Lo diciamo subito. Il ddl sul “consenso informato” della maggioranza Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si fregia della tutela dei genitori per forgiare un progetto normativo che nella realtà colpisce la libertà di insegnamento e la visibilità LGBTIAQ+ e cancella qualsiasi ipotesi di educazione affettiva e sessuale in Italia.
Sotto la retorica della protezione si nasconde una legge-bavaglio: basta il veto di una famiglia per censurare educazione sessuale, affettiva e percorsi inclusivi, isolando studenti queer e normalizzando l’omobitransfobia istituzionale. Il trucco è subdolo: far passare l’idea che sia una legge di libertà genitoriale, per vietare nella realtà qualsiasi attività educativa che combatta l’odio contro chi è diverso.
C’è con tutta evidenza un’Italia del potere distante dall’Italia reale che rivolge il proprio sguardo al passato, sicuro, e lo fa con la serenità ottusa e feroce di chi si sente investito di una missione morale, ideologica e di forte stampo religioso.
La destra di governo lavora a un’architettura autoritaria che forgi la cultura popolare fin dall’infanzia, omologandola agli stereotipi di genere e alla condizione cisgender eterosessuale. Per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersex, aroace e queer+ non c’è spazio nell’Italia di Meloni che si avvia ad approvare una vera e propria legge anti-LGBTIAQ+ sull’onda di Russia, Ungheria e Bulgaria. Una legge per mutuare le persone in bersagli da educare e cancellare. E utilizzarle come grimaldello di propaganda ideologica.
Il cuore dell’affondo neofascista è rivestito di un consolatorio manto lessicale: il “consenso informato“. Una formula linguistica rassicurante, che cela l’accelerazione legislativa della destra verso una legge di censura preventiva. Un regolamento di conti vero e proprio, in pieno stile fascista, che configura uno stato etico e fa a pezzi il primato e l’indipendenza degli organi preposti all’educazione e alla formazione (università, istituti scolastici). I tre ddl partoriti dai think tank della destra reazionaria spostano la scuola dal terreno laico e pluralista a quello che la filosofia politica definisce infatti “Stato Etico“.
Il progetto normativo prende di mira le vite LGBTIAQ+ come un bersagli da educare e cancellare fin dall’infanzia. I testi dei tre disegni di legge camuffano il controllo con la parola “consenso”, e chiamano protezione ciò che è censura preventiva.
Si agita lo spauracchio dell’“ideologia gender” per mascherare l’antico progetto: riportare il desiderio e i corpi a un ordine patriarcale, far sì che nelle aule scolastiche non si pronunci neppure la parola differenza. Per raccontare allə bambinə italianə che la diversità è qualcosa di cui sbarazzarsi e che le giovani vite non conformi vanno invisibilizzate.
Il Parlamento diventerà nei prossimi mesi un laboratorio di norme che, nella promessa di difendere i minori e tutelare l’educazione dei genitori, diffonde sospetto, educa alla paura del diverso, alla vergogna di chi non corrisponde al quadro etero-cis tracciato dal mantra “dio-patria-famiglia“.
È un’Italia che confonde l’educazione con il veto, e che trasforma la scuola in un recinto sorvegliato dallo Stato Padrone, dove il silenzio vale più della conoscenza, l’ignoranza più dell’informazione. Un Paese in cui il potere gioca con la vita delle persone LGBTIQA+ come fossero variabili di disturbo da espellere: e nel farlo rivela l’ossessione illiberale per un ordine che non esiste più, ignorando la spinta di autodeterminazione che viene dallə cittadinə delle democrazie europee. Un autoritarismo che non urla: s’insinua, elabora e si fa norma per regolare con codice alla mano, per vietare, per forgiare, per soffocare, per cancellare. Una ferocia di Stato implacabile.
Nelle scorse settimane la Commissione Cultura della Camera ha ospitato due tornate di audizioni sul disegno di legge 2278, meglio conosciuto come ddl Sasso. Presentato dal deputato leghista Rossano Sasso e adottato come testo base insieme alle proposte di Fratelli d’Italia (Amorese 2271) e del ministro Valditara (2423), il ddl interviene sull’ambito scolastico con l’introduzione del cosiddetto consenso informato delle famiglie. In concreto, ogni attività didattica o progetto extrascolastico che tocchi temi di sessualità, affettività, identità di genere o orientamento sessuale potrebbe svolgersi soltanto previa autorizzazione scritta dei genitori, con la possibilità per la famiglia di opporre un veto preventivo.
Il testo non si limita a prevedere un maggiore coinvolgimento dei genitori: estende vincoli e sanzioni che rischiano di tradursi in una vera e propria censura preventiva, colpendo la libertà di insegnamento e l’autonomia scolastica. Il ddl introduce inoltre una stretta sulla carriera alias, limitandone l’applicazione solo agli studenti che abbiano già avviato il percorso di rettificazione anagrafica previsto dalla ormai desueta legge 164/1982: una condizione che esclude gran parte delle giovani persone trans, proprio quelle più esposte a discriminazioni e bullismo.
