Francesca Pascale: “A 16 anni ho conosciuto la comunità LGBT+. Oggi voglio rispetto, non tolleranza”

Francesca Pascale racconta il suo percorso dalla scoperta della comunità Lgbt a 16 anni all’impegno per diritti civili, famiglie arcobaleno e reato di omotransfobia, sottolineando il ruolo cruciale di educazione e cultura.

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Francesca Pascale
Francesca Pascale
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Francesca Pascale, attivista Lgbtqia+ ed ex compagna di Silvio Berlusconi, ha partecipato al Todi Festival portando al centro del dibattito il tema dei diritti civili, della cultura e dell’uguaglianza. Durante l’incontro, accompagnata da Mariano Apicella, ha raccontato il suo percorso personale e politico, sottolineando come la libertà, se mal interpretata, possa trasformarsi in una prigione.

francesca pascale bio

Francesca Pascale: una vita tra politica, cultura e comunità Lgbt

Classe 1985, napoletana, Francesca Pascale ha alle spalle una lunga esposizione mediatica, prima come compagna storica di Silvio Berlusconi e poi per la sua relazione con la cantante Paola Turci. Oggi, a 40 anni, il suo impegno è concentrato soprattutto sulla difesa dei diritti civili e sull’attivismo a sostegno della comunità Lgbtqia+.

A Todi si è presentata elegantissima, con camicia bianca e pantaloni neri, ma soprattutto con un messaggio chiaro: la politica non può continuare a ignorare la questione dei diritti. “Non sono mai stata di sinistra – precisa a Il Messaggero ma vicina alla sinistra sì, soprattutto sui temi dei diritti civili e della cultura”.

Per Pascale, infatti, la cultura e l’istruzione sono “le uniche armi che possono salvarci dal degrado civile, morale e sociale”.

Il primo incontro con la comunità Lgbt: “Avevamo una mente libera”

Francesca Pascale ha ricordato i suoi anni al liceo artistico Palizzi di Napoli, quando per la prima volta si avvicinò alla comunità Lgbt. “Mi sono avvicinata intorno ai sedici anni con le amicizie che frequentavo all’istituto superiore d’arte”. Ed ha aggiunto: “Le persone che frequentavano non vivevano con gli stereotipi che la società imponeva e che impone ancora oggi. Avevano una mente particolarmente libera”

Negli anni ’90, la comunità Lgbt trovava spazi di aggregazione nei locali notturni, spesso nascosti per evitare discriminazioni e violenze. Pascale ricorda: “C’erano ancora locali che facevano serate gay, dove la comunità si riuniva, al sicuro, lontano dagli sguardi indiscreti e dalle violenze omofobe. Lì è iniziato il mio percorso e non l’ho mai più lasciato”.

Per lei non si trattava solo di frequentazioni, ma di un vero e proprio stile di pensiero: “È iniziata la voglia di affrontare le tematiche, politicamente e socialmente parlando”.

Politica e diritti: “Troppo pericoloso ridurre tutto a una battaglia di partito”

Una delle riflessioni più critiche di Francesca Pascale riguarda la politicizzazione dei diritti. “La difficoltà più grande che ho incontrato nella mia vita, subito dopo l’omofobia, è vedere il tema politicizzato, sotto ogni punto di vista. Oggi che siamo nel 2025, il tema è solo da una parte politica, e per quanto mi riguarda, credo sia molto pericoloso”.

Secondo Pascale, i diritti civili non dovrebbero essere terreno di scontro tra partiti, perché le conseguenze ricadono sempre sulla società civile.

Più istruzione e cultura per combattere violenze e discriminazioni

Alla domanda su quali misure concrete siano necessarie per garantire pari opportunità e protezione, Francesca Pascale è netta: “Si parla di un’emergenza e l’esigenza imminente è quella di avere più presenza delle forze dell’ordine nelle strade. Ma ancora prima dell’emergenza, il problema nasce dalla sottocultura e dalla mancanza di istruzione e dalla presenza di un’educazione che parte dal patriarcato e che poi sfocia nella violenza sotto ogni punto di vista”.

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Per lei la scuola rappresenta la chiave di volta per costruire una società inclusiva: “L’unica ricetta nella cura è l’educazione, l’istruzione e la cultura. Quindi, finanziare la scuola pubblica, inserire un ordinamento scolastico completamente diverso da quello attuale; impegnarci a dare stipendi e una formazione dignitosa, al passo con il tempo, agli insegnanti. Immaginare una scuola che formi il ragazzo, l’uomo e la donna del domani: immaginando di affrontare dolore, di conoscere la società e formarsi attraverso i propri talenti. E conoscersi”.

Pascale aggiunge: “Spero arrivi un governo e un ministro della Cultura che s’impegni a scolarizzare le periferie. Immagino quei ragazzi che vivono in condizioni difficili, senza cultura: sono loro che affrontano le maggiori difficoltà, fino a rischiare suicidi o violenze”.

Italia fanalino di coda in Europa: “Serve il reato di omotransfobia”

Nel corso del suo intervento, Francesca Pascale ha ricordato come l’Italia sia ancora tra gli ultimi Paesi europei in tema di diritti Lgbt. “Manca la visione progressista di una certa classe dirigente che appartiene purtroppo sia a destra sia a sinistra. Non è solo una questione ideologica, ma anche anagrafica. Una generazione lontana, troppo, dall’attuale. Lontana dal progresso e che ragiona sotto ogni punto di vista politico con l’ideologia propria, cioè che appartiene al 1950”.

Tra le priorità, cita l’introduzione del reato di omotransfobia: “Solo aggiungendo questo reato nel codice penale si darebbe all’Italia un aspetto più tollerante e moderno, oltre che di rispetto nei confronti di tutti”.

Pascale parla anche di famiglie arcobaleno e di riconoscimento legale: “Manca la considerazione di tutte le famiglie che non per forza devono essere formate da uomo e da donna, ma quelle famiglie che s’impegnano a costruire un nucleo familiare fatto di dedizione, amore, rispetto, cura, indipendentemente dal proprio genere. Manca la possibilità agli omosessuali di fare famiglia liberamente, manca il linguaggio – a me dispiace dire tolleranza, io non voglio essere tollerata, ma rispettata – manca la cultura dell’altro che di solito incontriamo quando andiamo all’estero”.

Libertà come responsabilità

Un altro passaggio centrale è quello sul significato di libertà. Pascale mette in guardia dal rischio di ridurla a slogan o a bandiera: “La libertà è uno strumento pericoloso, se non la sai usare. Può essere molto tagliente e finire per diventare una prigione”.

E aggiunge: “Se immagini che la libertà appartiene a canoni, a strumenti, a come ci si veste o a una bandiera Lgbt, quella non è più libertà. Per me la libertà è essere sé stessi e sapere che la tua libertà può esistere solo se esiste anche quella dell’altro”.

Il messaggio di Francesca Pascale resta coerente: i diritti civili non possono essere appannaggio di un solo schieramento politico, ma devono rappresentare la base di una società moderna, tollerante e inclusiva.

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