Leone XIV parlerà presto di persone LGBTIAQ+ ma in che modo? Ecco cosa sappiamo dell’intervista

Dopo il silenzio disteso sul pellegrinaggio LGBTIAQ+ durante il Giubileo, Mr Prevost si appresta a rilasciare dichiarazioni sulle persone cattoliche queer: cosa? Come? Dove? Quando?

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Dopo il silenzio riservato al pellegrinaggio LGBTIAQ+, Papa Leone XIV parlerà della comunità queer in un libro. Cosa sappiamo?
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Papa Leone XIV sceglie la pagina, non la piazza. Mentre ancora riecheggia il silenzio sull’Angelus che non nomina il pellegrinaggio arcobaleno a San Pietro, arriva l’ANSA a metterci una pezza, che è peggio del buco: il pontefice concede la sua prima intervista esclusiva a Elise Ann Allen di Crux, per una biografia targata Penguin Random House (Perù) che uscirà domenica 14 settembre, nel giorno dei suoi 70 anni (nato nel 1955, segno zodiacale: Vergine!).

Leone XIV parlerà di abusi, ruolo delle donne, ecumenismo e “inclusione dei cattolici LGBTQ+”. Parole sì, finalmente. Ma impaginate. Conservate in un libro, non offerte ai volti che lo hanno cercato con le mani alzate sotto la loggia. Non solo. A quanto racconta l’agenzia stampa, Mister Prevost parlerà anche di sinodalità: una risata fa tremare labbra e ledita sulla tastiera. Sinodalità, questa sconosciuta a Leone XIV (finora), considerando che sinodale era la Chiesa di Papa Francesco, mentre ora con Leo tutto sembra ricondotto allo sclerotico clero delle ovattate stanze vaticane. Ad ogni buon modo: tanti auguri di Buon Compleanno.

 

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Sabato scorso, come noto e ampiamente anticipato da Gay.it con tanto di racconto delle patetiche peripezie di questo benedetto pellegrinaggio LGBTIAQ (non chiamatelo Giubileo Gay, si offende San Pietro!), 1.500 persone credenti LGBTQIA+ attraversano la Porta Santa (VIDEO!): messa al Gesù con il vicepresidente CEI, mons. Savino; testimonianze, canti, il passo duro e mite dei pellegrini. Padre James Martin è stato ricevuto in udienza; da più parti si parla di “continuità” con Bergoglio. Ma per favore!

E infatti. Il gesto simbolico che tutti attendono – una frase, un saluto, il riconoscimento pubblico di ciò che è avvenuto nel cuore della Chiesa – non arriva. Il giorno dopo, la canonizzazione di Acutis e Frassati rimodella l’immagine dei giovani, proiettati in una dimensione contemporanea, considerando i tantissimi accessi alla gay app di incontri Grindr durante il raduno di Tor Vergata. Ma non basta: benvenuti agli influenzer che diventano santi, ma i giovani queer restano fuori campo, pur essendo lì, innumerevoli, visibili, carne, ossa, cuore e tutto il resto. Niente: il silenzio di Prevost è una coltre di invisibilità istituzionale.

Ora il paradosso prende forma: l’inclusione diventa capitolo di un libro, la sinodalità si trasforma da reticolo di piccole comunità corali che si abbracciano, a una voce di indice calata dall’alto dall’imperatore assoluto, l’uomo che secondo le regole di santa romana chiesa “non sbaglia mai“: il papa. Pernacchie e colombe svolazzano nei vostri inconsci? È giusto che sia così, che siate fedeli, o no.

Papa Leone XIV e Matteo Salvini
Papa Leone XIV e Matteo Salvini

Così, l’udienza mancata si trasforma in narrazione autorizzata, filtrata, vendibile. Non è disprezzo: è strategia. La parola si concede dove non brucia, dove può essere lucidatura, e non ferita, dove la contraddizione tra promessa e realtà non si vede. Un libro affidato a chi non fa domande, Elise Ann Allen di Crux. Il pellegrinaggio si è consumato, con divieto di bandiere rainbow e ventagli arcobaleni che soffiavano i fumi d’incenso e i silenzi dell’inferno. Nessun conforto per l’ostinazione di chi bussa da anni. La biografia su un libro affidato ai mille filtri della stampa arriverà: promessa di chiarimenti che non chiariscono nulla a chi attendeva solo un saluto, un “vi vedo”.

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Scetticismo e speranza, luci e ombre del pellegrinaggio LGBT nell'anno del Giubileo.
Scetticismo e speranza, luci e ombre del pellegrinaggio LGBT nell’anno del Giubileo.

Resta questa immagine: la Porta Santa si apre ai corpi che la attraversano; la porta della voce resta accostata. Se davvero la Chiesa è “todos, todos, todos” (Papa Francesco), se il monarca assoluto, come il Cristo, scende tra gli uomini si chiede “chi sono io per giudicare“, allora il luogo naturale delle parole è il sagrato, non la quarta di copertina di un libro scritto a comando. Fino a quando la voce del papa preferirà la carta all’aria di piazza San Pietro, la comunità credente queer continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: camminare, pregare, insistere. Perché la fede – la loro – è già qui; manca solo che qualcuno, dall’altra parte della porta, lo dica. Parola di non credente.

aggiornamento delle ore 14:03

Di cosa parla il libro “Leone XIV: cittadino del mondo, missionario del XXI secolo”

Il volume “Leone XIV: cittadino del mondo, missionario del XXI secolo”, in uscita in Perù per Penguin Random House, raccoglie la prima intervista rilasciata dal pontefice alla giornalista americana Elise Ann Allen. Due sessioni, a Castel Gandolfo e in Vaticano, per circa tre ore di conversazione: Papa Leone affida ai capitoli non solo ricordi personali – dall’infanzia a Chicago agli anni da missionario in Perù fino all’ascesa in Vaticano – ma anche riflessioni sulle grandi crisi globali, dalle guerre a Gaza e in Ucraina, ai nodi irrisolti della Chiesa, come l’accoglienza dei cattolici LGBTIAQ+, la sinodalità, il ruolo delle donne, il dialogo interreligioso e la lotta agli abusi sessuali del clero.

Allen conosce bene Leone XIV: negli anni scorsi aveva indagato sugli abusi nel movimento Sodalitium Christianae Vitae, collaborando con i visitatori apostolici inviati dal Vaticano e con lo stesso Prevost. Questo legame diretto garantisce al libro una prospettiva inedita, alimentata anche dalle testimonianze di amici e collaboratori incontrati dal pontefice tra Stati Uniti, Perù e Roma. Una sezione è dedicata al rapporto con Papa Francesco, spesso richiamato da Leone XIV nelle sue omelie, e al conclave che lo ha eletto. Contestualmente sarà pubblicato anche un libro “postumo” su Bergoglio, frutto di una conversazione con il cardinale Marcello Semeraro, in cui Francesco riflette sulla propria vita e sull’approdo verso la morte.

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