Critiche severe arrivano anche per gli articoli che consentono a una sola famiglia di bloccare interi percorsi educativi, imponendo attività alternative “a costo zero” che in mancanza di risorse si tradurrebbero nella cancellazione del progetto. Una cornice che, secondo associazioni, studiosi e sindacati, minaccia di soffocare l’educazione sessuoaffettiva, la lotta agli stereotipi e i programmi di prevenzione contro violenza di genere e bullismo.
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Le sigle LGBTIAQ+ intervenute nel corso delle due audizioni sono state:
Audizioni del 7 Agosto 2025 (video qui)
• MIT (Movimento Identità Trans)
• AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali)
• Rete per le Parità
• Associazione Gender Lens
• Cattive Ragazze (realtà femminista e queer)
• Gender X
• Italy Needs Sex Education
• Telefono Rosa
• studiosi come Massimo Prearo, ricercatore dell’Università di Verona.
Audizioni dell’11 settembre 2025 (video qui)
• Arcigay
• Famiglie Arcobaleno
• UDI (Unione Donne in Italia)
• AICS (Associazione Italiana Cultura Sport)
• UISP (Unione Italiana Sport per Tutti)
• Libellula Italia (prevenzione della violenza di genere;
• FISM (Federazione Italiana Scuole Materne)
• la professoressa Barbara Poggio dell’Università di Trento;
• lo studente Noah Caldo, che ha portato la sua testimonianza diretta come giovane trans
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La prima audizione del 7 Agosto (video)
Durante la prima seduta le associazioni LGBTIAQ+ hanno contestato l’impianto stesso dei 3 ddl. Massimo Prearo ha sottolineato come i tre testi in discussione non garantiscano un effettivo diritto delle famiglie, ma piuttosto un dispositivo politico che “mira a ridurre drasticamente le possibilità che la scuola affronti temi legati ad affettività, sessualità e genere”.
AGEDO ha evidenziato i rischi per gli studenti trans: la previsione che i bagni e gli spogliatoi siano usati solo in base al sesso anagrafico e che la carriera alias venga vincolata al percorso legale di rettificazione, di fatto cancella uno strumento di inclusione essenziale. Per i genitori di ragazzi LGBTIAQ+ “questo significa negare dignità e sicurezza proprio a chi più ha bisogno di tutela”.
Durissima anche la voce del MIT, che ha definito il ddl “una misura punitiva contro la stessa esistenza delle persone trans”, in grado di trasformare la scuola in un luogo ostile invece che in uno spazio di crescita e protezione.
Di segno opposto le posizioni di associazioni vicine al fronte conservatore, come Pro Vita & Famiglia, che hanno lodato il testo come garanzia per i genitori contro la “propaganda gender”. Tuttavia, nel quadro dell’audizione, a emergere con forza sono state soprattutto le critiche delle associazioni LGBTIAQ+, che hanno parlato di un vero e proprio arretramento dei diritti e della libertà di insegnamento.
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La seconda audizione dell’11 Settembre (video)
Nella seconda seduta, ieri 11 settembre, le voci critiche si sono ulteriormente rafforzate. Arcigay ha messo in guardia contro la trasformazione del consenso informato in una “forma di censura indiretta”, capace di limitare l’autonomia didattica e creare percorsi scolastici disomogenei. L’associazione ha denunciato la stretta sulla carriera alias come un colpo durissimo: “Legare questo strumento alla rettificazione anagrafica lo rende inaccessibile proprio a chi ne ha più bisogno: studenti e studentesse trans in fase di esplorazione della propria identità, già esposti a discriminazioni e bullismo”. Arcigay ha portato dati dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali: in Italia il 68% degli studenti LGBT+ ha subito episodi di bullismo e il 73% non si è sentito protetto a scuola. Numeri che mostrano l’urgenza di più educazione, non meno.
Durissima anche la memoria di Famiglie Arcobaleno, che ha definito il ddl “un cortocircuito” capace di trasformare la scuola da luogo di dialogo in uno spazio in cui le varianti rispetto all’eterocisnormatività “non possano venir nominate né accolte”. L’associazione ha denunciato il rischio di una scuola paralizzata: basta il veto di una sola famiglia perché intere classi perdano progetti fondamentali. “Cosa vi fa così paura? L’orientamento sessuale e l’identità di genere non si trasmettono per contagio”, hanno ricordato i genitori LGBTQIA+, sottolineando come la stigmatizzazione possa avere conseguenze tragiche, evocando il caso dell’insegnante Cloe Bianco, suicidatasi dopo una feroce campagna transfobica.
Nella stessa giornata è intervenuto lo studente Noah Caldo, che sulla negazione delle carriere alias ha raccontato il suicidio di una sua giovane amica trans nell’attuale clima omobitransfobico delle istituzioni italiane. Anche l’UDI e Libellula Italia hanno richiamato l’importanza di educazione al consenso e prevenzione della violenza di genere. AICS accusa Sasso di aver usato l’audizione per attaccare famiglie arcobaleno e persone trans, e sottolinea come il disegno di legge aumenterà bullismo, violando l’autonomia sportiva e rischiando di escludere minori dallo sport e dall’educazione sessuo-affettiva, ledendo i diritti dell’infanzia.
