ridere), forse più fan di Sofia Vergara che del Vangelo secondo Matteo, racconta Michele Masneri sul quotidiano liberale.
Non tutti tatuati, è vero – come ha scritto con entusiasmo Susanna Tamaro sul Corriere – ma nemmeno così puri e asessuati come certa stampa ha voluto dipingerli. I “Papa boys”, oltre a commuoversi di fronte all’ostensione del corpo di Cristo, scrollavano avidamente i telefonini, con annessi feed e – perché no – bling-blign di notifiche per arrangiare una qualche compagnia notturna. Accidenti, chissà cos’avranno mai pensato delle parole di Leone XIV sulla famiglia. “Cerco subito, right now”, scriveva un altro utente trentenne, in zona campeggio e non erano le parole di Prevost che stava cercando. Naturalmente, tutti anonimi, eppure tutti molto presenti con con il cuore, la mente. E naturalmente con il corpo.
Altro che silenzio e contemplazione: Roma ha vissuto una doppia liturgia. Da un lato quella ufficiale, tra cori e confessioni pubbliche, e dall’altro quella sotterranea, algoritmica, urgente e carnale. E così, mentre si lodava l’assenza di social e tatuaggi tra questi giovani “diversi” dalla massa secolarizzata, bastava aprire l’app gay per scoprire che anche i pellegrini hanno un cuore, uno smartphone e – talvolta – un profilo dove è ben indicato: sono passivo e mi piace il c.
Amen.

La solita ipocrisia!!! :-(